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Royal Enfield Italian Festival 2019

Torna anche nel 2019 il Royal Enfield Italian Festival (REIF), il raduno nazionale degli appassionati delle motociclette Royal Enfield.

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Torna anche nel 2019 il Royal Enfield Italian Festival (REIF), il raduno nazionale degli appassionati delle motociclette Royal Enfield. Ad accogliere l’edizione dell’evento di quest’anno è Marina di Massa, dove sabato 29 e domenica 30 giugno sorgerà presso il Parco della Comasca il Royal Enfield Village.

Il Royal Enfield Italian Festival rappresenta la principale occasione d’incontro per gli appassionati Royal Enfield italiani, aggiungendosi a diversi appuntamenti locali organizzati su tutto il territorio nazionale dal club nazionale Royal Enfield Riders of Italy e da altri attori della “Enfield Nation” italiana. Nato una decina di anni fa grazie a un gruppo di appassionati RE romani, dal 2017 il Festival è organizzato direttamente dal club Royal Enfield Riders of Italy.

“Grazie alla formula itinerante del Festival, dopo Gubbio (PG) nel 2017 e Agazzano (PC) nel 2018 gli Enfielder arrivano finalmente al mare. Siamo elettrizzati all’idea di far conoscere ai partecipanti gli stupendi percorsi e la varietà di paesaggi che questa parte d’Italia offre. Un modo fantastico di celebrare insieme come ogni anno il nostro amore per le moto Royal Enfield” commenta Liliana Oliosi, vicepresidente di Royal Enfield Riders of Italy e Direttrice del Festival.

I partecipanti, provenienti da tutta Italia, spingeranno le proprie motociclette lungo le strade delle Alpi Apuane durante due tour guidati che culmineranno nella visita, in moto, a una cava di marmo sulle alture di Carrara.

Il Festival, patrocinato dal Comune di Massa, vede la partecipazione come partner di Royal Enfield e del distributore italiano del marchio oltre al supporto del concessionario Royal Enfield di Massa Moto Nois s.a.s.

Per informazioni sul Royal Enfield Italian Festival
Royal Enfield Riders of Italy
Cesare Sasso, Presidente
e-mail : REIF2019@reriders.it
telefono: +39 346 7828330

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L’Imponente, una prova in vero stile enduro

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Imponente

L’Imponente, appuntamento immancabile di fine estate, è per veri duri: non si molla mai, alla faccia delle difficoltà, del Covid e del meteo avverso

Ebbene sì, anche quest’anno l’Imponente c’è stata. Pur nell’incertezza generale, che ha fatto annullare moltissimi eventi e le fiere di settore più importanti, un gruppo di appassionati, innamorati persi di moto agée col tassello, tiene botta e organizza la Discovery Vintage Heroes.

Non parliamo di un classico raduno per moto d’epoca, dove si arriva in piazza e si parcheggia, offrendosi agli occhi di curiosi ed agli obiettivi delle macchine fotografiche. Qui le moto vintage si vivono sino in fondo, alla scoperta di un territorio che offre percorsi e panorami unici.

Volendo riassumere in una sola frase L’Imponente (mi raccomando, si scrive e si legge proprio così), la sintesi può essere questa.

“Le passioni sono dei valori per sempre”

Ed infatti la magia di questa manifestazione poggia su capisaldi che chiunque li abbia toccato con mano non può che apprezzare e condividere. Il primo, le Moto d’Epoca.

Una moto vintage è un valore

Tralasciando il valore economico, legato a ricordi ed affetti, alle imprese di gioventù o del proprio idolo. Un simbolo, ma non per questo un (inutile) oggetto da spolverare una volta l’anno.

