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Ride Out

Rideout: una Harley-Davidson iron 883 sullo Stelvio

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Rideout Harley

Rideout: i viaggi dei lettori di Fuel Magazine. Come li raccontate voi, con le vostre emozioni e le vostre moto davvero speciali.

Le cromature sono lucenti, la vernice è così brillante che vi potete specchiare.

Beh, forse è giunto il momento di uscire dal garage per fare un po’ di strada (chissà…). Allora, fate il pieno di carburante e partite.  Dalla “smanettata” della domenica al weekend; dai viaggi oltre confine alle strade più motociclistiche del Belpaese e perché no, alle prime curve fuori città. Rideout con il racconto di Giovanni Scirocco, sul “Re” dei passi, lo Stelvio, con la sua Harley-Davidson iron 883.

Il Rideout di Giovanni Scirrocco

Ormai è una tradizione: ogni anno, io con la mia compagna, non possiamo rinunciare a quel “toboga” di tornanti che risponde al nome di Passo dello Stelvio, “The King”, il Re indiscusso delle Alpi che si staglia tra Italia e Svizzera, confinato tra la Lombardia e il Trentino Alto Adige.

Per noi è una meta, una sorta di pellegrinaggio, uno spettacolo con i suoi 2.758 metri di altitudine che lo separano dal livello del mare. Sullo Stelvio l’aria è rarefatta e se ci provate con una moto a carburatori vi resteranno impressi i concetti base del rapporto aria/benzina.

Rideout

È un sabato di agosto quando decidiamo di metterci in sella per raggiungere lo Stelvio.

A proposito: la sella in questione è quella della nostra fedele Harley-Davidson Iron 883 che il giorno antecedente ho pensato bene di controllare: pressione dei pneumatici ok, olio pure. A posto. Il meteo promette bene perciò al risveglio l’umore è quello di chi, da bambino, si alza prima della sveglia per andare al luna park. La serranda del garage si solleva, ci sono i caschi sottomano e lo zaino è già sulle spalle (…della sua compagna, Alessia Caldara). Il V-Twin borbotta al minimo e si parte.

L’autostrada è sgombra. Stelvio, stiamo arrivando. 

Al casello di Bergamo imbocchiamo la SS42 in direzione Lovere ma c’è un rumore metallico che mi da il tormento, lo ignoro e la strada corre liscia fino a Edolo dove ci concediamo la prima pausa caffè della giornata. Siamo in provincia di Brescia, l’atmosfera montana è già suggestiva, il clima è rilassato. Anche gli abitanti lo sono, nei bar, con il quotidiano sotto braccio.

Eppure non riesco a non pensare a quel fastidioso rumore metallico profuso dalla Iron che dopo una rapida occhiata si rivelerà essere il carterino copri cinghia danneggiato. Pazienza. Poco più avanti troveremo una ferramenta e con la modica spesa di 3 euro, l’equivalente di un rotolo di nastro americano (nero, sia chiaro, proprio come la Iron), sistemeremo provvisoriamente il guasto, mettendo fine a quel fastidiosissimo rumore metallico.

La strada prosegue tra le curve e superata Tirano (la patria del Pizzocchero), tappa dove decidiamo di rifornire il serbatoio da 12,5 litri, proseguiamo in direzione Bormio. Qui comincia la salita vera e propria; l’aria è fresca, la visiera del casco è sollevata. Il panorama spettacolare ci accompagna, tornante dopo tornante, fino al Passo e la prima cosa che facciamo uno volta raggiunto lo Stelvio è concederci una foto di rito con alle spalle il cartello che indica l’altitudine raggiunta; e come noi, ce ne sono tanti di motociclisti pronti a immortalare il momento.

L’aria tersa si mescola al profumo invitante che proviene dai “baracchini” dove personaggi panciuti, vestiti di flanella, sono impegnati a preparare enormi panini con crauti e salamelle: la felicità per soli 6 euro, ma questa è un’altra storia.

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Ride Out

In sella a un Harley Davidson Street Glide sul Delta del Po

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Harley Davidson street glide

Un’idea per un’uscita invernale su una Harley Davidson Street Glide in una zona nota per la presenza di nebbia. Sfida al freddo e all’umidità nel tranquillo fascino del territorio che il grande fiume percorre prima di terminare nell’Adriatico 

Freddo e nebbia non possono essere un alibi per lasciare parcheggiata nel box una moto. Soprattutto se si tratta di una viaggiatrice di razza come una Harley-Davidson Street Glide, dotata di tutto quel che serve per neutralizzare le basse temperature.

