fbpx
Connect with us
google.com, pub-9745889600860663, DIRECT, f08c47fec0942fa0

Rivista

L’Aprilia Tuono Factory che sale sui muri della Pikes Peak

Published

on

pikes peak bike race

L’impresa di Rennie Scaysbrook che con un Aprilia Tuono 1100 Factory ha scalato l’impossibile vincendo la Pikes Peak

L’estate scorsa l’Aprilia Tuono 1100 Factory ha vinto la Pikes Peak, la gara in salita più famosa al mondo che si corre ogni anno sulle montagne americane del Colorado.

L’impresa della 4 cilindri italiana, condotta dal pilota australiano Rennie Scaysbrook, ve la raccontiamo per immagini. È lei la protagonista del nostro Portfolio.

La Tuono e Rennie hanno corso e vinto nella categoria Heavyweight, quella dedicata alle moto di produzione di maggiore cilindrata.

Così facendo Rennie ha raggiunto i 4.302 metri della vetta in 9 minuti, 44 secondi e 963 millesimi, tempo che rappresenta il record della categoria, confermando così la vocazione sportiva di tutta la famiglia di moto Aprilia nate intorno al motore V4 di Noale.

Rennie Scaysbrook Pikes Peak
Rennie Scaysbrook

“La gara è stata una di quelle occasioni nelle quali sei tutt’uno con la tua moto”,

Lo ha dichiarato il pilota australiano che ringrazia il team senza il quale, dice, non avrebbe raggiunto un risultato di tale portata.

Pikes Peak

Com’è equipaggiata l’Aprilia Tuono che ha gareggiato alla Pikes Peak 2019: beh… La 1100 adotta un “pacchetto” di gestione elettronica sofisticato che include l’APRC, il Cornering ABS. Poi il Quick Shift attivo anche in scalata e il Pit Limiter e il Cruise Control. Il motore 4 cilindri, a V4 di 65°, sviluppa 175 cv; la ciclistica è da sportiva di razza.

Redazione Fuel Magazine

Continue Reading
Click to comment

dicci la tua

News

La Maggiorana cavalca una MV Agusta

Published

on

Moto VIP Carlotta Maggiorana

La moto del Boss all’asta (per contribuire alla carriera sportiva della figlia). Carlotta Maggiorana in sella a una MV Agusta (per andare al Grande Fratello). E la Triumph Street Triple RS protagonista del movie “Birds of Prey”. Insomma ecco cosa succede attorno al mondo delle due ruote che piacciano tanto ai personaggi dello spettacolo…

Chi vuole la moto del Boss? Il mito del rock americano mette all’asta la sua Harley-Davidson, autografata sul serbatoio e quindi più preziosa: Bruce Springsteen, per favorire l’attività sportiva della figlia Jessica (nata dall’unione del rocker – oggi settantenne – con Patti Scialfa) campionessa di equitazione che gareggia con successo ai massimi livelli internazionali, al punto che ha più volte rappresentato gli Stati Uniti in diverse Coppe delle Nazioni.

Moto VIP Bruce Spirngsteen

Jessica è in predicato di partecipare ai giochi di Tokio 2020 (rimandati per il coronavirus): ma gareggiare è costoso. E Bruce, come ogni buon papà entusiasta dei risultati sportivi della propria prole, mette a disposizione quello che ha per aiutare tutto il team a stelle e strisce a sostenere le spese di partecipazione.

Oltre alla moto, il Boss ha messo in vendita anche una chitarra Telecaster/Esquire del 1954, da lui personalmente utilizzata in diversi concerti e per incidere degli album.

Al Grande Fratello ci si va in moto, Carlotta Maggiorana

Carlotta Maggiorana, ex miss Italia, ha scelto non molto tempo fa un modo originale per presentarsi alla casa del Grande Fratello: è arrivata in sella alla sua moto, una MV Agusta Dragster 800 RR. Grande appassionata di corse e di motori, Carlotta in passato è stata anche inviata di Mediaset al mondiale SBK, con interviste ai piloti e collegamenti dal paddock. Con l’ingresso ruggente in sella alla tre cilindri da 140 CV, Carlotta ha voluto subito mettere le cose in chiaro quanto a personalità e grinta: e la Dragster, con cui ama fare lunghe escursioni nel tempo libero, ne rappresenta perfettamente lo spirito.