Qui il concetto è proprio all’opposto. Una moto d’epoca ha ancora molto da dire, offrendo un piacere e un appagamento nel raggiungere la meta che una moto moderna non potrebbe mai fare. A Guastalla, le moto d’epoca si impolverano per davvero, (almeno) una volta l’anno! Il secondo valore dell’Imponente è l’o- spitalità: in provincia di Reggio Emilia, accanto al Po e nel raggio di una pochi chilometri ci sono Parma, Mantova, Modena, al centro della pianura che il grande fiume unisce e divide. Da queste parti essere cortesi è un obbligo, scritto nel Dna di ciascuno. Così la fatica del percorso, del fango, del caldo vengono ricompensate da ristori con i fiocchi, non solo perfettamente organizzati, ma dove gustare le cose buone del territorio, come si andasse dalla nonna, che solo lei fa dei tortelli buoni così.

Il terzo elemento è la fatica. Il mondo dell’enduro è una divisione del motociclismo estremamente solidale e fra la gente de L’Imponente ci si sente a casa, accolti al di là del mezzo meccanico, della provenienza, della bravura, della inesperienza.

La chiave di questo è la fatica

È il comune denominatore di ogni avventura fuori dall’asfalto: un po’ come accade nei piccoli borghi montani, luoghi duri, dove per arrivare ad un risultato bisogna essere uniti e fare squadra.

Partecipare a L’ Imponente vuol dire iscriversi ad una squadra

Tutti con la stessa casacca e con lo spirito di aiutarsi per arrivare in fondo. Rimanere in panne dentro un fosso, con la moto aggrovigliata nei rovi, prima o poi capita a tutti. E tutti hanno la consapevolezza che l’unica via di uscita è contare sulla “Compagnia della Spinta”, che puntuale arriva come gli Avengers, variopinta e chiassosa, si presenta con un «Tutto bene?» e si congeda con un augurante «Dagli del gas!».

L’evento, causa pandemia, quest’anno ha limitato i partenti a 150 motociclisti, allestendo ristori separati in gruppi secondo il pettorale. Uno sforzo doppio per quelli del Motoclub Guastalla, ai quali vanno anche i complimenti per la realizzazione dell’opera in tempi brevissimi.

Per chi non lo sapesse, o non riesca ad immaginarlo, un evento così si prepara in mesi e mesi di lavoro.

L’edizione 2020 è stata caratterizzata da un’abbondante pioggia mattutina, seguita ben presto da vento e un sole gradevolissimo. Con le ruote ancora sul rassicurante pavé di Piazza Mazzini a Guastalla, si ricorda l’edizione dello scorso anno, afflitta da temperature atroci e polveroni asfissianti per tutti i 100 km.

Ora invece c’è la pioggia, che porta temperature gradevoli e scongiura le nubi di terra e sabbia del 2019.

Il percorso dell’Imponente

Il percorso prevede subito un passaggio impegnativo attraverso una gola il cui fondo è costituito da un morbidissimo letto di sabbia.

Avendo avuto la fortuna di provare questo passaggio, considerato il più duro della “corsa”, il sabato con l’asciutto, sono consapevole delle difficoltà. La pendenza delle due rive, belle “dritte”, viene amplificata dal viscido, mentre la sabbia che da asciutta fagocitava la ruota anteriore, proprio nel punto più basso della gola, offre oggi un miglior sostegno.

Percorriamo il tratto fra i primi, la pioggia ha reso più facile il passaggio, la delegazione di Fuel passa oltre con la prima “maxi” di giornata, il “difficile” alle spalle. Seguono trenta minuti buoni di “Compagnia della Spinta” in cui aiutiamo soprattutto le grosse enduro bicilindriche: tutto sembra filare liscio, meglio del previsto. Da lì a qualche metro, però, si scopre che era un’illusione: ecco il fango!

Tanta terra

Le ruote diventano slick per la terra accumulata, parafanghi smontati in corso d’opera per permettere il rotolamento della ruota anteriore, moto e piloti in crisi: un vero incubo!

Qui si apre uno spartiacque. Chi con gomme e moto adeguate alle condizioni meteo, se la gode, facendo un trattamento di bellezza ai fanghi, letteralmente dalla testa ai piedi; e chi, con un mezzo meno adatto alle condizioni straordinarie, è co- stretto a rinunciare a completare il giro. Chi prosegue trova man mano che scorrono i km un percorso in miglioramento e può godere dei bellissimi scorci assolati delle golene del Po.