Una coppia di manopole riscaldate efficienti e un cupolino che impedisce all’aria di colpire direttamente le mani e la testa di chi guida sono l’armamento che serve per un viaggio in una zona che è universalmente riconosciuta come la “fabbrica della nebbia”.

Harley Davidson Street Glide

La grande quantità di acqua presente nella zona del Delta del Po è inesorabilmente responsabile della formazione della condensa che nei mesi più freddi genera una sorta di enorme nuvola rasoterra regalando un aspetto da fiaba. L’umidità si sente. E non è il caso di avventurarsi in queste zone senza un abbigliamento tecnico adeguato. Ma una consolazione c’è: in questa stagione manca il caldo afoso dell’estate, e non ci sono nemmeno le fastidiose zanzare.

Non solo nebbia

Di norma la nebbia si dirada verso mezzogiorno. E quello è il momento magico nel quale bisogna farsi trovare a Berra, l’abitato che identifica ufficialmente la porta del Delta. Ancora qualche chilometro, e quando l’aria diventa nitida, lasciando percepire con precisione i dettagli che ci circondano, il Po si divide inizialmente in due rami. Se si imbocca la strada di destra, quella che costeggia il Po di Goro, si entra direttamente in contatto con l’ambiente tipico generato da una miriade di ramificazioni di corsi d’acqua che si spingono verso l’Adriatico.

Si entra in un vero e proprio microcosmo che ha il potere di mutar radicalmente non solo con l’alternarsi dei mesi e delle stagioni, ma anche nel corso della stessa giornata. Cercare importanti centri abitati è inutile. Qui è la natura a comandare, con campi e zone umide a perdita d’occhio, attraversate da strade prevalentemente rettilinee, alternate a improvvise svolte a gomito dove l’acqua reclama il suo spazio. Gli unici saliscendi sono quelli dei ponti, classici o di chiatte, che rappresentano le scorciatoie per muoversi in questo labirinto.

Harley Davidson Street Glide

Eppure sulla Harley Davidson Street Glide il panorama non è mai monotono

Non ci sono solo piatti campi coltivati, ma anche piccole e ombrose foreste, come quella del Boscone, che termina a pochi passi dall’acqua. Si ha spesso la sensazione di costeggiare il mare, che in realtà si raggiunge solo dopo avere attraversato il porto di Goro, un paio di villaggi di pescatori e costeggiato il rifugio di una fauna che qui sa di poter contare sulla massima protezione.

Ponte di barche e poi Sacca di Goro

Ancora un ponte di barche, (a pagamento) ed ecco finalmente il mare, che si costeggia per un breve tratto per poi rientrare verso l’interno seguendo il Po della Donzella.

Si raggiunge la Sacca di Goro, un’oasi naturale quasi incontaminata. E si prosegue sempre lungo il corso d’acqua fino ad arrivare alla Sacca degli Scardo- vari, che si trova tra il Po di Gnocca e il Po di Tolle, celebre per l’allevamento di frutti di mare protagonisti della gustosa cucina di questa zona.

Superato l’abitato di Pila, l’avventura alla scoperta del Delta si conclude sulla spiaggia di Boccasette. Il Grande Fiume termina qui il lungo viaggio iniziato sul Monviso, ma l’itinerario non è ancora giunto alla fine, poiché c’è ancora un’ultima sorpresa.

Si inverte il senso di marcia per raggiungere la statale Romea, che si percorre per circa 20 chilometri. Una svolta a destra e pian piano si entra nel cuore di Chioggia, una piccola Venezia in buona parte percorribile con veicoli a motore. La sensazione è esattamente quella di trovarsi in laguna. Con i ponti che attraversano l’unico canale della cittadina e le case variopinte che si specchiano nell’acqua. Ma il clima è decisamente più rilassato, con un turismo meno aggressivo rispetto a quello del capoluogo.

Harley Davidson Street Glide

Buona parte di Chioggia si può girare in moto. Ma vale la pena di ritagliarsi un po’ di tempo per seguire il corso del canale sotto ai portici, disseminati di ristoranti e locali che propongono i caratteristici “bacari”, l’equivalente veneto delle tapas spagnole. Offrono stuzzichini a base di pesce, dalle sarde in saor al baccalà mantecato, oltre ai gustosi e relativamente economici piatti per chiudere in bellezza una giornata invernale su due ruote.

Chi ha ancora qualche ora a disposizione si può spingere avanti, per scoprire Pellestrina. La si raggiunge in pochi minuti con il vaporetto che parte ogni mezz’ora. La traversata è riservata a pedoni e ciclisti, ma se la moto non è troppo pesante il comandante fa uno strappo alla regola.

Valerio Boni

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Ride Out

Ride Out Milano, i posti giusti dove andare per motociclisti

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Ride Out Milano

“Milano e poi il nulla” sancisce un orgoglioso detto meneghino e, oggi più che mai, la dinamicità di questa città la rende bella e intrigante. 

Quando ti ritrovi a stilare l’elenco delle prossime mete da raggiungere e visitare in sella alla tua rombante motocicletta, difficilmente poni Milano in cima alla lista, ma se cerchi un Ride Out è il posto indicato..

Il capoluogo lumbard ha la fama di prima della classe in tante cose, ma non come meta per motociclisti. Eppure qui si tiene ogni novembre uno dei saloni motociclistici più importanti al mondo, EICMA.

Ride Out Milano

E sempre qui si possono trovare alcuni locali mitici e dal sapore internazionale.

È a Milano, la più europea delle province italiane, in cui arrivano per primi i trend e da cui le tendenze si diffondono per tutto lo Stivale.

Ecco che l’appuntamento stesso del “Salone del Motociclo” può diventare l’occasione per conoscere meglio questa città, specie se si arriva da fuori.

Il Ride Out che vi proponiamo, dunque, non vuole essere un itinerario da seguire pedissequamente, quanto degli appunti per i giorni che trascorrerete nella città meneghina.

Se deciderete di visitarla in moto, nelle ore serali, quando il traffico va scemando e il ritmo frenetico rallenta, Milano vi ricambierà con un fascino unico anche nella stagione autunnale.

Per prima cosa, se avete abbastanza tempo a disposizione, dalla fiera vi consigliamo di dirigervi al Museo Alfa Romeo di Arese.

A breve distanza dal polo di Rho trovate esposte e raccontate in un contesto unico le più importanti vetture del Biscione.

Di qui potete scendere verso la città seguendo una delle sue direttrici principali, Corso Sempione, che termina con il celebre Arco della Pace in uno dei punti più frequentati durante gli ormai celebri aperitivi milanesi.

Ride Out Milano

Per togliervi l’imbarazzo della scelta, vi consigliamo il Jazz Café per una pausa e due chiacchiere in relax.

Nella ricorrenza dei 500 anni della morte di Leonardo Da Vinci non possiamo esimerci di appuntare sulla cartina l’impareggiabile capolavoro del Cenacolo a Santa Maria delle Grazie.

Se, però, non riuscite a prenotare la vostra visita non demoralizzatevi: a pochi passi potete visitare una chicca semi nascosta e legata al grande maestro, ovvero la sua vigna. Sembra incredibile, ma proprio in centro città nell’intimo cortile di una villa, si cela uno degli hobby preferiti di Leonardo e una storia affascinante da riscoprire.

Se però è il divertimento e la vita notturna quel che cercate, per il ride Out di Milano dovete puntare le ruote in zona Navigli, centro della movida meneghina.

Tra la Darsena e Corso Vigevano trovate ogni tipo di locale e uno spaccato della parte più giovane e festaiola della cittadinanza milanese.

Poco lontano dal caos, nella più riparata via Villoresi e celato nel cortile di una delle tante case di ringhiera della zona, potete andare a scoprire un garage intimo dedicato agli amanti dei viaggi in moto.

Il Caravanserraglio è un po’ club-house un po’ atelier un po’ ritrovo per amici dove farsi dare qualche consiglio utile o sentirsi raccontare qualche aneddoto.

Vale la pena informarsi se è previsto un evento o semplicemente l’apertura.

Quando si parla di moto e di Milano, ormai è noto che il punto di attrazione è il cosiddetto “moto quartiere” in zona Isola.

Raggiungerlo dai Navigli, vi consente di fare un bel giro panoramico della città seguendo una delle sue “circonvallazioni” e passando per i Bastioni di Porta Venezia, Piazza della Repubblica e l’affascinante modernità di Piazza Gae Aulenti.

All’ombra dei nuovi dei grattacieli, il quartiere Isola vi accoglierà con locali, ristoranti e negozi, ma è in particolare la piccola Via Thaon de Revel ad essere diventata negli ultimi anni il punto più noto sia ai centauri cittadini sia a chi arriva da fuori.

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Il merito è soprattutto del Deus Portal, piccola babilonia per gli amanti delle due ruote a motore e non, dove non può che concludersi il nostro giro di Milano.

A questo punto vi sarà venuta fame e allora il nostro consiglio spassionato è quello di buttarsi senza indugi dentro al piccolo KD House per concludere con uno dei migliori hamburger della città.

Nicola Andreetto

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