Moto VIP

Una Street Triple al cinema

La partecipazione dei modelli più iconici di Triumph a importanti produzioni cinematografiche è una tradizione per il Costruttore inglese: il prossimo capitolo è previsto con “Birds of Prey“ in uscita nei cinema italiani a febbraio.

Nel film, Cacciatrice guida una Triumph Street Triple RS in livrea “total black“: in cerca della vendetta verso chi ha rovinato la sua famiglia, Cacciatrice punterà il proprio letale arco sui peggiori criminali di Gotham. Le pellicola contiene numerose sequenze di azione, dinamiche e coinvolgenti, perfette per esaltare le prestazioni e lo stile inconfondibile della Street Triple RS.

Redazione Fuel Magazine

Continue Reading

Fuel Book

In “Parole Ribelli”, la risposta al perché siamo motociclisti

Published

on

Parole Ribelli

Per capire da dove veniamo e cosa diventiamo in sella, ci sono le pagine di “Parole Ribelli”. Un libro che si apre al motociclista in cerca d’identità

Motociclista, rider, biker, centauro: questi i nomi di quell’individuo la cui scelta è un veicolo altamente identificativo, pericoloso forse, ma sinonimo di grande libertà.

Quanto ai giovani, le due ruote rappresentano l’ingresso nel mondo sociale con tutte le responsabilità che ne conseguono; si parte dalla bicicletta, spesso primo grande regalo dell’infanzia. Poi, in piena tempesta ormonale, l’upgrade aggiunge un motore alle due ruote muscolari e, con la Vespa, lo scooter, o subito i cinquantini da cross, nasce l’idea del viaggio.

Perciò il giovane diventa in qualche modo ribelle, confrontandosi con il sistema famiglia, alla volta di un processo naturale verso l’età adulta che sigla il fatidico punto di non ritorno.

Alla fortuna di possedere una moto si associano poi le idee, il malessere, il disagio

La moto che indubbiamente unisce, ragazzi e ragazze, durante l’adolescenza verso la scelta di compagnie, giuste o sbagliate, creando comunque gruppi d’amicizia che continuano nel tempo e si confrontano. 

Parole Ribelli

Per capire tutto ciò, di Alessandro Volpi c’è “Parole Ribelli” (Pisa Univesity Press, 18 euro), opera avvincente su una frattura generazionale che dagli anni ’50 muta nei contesti che trova. Un libro accademico, ma di facile lettura, prezioso per il motociclista che desidera riflettere sulle molteplici identità a cui qualcuno vorrebbe associarlo. Libro illuminante per gli addetti al lavoro del mondo a due ruote, visto l’incredibile bagaglio d’informazioni a sfondo motociclistico nazionale ed internazionale di cui dispone.

Perché siamo motociclisti ribelli, oppure no, e perché a un certo punto della storia ci hanno dipinto così?

Troviamo molte risposte a questo quesito ancestrale in “Parole Ribelli”. Le sub-culture giovanili americane e anglosassoni incontrano quelle italiane in un contesto differente, perché negli anni ’50 l’Italia viveva il Miracolo Economico ma doveva fare i conti con le durezze ereditate del fascismo, avanzando tramite una politica indecisa fra la censura dell’anti-imperialismo e la morale della società borghese. È un ring da Guerra Fredda quello sul quale i giovani, e in questo caso i motociclisti italiani, devono scontrarsi nel periodo che arriva dopo la Resistenza.

Cosa succedeva Oltreoceano

Oltreoceano gli anni Cinquanta sono una fabbrica di miti: Elvis Presley, Marlon Brando, James Dean, la Beat Generation, i Teddy Boys, il jazz, il rock. E in qualche modo la moto è sempre protagonista, attraverso il cinema, i libri, la politica. “Il selvaggio” (1953), con protagonista Brando, pellicola ispirata dal testo“The cyclist Ride” di Frank Rooney, introduce un discorso centrale in “Parole Ribelli”, che si nutre di quella:

“Evidente matrice ribellistica, ma difficilmente comprensibile e qualificabile, scatenata dalle bande di giovani motociclisti.”