Il fiume è il vero protagonista del percorso. Per chi non fosse mai capitato da queste parti, il Po propone spiagge che nulla hanno da invidiare a quelle della vicina riviera Romagnola. L’ampiezza delle lingue di sabbia bianchissima e finissima che circondano il fiume lasciano a bocca aperta.

Sul fiume si faceva vacanza e c’erano stabilimenti balneari, colonie brulicanti di bambini e ragazzi, ma a partire dagli anni ’70, per via delle limitazioni alla balneazione, il turismo del fiume è pian piano venuto meno. Per fortuna, però le amministrazioni degli 85 comuni bagnati dalle acque del grande fiume, anche dopo il riconoscimento di questi luoghi come patrimonio dell’Unesco, stanno final- mente riattivando luoghi ed economie ingiustamente dimenticati. Ed è qui che di concerto municipi e motoclub giocano il jolly.

Passaggio nel sabbione

L’Imponente (che qualcuno ha già ribattezzato L’ImPonente proprio per sottolineare il legame con il fiume) prevede il famigerato passaggio nel sabbione. Attrazione e spauracchio di ogni buon endurista, questo terreno, sul quale è piuttosto raro mettere le ruote, è in grado di mettere in crisi i più.

Il segreto per levarsi d’impaccio, sulla carta, è molto semplice. Peso indietro e gas a martello. Peccato subentrino poi una serie di variabili. Paura, incertezza, perdita di controllo, inevitabilmente portano d’istinto a chiudere il gas e li la sabbia non ci pensa un istante a far sparire la ruota anteriore ci si ritrova fermi ed insabbiati, con buona probabilità di finire dolcemente a terra.

Ma gli “Imponenti” non si spaventano, anzi, è proprio nelle difficoltà che si divertono: con tenacia, testardaggine, qualche spinta, a tutti i costi l’amata due ruote deve arrivare al traguardo, non si discute.

Ma qual è il più grande miracolo di quest’evento? L’Imponente mette tutti d’accordo. Campioni dell’enduro del calibro di Passeri, Sala o Picco, che nonostante non si guardi affatto al cronometro, partecipano sempre numerosi; gente dello showbiz, interessata al poter mostrare le proprie gesta. I neofiti debuttanti nell’enduro, che spinti dal gruppo mettono le ruote dove mai prima avrebbero osato; e quelli dei motoclub, che non perdono occasione per una pic- cola sfida fra soci,per una presa in giro infinita… Non c’è nulla da fare, l’aria che si respira all’ImPOnente è proprio magica… Vi siete già iscritti all’edizione 2021?

Testo di Alessandro Mattiello, Foto di Fausto Nicolini e Maurizio Agametto

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Come è andata la 24H Le Hans, fra fango e moped

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24H Le Hans

A Gambara di Brescia la 24H di Le Hans è stata una Woodstock delle moto: fango, fango e ancora fango, ma non eravamo in un centro benessere. Meglio riavvolgere il nastro dall’inizio e raccontare per bene l’agitatissima maratona di Le Hans

Il meteo già si annunciava male, però nessuno pensava che la sfiga potesse arrivare a tanto. Alessandro Ansaldi, mitico organizzatore della Monferraglia, ha raccontato bene sulla pagina FB l’ira meteorologica che si è abbattuta sulla 24H di Le Hans.

Il mal tempo si è scatenato sui 70 team partecipanti, tutti ragazzi (e ragazzoni) rigorosamente su moped; spiega Ansaldi qui di seguito.

Il resoconto di Ansaldi

«Dopo un venerdì e un sabato mattina straordinari, con il sole alto nel cielo. Verifiche tecniche filate lisce e prove libere magnifiche, con una pista osannata da tutti i 350 “tuentiforiders” presenti. Purtroppo alle due del pomeriggio è iniziato il dramma, peraltro annunciato. Abbiamo sperato fino all’ultimo che le previsioni si sbagliassero, come già successo il venerdì. Invece pioggia!

Niente di abominevole, ma tanto è bastato per rovinare la festa. Il regolamento recitava che la gara si sarebbe corsa con qualunque condizione meteo, ma nulla lasciava presagire che avremmo avuto a che fare con un vero uragano. Arriva la notte e il tempo addirittura peggiora. I team più scafati ed esperti decidono di fermarsi ed aspettare che la situazione migliori, visto che il meteo metteva bel tempo al mattino. E così è stato.

Pista in costante miglioramento dalle otto in avanti e team che fanno più giri in cinque ore di quanti ne abbiano fatti nelle prime diciannove. Non c’è niente da fare. La 24H di Le Hans è una gara che necessita di attente strategie e solo chi ha avuto la pazienza (ma non è facile quando si è in gara in mezzo ad un uragano) di aspettare il momento propizio per attaccare, è riuscito a fare la gara della vita! E così si è assistito a due gare distinte.

Quelli della Classe Monfa, abituati alle intemperie e alle tribolazioni delle Monferraglia bagnate, che con grande e stoico impegno hanno continuato a girare lenti ed inesorabili, anche a costo di metterci venti minuti a giro, mentre invece quelli del CNM addirittura hanno aspettato a partire con gli altri e poi si sono fermati quando il terreno era troppo difficile, utilizzando il tempo a disposizione per rianimare i “Ferri” e lanciare l’attacco decisivo al mattino con il sole.

E continua Alessandro Ansaldi

…Sono dispiaciuto per i Team che hanno mollato molto prima della fine. Sarebbe bastata un’attenta analisi della gara e una strategia più idonea, per combattere fino alla fine per la vittoria. Spero che questa gara sia servita a capire che una 24 Ore la puoi vincere anche alle ultime due ore, e che alla prossima ci sia più attenzione e calma nello scegliere come e quando utilizzare le forze.

Un applauso per la CTF, per gli sbandieratori e per i Crono, che hanno sempre e costantemente continuato a gestire i loro compiti per tutto il tempo di gara, nonostante il diluvio e malgrado che per ore nessuno abbia girato in pista. Sicuramente una manifestazione del genere meritava una gara asciutta, ma le circostanze avverse ce l’hanno negata.

L’incidente

Menzione speciale per Luigi Villella, coinvolto nell’incidente causato dalla tromba d’aria. L’ho lasciato sull’ambulanza dopo che lui stesso mi aveva rassicurato sulle sue buone condizioni, e rivederlo alla premiazione in piedi sulle sue gambe mi ha ripagato di tutti gli sforzi fatti.

Mi spiace per le polemiche nei miei confronti, per non avere fermato, annullato o sospeso la gara. La responsabilità è tanta, quando hai 1.500 persone coinvolte in un evento così importante. La decisione di partire e andare avanti non è stata facile, ma è stata presa per rispetto di tutti quelli che hanno attraversato l’Italia in furgone, usato aerei, chiesto ferie e permessi dal lavoro e dalla famiglia, pur di poter essere in pista il sabato mattina.

Annullarla significava non farla più per quest’anno, visti gli impegni di CNM, di Monferraglia, della pista di Gambara, dei Cronometristi, delle ambulanze, del Medico, degli Ufficiali di Percorso. Quindi, viste le previsioni in miglioramento per la domenica, ho deciso di giocare il jolly e lasciare che si corresse fino in fondo una 24 Ore che entrerà nella leggenda per chi l’ha corsa sul serio, superando le tante difficoltà che una gara (come la vita) può presentarci sul suo percorso. Grazie di cuore a chi ha partecipato e soprattutto a chi ci ha creduto fino in fondo, dimostrando che le gare finiscono quando si vede la bandiera a scacchi. La prossima su asfalto però…».

Il team di Fuel Magazine alla 24H di Le Hans

Riemergendo dal fango di Gambara, l’universo dei Mopeddisti ha superato un’altra prova, gloriosa ed epica più delle altre. Tra gli intrepidi piloti col cinquantino c’era anche il Team di Fuel Magazine che, con grande soddisfazione, ha portato a casa un egregio risultato (oltre a così tanto fango da poterci costruire una casa intera). Lo ha fatto chiudendo in nona posizione assoluta e quinti di categoria. Un risultato fatto di dolore, resistenza alla sofferenza e cocciutaggine.

In pista, Fuel Magazine ha smentito chi dubitava delle sue prestazioni, segnalandosi per la tenacia e la capacità di guida al fianco dei partecipanti più blasonati e a quelli internazionali.

Insieme a noi, tanti altri indomiti guerrieri delle piste di fango hanno superato brillantemente una prova a tratti giudicata impossibile. Alla bandiera a scacchi, applausi per tutti coloro che sono giunti fino in fondo. E per i rinunciatari e quelli lievemente infortunati, come racconta Ansaldi, l’appuntamento è già fissato al prossimo anno. Dove, ancora una volta, a farla da padrone sarà la passione per le due ruote.

Acam

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1000 Curve, possono bastare? L’evento “piegato”

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1000 Curve

Un evento che racchiude tanti eventi: Fuel ha partecipato alla prima edizione della 1000 Curve e vi raccontiamo come è andata

1000 Curve. Il nome evoca l’aspirazione di ogni motociclista, percorrere un percorso fatto di cambi continui tra destra e sinistra. Un “apri e chiudi” senza sosta, in un susseguirsi quasi infinito di curve.

È la ricetta che offre qualsiasi passo appenninico, ma la 1000 Curve fa la differenza. Lì sono riunite e miscelate insieme: competizione, turismo, cultura, enogastronomia e aggregazione, tutti ingredienti giusti per poter trascorrere un weekend particolare.

Ma come funziona la 1000 Curve?

La parte della competizione della 1000 Curve ha poche e semplici regole. L’unità di misura non è la velocità e nemmeno il tempo, non sono i chilometri percorsi, ma le curve affrontate.

In breve: più pieghe fai, più punti prendi.

All’iscrizione viene consegnato un road-book cartaceo, dove sono indicati il punto di partenza e quello di arrivo, insieme ai check-point di passaggio obbligato.

Il percorso per raggiungere i check-point di controllo è libero, ognuno può decidere e programmare come meglio crede la strada da percorrere. I punti curva si acquisiscono visitando i cookies, luoghi selezionati dall’organizzazione, che possono essere chioschi, cantine, punti d’interesse, monumenti, ecc.

Quando si arriva al cookies, viene timbrato il road-book cartaceo, e timbro dopo timbro si accumulano punti, si vedono cose, si mangia e si beve sempre in maniera responsabile, e ci si diverte percorrendo curve in moto rispettando il Codice della Strada. Insomma, una goduria motociclistica.

Se state pensando che vincere sia facile, visto che basta visitare più cookies di tutti e accumulare più curve per arrivare primi, siete in errore. Infatti i check-point aprono e chiudono ad orari precisi, e se correte troppo ed arrivate in anticipo è tutto inutile, mentre se siete golosi di curve e fate tardi rischiate di rimanere fuori.

Come è andata la prima edizione della Mille Curve

Adesso che conoscete le regole, possiamo raccontarvi come è andata questa prima edizione della 1000 Curve, che si è svolta nelle Marche, con partenza alle porte di Urbino e arrivo a Camerino.

La scelta di queste zone è stata dettata dalla conoscenza profonda del territorio dell’organizzatore, che percorrendo questi saliscendi ha avuto l’ispirazione.

L’Appennino umbro marchigiano è un contenitore infinito di curve, e le Marche sono terra di piloti e motori.

Famosa in tutto il mondo per via di Valentino Rossi e della sua VR 46 Accademy a Tavullia, centro internazionale per l’addestramento dei piloti. Le Marche hanno una grande tradizione motoristica con Benelli e per l’off road con la Tm Moto, mentre addirittura una legge regionale promuove

“Il sostegno e la valorizzazione della cultura e della tradizione motoristica della Regione Marche”

Tutte premesse per farne il luogo ideale per la prima edizione della 1000 Curve, che nonostante le difficoltà dovute all’emergenza Covid-19 è diventata realtà.

Preparativi

Il weekend inizia in un agriturismo con la punzonatura, come in una vera gara. Gli organizzatori controllano che la moto sia in regola con il Codice, vengono applicati i numeri, sull’ovale ci sono le tre caselle che i controllori spunteranno durante i passaggi ai check-point, poi avviene la consegna del pacco gara, che contiene road-book, cartine e gadget.

Già dal contenuto del pacco-dono si capisce la filosofia dell’evento. Una birra artigianale e un posacenere, porta-cellulare e torcia LED, patch da giacca e blocchetto di carta con penna, insomma accessori giusti per ogni tipologia di motociclista.

Una volta terminata l’operazione di controllo, la moto entra nel parco chiuso e non può essere utilizzata fino alla partenza di domani.

Poi c’è il momento del relax, si fa conoscenza con gli altri partecipanti, ma tra una birra e una chiacchiera occorre anche guardare e programmare il tragitto di domani, scegliere i cookies con più curve.

Colpisce la tipologia di moto presenti

Alla 1000 Curve troviamo dalle moto sportive a quelle turistiche, dalle classiche alle custom. Un vero “melting-pot” di passione.

Mentre qualcuno studia le cartine, abbozza un percorso tra i cookies con più curve, anche noi ci mettiamo al lavoro per il da farsi l’indomani mattina.

La partenza è alle 9, puntuali, ma ben prima dell’apertura del parco chiuso già si vede la fila. I motociclisti sono impazienti di partire.

Quasi tutti puntano al primo cookies interessante, in Piazza Rinascimento ad Urbino, appositamente aperta per i partecipanti alla 1000 Curve, occasione privilegiata per percorrere le vie del centro storico, in un contesto stupendo.

Da qui in poi ognuno prende la sua direzione, in funzione della strategia di gara, spinto dalla golosità o degli interessi stradali. Ci si rivede tutti al primo check-point, sul Monte Nerone, nei pressi del rifugio, dopo aver percorso tantissime curve.

Check-Point (secondo)

Il secondo check-point è alle pendici del Monte Catria, presso il Monastero di Fonte Avellana, dove intorno alla fine del X secolo alcuni eremiti costruirono una piccola chiesa, che nel corso dei secoli diventerà l’attuale monastero. Un posto affascinante tutt’oggi utilizzato anche per attività non religiose, come corsi di erboristeria.

Il terzo check point è a Serradica di Fabriano, piccolo borgo di circa duecento anime, prima di puntare verso Piazza Cavour a Camerino.

Nei tre check-point si riassume lo spirito della 1000 Curve, con moto, storia e territorio, tra l’ospitalità incontrata lungo il tragitto ed i meravigliosi paesaggi passati davanti alla visiera.

In occasione di qualche rottura meccanica lungo il percorso, è venuta fuori la fratellanza motociclistica. Alcuni partecipanti si sono fermati a far compagnia al malcapitato in attesa del carro attrezzi, rimanendo fuori gara. Di fatto, hanno vinto moralmente.

Folta la partecipazione delle donne

Le ragazze hanno dato filo da torcere ai maschietti. Una volta sfilati i caschi all’arrivo abbiamo visto solo sorrisi, perché indipendentemente dalla posizione in classifica i partecipanti si sono davvero divertiti. 

Dopo la prima esperienza, gli organizzatori hanno ribadito la volontà di far diventare la 1000 Curve un appuntamento fisso, cambiando di volta in volta la location, ma restando nel centro Italia, e non modificando la formula, che tanto è piaciuta a tutti.

Per finire alcuni dati: i circa 50 partecipanti hanno percorso l’impressionante numero di 38.385 curve in circa sette ore. Vincitore assoluto è Vincenzo Naddeo su Ducati Multistrada 1200, mentre la prima classificata tra le donne è Flora Dimitriou su Honda NCX 750.

Testo di Alessandro Bacci

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