Al riguardo, Federico Fellini si domandava da cosa volessero evadere i “vitelloni americani” e quale fosse il senso delle loro azioni. Ma nel 1980 in “La città delle donne“, il noto cineasta incarnerà la rivoluzione del femminismo proprio nella donna-motociclista, interpretata da Jole Silvani. E indietro nel tempo in “Amarcord” (1973), c’è un motociclista anonimo ed irriverente chiamato “Scureza di Corpolò”.

Ribelle senza causa

Anno 1955: James Dean si fa divo con “Rebel without a cause” (Ribelle senza motivo), intitolato però in Italia“Gioventù bruciata”. È un colpo allo stomaco per i giovani, perché in fondo quella traduzione cambia tutto il senso di un modo giovanile di essere, di cui i ragazzi probabilmente non avevano ancora nemmeno gli strumenti per capire. Quei giovani che il cinema importa dall’America sono incoscienti, libertari, divenuti criminali perché cresciuti in un contesto borghese e in una società che ha presumibilmente fallito nell’educarli. Forse proprio a causa di quel materialismo capitalista che voleva attecchire in Europa. La causa dunque c’era, e se erano “bruciati” ci doveva essere anche chi li aveva ridotti così.

Ma l’Italia descritta in “Parole Ribelli” è un paese dove le cose andavano diversamente. La gioventù imitava un modello importato, che non aveva creato da sé e che si doveva adattare forzatamente in un presente dagli ideali confusi, dopo il Trentennio che aveva devastato la cultura italiana.

Teddy boys

Il contesto d’Oltreoceano dipinge giovani motociclisti che diventano portatori del dissenso

I motociclisti sono i “disobbedienti”, ma le loro storie vengono senz’altro esagerate dai media che li utilizzano con un risvolto politico, spiega Alessandro Volpi. Molto di ciò che si dice sui Teddy Boys è stato dunque gonfiato. E “Parole Ribelli“ offre un approfondimento su come il fenomeno sia stato manipolato nella Penisola. Le bande di giovani inglesi chiamati Teddy Boys, vestiti con abiti sartoriali di stile eduardiano, apriranno la strada ai Mods, nonché al mito delle Cafe racer nel decennio seguente. Anche loro contribuiscono a generare un discorso sul dissenso che da qualche parte doveva nascere.

Spesso chi utilizza una moto in gruppo, rappresenta un valido argomento per i media

Luciano Bianciardi, traduttore di alcuni dei capolavori di quella Beat Generation che negli anni ’50 fece scalpore con romanzi iconici come “On the road” di Jack Kerouac, l’autore di origini bretoni che a sua volta diede il via al fenomeno degli hipster, moda dai caratteri vittoriani che oggi  rivive in tendenze giovanili addirittura radicalmente opposte a quelle pacifiste declamate dagli altri Beat come Allen Ginsberg e il Gregory Corso di “Gasoline”.

Luciano Bianciardi, spesso citato in “Parole Ribelli“, minimizzava e sosteneva che i comportamenti dei Teddy Boys non erano eccezionali, bensì uguali a quelli delle generazioni precedenti di ragazzacci “degni di essere presi a calci nel sedere”. Quello che è successo dopo fra i motociclisti del Sessantotto e tutto il resto fino ai giorni nostri, sono un’altra storia da leggere insieme. Intanto, per noi di Fuel Magazine, la moto resta soprattutto una passione.

Andrea G. Cammarata





Continue Reading

Rivista

I raduni invernali Treffen per motociclisti

Published

on

Più nevica, più fa freddo e più, armati di sola tenda e sacco a pelo, han voglia di far festa! È il popolo dei raduni invernali Treffen per motociclisti, che da sette anni ha anche in Italia il proprio meeting di riferimento. A 1.615 metri di quota, ovviamente

Si è sempre detto che la moto è una passione stagionale, ma allora perché esistono i raduni invernali per motociclisti? È forse giunto il tempo di dare a questa passione stagionale una diversa connotazione, di non intenderlo più come una limitazione a un periodo dell’anno, quanto piuttosto estenderlo al piacere personale.

raduni invernali motociclisti

Per molti centauri la stagione perfetta per la moto è quella invernale!

E più fa freddo e più nevica, più è bello mettersi in sella. Se fino a qualche tempo fa poteva essere derubricata come una sorta di stranezza, una specie di perversione riservata a un ristretto gruppo di masochisti amanti del gelo, oggi non è più così. Un numero  sempre maggiore di motociclisti ha scoperto il piacere di ritrovarsi a far festa in pieno inverno. Vuoi per l’espandersi della fame di avventura, il desiderio di sfidarsi in qualcosa di diverso, ma anche grazie allo sviluppo di abbigliamento e accessori tecnici che oggi non temono temperature polari, stiamo assistendo a un notevole aumento di popolarità dei cosiddetti raduni invernali, i cui nomi fantasiosi hanno sovente il vezzo di usare il suffisso –Treffen

Un piccolo ma doveroso tributo al capostipite di queste manifestazioni, a quello che è divenuto col tempo il “raduno dei raduni”, inatteso capofila di un fenomeno che prevede tende, sacchi a pelo e falò.

raduni invernali motociclisti

Stiamo parlando ovviamente dell’Elefantentreffen, appuntamento che si tiene ogni fine gennaio nella foresta bavarese e ormai arcinoto a tutti i motociclisti d’Europa, siano essi appassionati o meno di raduni.

Nato nel lontano 1956, in principio era il ritrovo per gli amanti delle Zundapp KS601, i celebri sidecar dell’esercito tedesco soprannominati affettuosamente “Elefanten”, ma negli anni è divenuto un autentico riferimento, unico nel suo genere almeno fino a qualche stagione fa. 

raduni invernali motociclisti

La ricetta della semplicità

Se nel 1956 era stato un manipolo di temerari a piantare la tenda nella neve con le loro Zundapp, oggi sono molti di più. Almeno 5.000, i motociclisti che raggiungono la foresta di Loh a pochi chilometri da Passavia, con il semplice scopo di stare assieme.

raduni invernali motociclisti

Arrivano da ogni angolo d’Europa sfidando le peggiori condizioni meteo dell’anno e giunti a destinazione non trovano un caldo albergo ad accoglierli, bensì una conca innevata (quando non fangosa) e l’abbraccio di tanti amici che parlano una stessa lingua. Questo spirito di fratellanza motociclistica trova la massima espressione proprio in una situazione così estrema. Accendere un fuoco e condividere quel poco che si è riusciti a caricare sulla moto assieme alle proprie storie è tutto ciò che la gente dei raduni invernali chiede. Desideri semplici per un’enorme soddisfazione personale, un calore che porteranno con sé per il resto dell’anno. Non c’è da stupirsi, dunque, che una volta a casa in molti abbiano voluto imitare l’esempio dell’Elefantentreffen e che questi meeting in bianco diventino tanto popolari.

raduni invernali motociclisti

Oltre che in Germania, i raduni invernali per motociclisti sono molto sentiti in Francia, Spagna e, non ultima, in Italia.

A Puente Duero vicino a Valladolid, ad esempio, sin dal 1982 si tiene il celebre Pinguinos e se la popolarità del raduno degli Elefanti vi sorprende, sappiate che qui nel 2019 si è arrivati addirittura a superare le 30.000 presenze!

raduni invernali motociclisti

Non a tutti gli amanti della semplicità estrema di questi raduni piace però piace una simile affluenza e in molti prediligono un ambiente più intimo e puro, perché si sa che quando arriva la massa “niente è più come prima”. Per fortuna le alternative non mancano, neppure per coloro che cercano temperature e paesaggi polari.

Il Krystall Rally in Norvegia mette i brividi già dal nome, eppure sta diventando un altro “must” nell’agenda del radunante. Si svolge da ben 48 anni, ad ogni edizione con un itinerario diverso per poco più di un centinaio di indomiti viaggiatori. E se la fame artica non si placa, segnatevi anche il Fjord Rally, un vero e proprio viaggio tra le nevi con tanto di gomme chiodate.

raduni invernali motociclisti

Da nord a sud,  i raduni invernali motociclisti sono sempre in quota

Dalla Norvegia alla Spagna, dal Galles alla Sicilia, la febbre da raduno invernale per motociclisti è arrivata anche da noi e le alternative tra dicembre e febbraio non mancano certo, al nord come al sud. Magari da noi le temperature sono più clementi, ma per rendere il tutto più frizzante basta solo… salire di quota!

Tra i raduni nostrani più celebri ci sono il Silatreffen, che come si evince dal nome si svolge sulle montagne calabre, e il Cinghiostreffen, alle Cascate del Toce ad oltre 1.600 metri di quota.

raduni invernali motociclisti

Quanto a popolarità e organizzazione, però, il più popolare degli ultimi anni è sicuramente l’Agnellotreffen che si svolge a fine gennaio sul Col dell’Agnello a 1.615 metri d’altitudine.

La sua genesi è simile a quella dell’Elefantentreffen: si narra che un gruppo di amici piemontesi, sette anni or sono, giunti sulla salita innevata al passo e non trovando dove trascorrere la notte, abbiano piantato la tenda e acceso un fuoco. A poco più di un lustro, sul luogo del misfatto ora arrivano da tutta Europa circa duemila motociclisti.

raduni invernali motociclisti

Il successo crescente è dovuto ad almeno tre ingredienti: la bellezza paesaggistica della Val Varaita, con la possibilità di campeggiare in riva al lago ghiacciato, la notevole macchina organizzativa messa in piedi dal suddetto gruppo di amici e l’accoglienza di una piccola comunità locale che ha visto l’orda su ruote come un’opportunità di festa e non una minaccia.

Nicola Andreetto

Foto: Lorenzo Refrigeri

Cosa fare prima di un raduno per motociclisti “Treffen”?

Per affrontare al meglio un raduno invernale sarebbe necessaria una vera e propria guida specifica e certo non bastano un paio di dritte. Ci riserviamo di ritornare sull’argomento in futuro, ma nel frattempo ecco alcuni principi generali da seguire assolutamente: 

PNEUMATICI

La scelta dipende dal tipo di moto e vanno considerati alcuni aspetti: le gomme devono essere in perfette condizioni e possibilmente morbide per adattarsi meglio all’asfalto freddo. Non è obbligatorio, ma la scelta di  montare un lamellare o M+S è in genere la soluzione migliore.

MANUTENZIONE

Scontato ricordare che la moto deve funzionare perfettamente. L’unica accortezza è controllare il liquido refrigerante che dev’essere diluito al minimo. È consigliabile prima di partire cambiare l’olio con uno adatto alle temperature rigide e avere di supporto una batteria nuova e di buona qualità.

PROTEGGERSI DAL FREDDO

L’aria gelida è il nemico principale ed è bene proteggersi al massimo. Se non avete una carenata è meglio provvedere a… carenarla! Moffole e deviatori d’aria sono la soluzione.

ABBIGLIAMENTO

La nonna vi direbbe di vestirvi a cipolla e avrebbe ragione. L’intimo termico è un’ottima soluzione anche perché consente di aggiungere e togliere strati e, in caso si bagni, è più veloce ad asciugarsi. Per il resto la parola d’ordine è lana. Un moderno completo a doppio o triplo strato può bastare, ma è meglio avere con sé come sempre anche l’antipioggia.

I punti più esposti sono mani e piedi. Se per le prime le moffole sono un valido aiuto, per i secondi oltre a un buon stivale consigliamo calze di lana merino. 

CAMPING

Una comune tenda da campeggio va bene, mentre è più importante la scelta del sacco a pelo e del materassino. Quest’ultimo non dev’essere in plastica ma in tessuto, mentre per il sacco a pelo non temere di esagerare: ci sono modelli progettati per escursioni artiche. Risparmiare su questo potrebbe rivelarsi molto pericoloso. Sotto la tenda, poi, è bene mettere la paglia che solitamente gli organizzatori del raduno mettono a disposizione, magari con un piccolo surplus. 

Continue Reading

Trending

LIFE EDIZIONI SRL Via Matteotti, 13 20841 Carate Brianza (MB) P.I./C.F. 08492360964 | Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Monza, il 10/06/2019 N° AGCOM/ROC: 24245 Copyright © 2019 FUEL MAGAZINE.IT

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: