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Farm Machine ha customizzato una Harley da “campo”…

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Farm Machine

Nel 2018 la concessionaria Harley-Davidson Bologna ha compiuto 30 anni di attività: quale occasione migliore per festeggiare, se non creando una moto-tributo dedicata alla tradizione agricola della terra EMILIANA? Una felice intuizione da cui è scaturita una special di Farm Machine pluripremiata e MOLTO APPREZZATA ANCOR OGGI

La scelta delle ruote tassellate dello Smilzo, il capo officina, montate su una base Street Bob del 2018 è la prima idea che ispira a cascata le modifiche dei vari accessori e ulteriori dettagli per arricchire il tema agricolo della moto; anche la verniciatura dovrà ricordare un trattore, mezzo molto amato e che omaggia le origini contadine della famiglia della famiglia del dealer felsineo, Gabriele Funi.


L’opera viene così affidata al team di Holy Freedom, azienda di abbigliamento e caschi dallo stile vintage, (con cui collaboro da anni per la realizzazione di aerografie e verniciature personalizzate).

Con Arnaldo, titolare e anima creativa, definiamo i punti fondamentali per la realizzazione della carrozzeria in tinta arancione, con tutti gli elementi che devono creare “l’effetto ruggine”, causato dall’esposizione al sole e alle intemperie in occasione del duro lavoro dei campi.

Voglia di ruggine

Non volevamo solo ricreare un effetto di ruggine alla vista, la ruggine doveva essere viva e tridimensionale anche al tatto, estesa e sfumata nelle parti superiori della carrozzeria dove battono più forte sole, vento e pioggia, e ben localizzata nelle parti inferiori, dove acqua e detriti ristagnano, aggredendo con più forza il metallo.

Dopo un test preliminare per provare la tecnica giusta e dopo aver individuato il colore originale dei vecchi trattori, con tinte adatte allo scopo, sono riuscito a ricreare in pochi giorni quello che madre natura avrebbe fatto in anni sulla carrozzeria verniciata nel classico colore arancione Fiat 2552.


Protetti da uno strato di trasparente opaco, completano l’effetto di questa speciale verniciatura, l’aerografia dei loghi H-D sui lati del serbatoio, che a loro volta riprendono grafica e font dei vecchi OM anni ‘60 inclusi quelli sul fianchetto destro Funi Brothers che omaggiano l’azienda agricola di famiglia.

Il logo dedicato del 30° anniversario celebra l’attività della concessionaria Harley-Davidson Bologna, che ha costruito questa moto speciale, completata dall’ampia scelta disponibile nella gamma di accessori dedicati della linea Brass (specchietto, tappo benzina, cover filtro aria, coperchi frizione e accensione) e dalle fiammanti marmitte artigianali con coperchietti, tutti elementi che donano alla Farm Machine, questo il nome scelto per la moto, un look ricercato e degno di un vero mezzo agricolo.

La Battle of the King per Farm Machine è un successo

La “Battle of the King”, concorso indetto dalla Casa madre riservato alle concessionarie Harley-Davidson italiane e internazionali, è stata l’occasione giusta per presentare la moto al grande pubblico e conoscerne così il giudizio… Ebbene, è stato un trionfo! Farm Machine ai Motodays di Roma si aggiudica il titolo di “Kustom King Italiano”, salendo sul primo gradino del podio.

Un’attestazione importante e che ripaga del lavoro svolto per arrivare al risultato finale, confermato anche dal Titolo Europeo che ci assicura un posto tra le prime tre moto nella Finale Internazionale in programma a novembre a  Milano, ovviamente in occasione di Eicma: Farm Machine si distingue ancora e strappa consensi, arrivando a sfiorare il successo e classificandosi seconda a un solo punto di distanza dal primo posto.

Ma non c’è alcun rimpianto: ormai questa moto è entrata nell’Olimpo delle special, orgogliosa di aver portato tanto in alto i colori italiani, grazie alla fantasia e alla creatività della concessionaria Harley –Davidson di Bologna, dove ora si trova in esposizione oggetto costante di ammirazione da parte di tanti intenditori, che la apprezzano per il suo vero valore. Intanto, per me resterà sempre il King of Kustom. 

Ivano Samele –  Foto di Alex Celli

Info: www.facebook.com/ivano71

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CC-Racing e la Scrambler che vince il Custom Rumble

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Custom Rumble

La 1100 FT di Marco Graziani ha vinto il Custom Rumble, concorso ideato da Ducati per eleggere la migliore elaborazione su base Scrambler

La terza edizione del contest Custom Rumble, con il quale Ducati intende celebrare una Scrambler entrata ormai nell’Olimpo delle moto più iconiche sul mercato, parla italiano.

L’unica competizione ufficiale (a livello mondiale) che premia l’elaborazione più originale della moto bolognese, ha indicato come vincitrice la Scrambler 1100 FT firmata dal romano Marco Graziani.

Marco nella vita di tutti i giorni gestisce il CC-Racing Garage, specializzato -appunto- nel modificare in meglio le bicilindriche made in Borgo Panigale.

Custom Rumble, mille idee per una special su base Scrambler

Fortemente voluto da Ducati, il contest Custom Rumble coinvolge direttamente appassionati del marchio e dealer di tutto il mondo.

Si svolge con cadenza biennale. Proprio in coincidenza con il grande evento del WDW (il World Ducati Weekend) che si svolge sul circuito di Misano Adriatico, quest’anno però rinviato causa pandemia.

Per la prima edizione, quella del 2016, le quindi finaliste arrivavano da cinque continenti diversi, frutto di lunghi mesi di lavoro minuzioso, artigianale e appassionato.

Votate a suon di like dagli utenti sul profilo Instagram, le cinque finaliste erano la “Iron lungs” realizzata da Warsaw Liberty Moto (Polonia). Poi c’era la “Ice Track Pro”, dell’officina creativa canadese Bow Cycle North. Seguono: la “Scrambobber” Made in Thailand by Ducati Vibhavadi; la “ScramblArabia” costruita da Wheels of Arabia in Bahrain; e la “Scramblegale”, firmata da Canberra Motorcycles Center, concessionario Ducati della capitale australiana.

La seconda edizione del premio, del 2018, ha visto invece quattro moto contendersi la vittoria, dopo la scrematura di ben 132 partecipanti… Spaziando da interpretazioni in stile Cafe Racer, a versioni Bobber. Con l’intrusione di una versione border-line, l’elettrica “D-EV Project”, realizzata da un preparatore tailandese, premiata in fine l’elegante e distinta “ESG Rumble 400” proposta da Ducati Poland.

La Scrambler 1100 FT firmata dal romano Marco Graziani

Tornando alla terza edizione, per arrivare al successo la moto di Marco ha prima dovuto superare la selezione che ha coinvolto oltre 16.000 votanti su Facebook, che hanno indicato la cinquina finalista.

A questo punto, è stata una giuria composta da personaggi famosi del mondo motociclistico, come i piloti Andrea Dovizioso e Chaz Davies, specialisti customizer come Filippo Barbacane (di Officine Rossopuro) e Dutch van Someren (fondatore del BikeShed), con l’aggiunta dell’attore Nicholas Hoult, grande appassionato dei modelli Ducati, a indicare quale modello meritasse di aggiudicarsi il terzo contest Custom Rumble.

I giurati della Custum Rumble

A convincere i giurati non è stata solo la straordinaria grafica in blu che caratterizza la 1100 FT e che conferisce alla Scrambler un look più personale, dal grande impatto visivo.

Perché quella estetica non è di certo l’unica modifica della Scrambler. Anche se in foto non si può apprezzarla, è la timbrica dello scarico l’altro elemento vincente, grazie all’impianto di scarico tutto fatto a mano e saldato in maniera meticolosa, a costituire un altro elemento caratterizzante della moto.

Ancora, la Scrambler 1100 FT presenta una nuova sella, per una seduta monoposto che esalta la guida e permette di apprezzare al meglio le doti dinamiche della bicilindrica bolognese. E c’è un inedito profilo del codino.

Caratteristica della 1100 FT è però la possibilità di ripristinare con pochi interventi, e in pochi secondi, la sella e il retrotreno originali.

Pochi interventi, ma molto mirati

Un lavoro finale che punta sulla pulizia delle linee, sull’accostamento cromatico originale e sulla semplicità di ripristino. Ciò senza interventi su elementi come il faro o il serbatoio considerati da Graziani elementi chiave – e quindi intoccabili – della moto.

La Scrambler non è stata stravolta, come sovente accade nei lavori più estremi di elaborazione, quanto esaltata nella sua anima profonda. Ed è questo, senza dubbio, che ha convinto i giurati a votarla come Custom Rumble.

Il vincitore è stato premiato con un banco da lavoro Beta, incluso il kit completo di utensili. Strumento prezioso e funzionale per continuare a trasformare le moto di serie in qualcosa di unico e speciale.  

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Norton Domiracer 750 replica (progenitore…)

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Norton Domiracer 750

La Norton Domiracer 750, autentica capostipite, esempio di uno stile mutuato da quello storico e poi travasato – ma non sempre inteso – nel mondo vintage, a questa special più di molte altre si addice l’aggettivo di iconica. E vi spieghiamo perché

Prima di addentrarci nella disamina di questa bella special Norton Domiracer 750, veramente rara e iconica motocicletta inglese, è necessaria una doverosa premessa. Almeno per comprendere appieno la genesi dello styling della moto in questo contesto storico. “Special”, era il termine usato in senso stretto e che si riferiva unicamente a moto ispirate a quelle coeve da competizione, ma stradali e con impianto elettrico, nate in Inghilterra negli Anni 50.

Va considerata la genesi di tale fenomeno

Fenomeno allora davvero agli albori, i cui risvolti sociologici furono ben compresi e rappresentati dal drammaturgo londinese John Osborne, che li identificò nel disagio esistenziale, vissuto dalla generazione del Dopoguerra, che si trovava in un mondo dallo sviluppo tecnologico esponenziale di cui non comprendeva appieno i dettagli.

Il prodotto di questo disagio veniva così incarnato nella moto e nelle sue proiezioni si rintracciava il desiderio di tutti di possederla. E il coraggio – di pochi – di riuscire a guidarla e dominarla. La moto chiamata “cafe racer” è il riferimento indiscutibile di questa aspirazione. La cafe racer è una special. Anzi, è la special per antonomasia, come questa Norton Domiracer 750 replica. E oggi, al di fuori del contesto delle moto storiche, lo stile special si è affermato come riferimento estetico anche in un’area che si può concordemente individuare nel vintage.

Norton Domiracer 750 replica: la Meccanica

Tutto inizia con una moto da corsa. Un noto appassionato viterbese e “nortonista”, Giovanni Pulchiarotti, sta cercando di sistemare la sua Domiracer, anch’essa replica ma racing e dalla cilindrata di 650. La vuole per esibirla alle rievocazioni in circuito e usarla con ambizioni sportive nelle gare in salita. Giovanni viene intercettato, nelle sue peregrinazioni, da un altro noto appassionato, Fabrizio Mastroleo, che giocando sulla pronuncia del nome “Manx” (la Norton 500, campione del mondo nel 1951, a cui la Domiracer si ispira), trasformato dal viterbese in “Mans”, innesca una querelle che alla fine vedrà Pulchiarotti vendere il suo vecchio ferro ruggente, non senza rammarico.

Si trattava di una Norton 650 Sport Special del 1961

Una replica fedele dovrebbe essere un 500 cc. Perché in questa cilindrata avrebbe un accesso sicuro nelle competizioni dedicate; le sei o sette Domiracer vere, assemblate dalla Norton per correre il Mondiale, erano necessariamente delle cinquecento cc.

Il proposito della Norton era di affiancare alla già celebre “Manx”, una bicilindrica da vendere ai piloti privati. Ma non ebbe l’auspicato successo in gara, se si esclude un terzo posto al Senior TT. Così la Domiracer divenne l’idea per trasformazioni stradali “replica Domiracer”, caratterizzate dal telaio featherbed (letteralmente “letto di piume” per la sua efficienza derivante dalla rigidità abbinata alla leggerezza) e con cilindrate da 750 cc.

Il più noto costruttore di special stradali in stile Domiracer è stato Paul Dunstall, le cui moto contrastarono sulle strade e in circuito la supremazia delle Triton di Dave Degens. Messo da parte il vecchio e malandato “seiecinquanta” della SS, Mastroleo ha optato per un’unità Atlas 750.

Aperti i carter, l’imbiellaggio è stato rifatto con minorazione dell’albero motore, nuova barenatura, sostituzione di tutte le componenti usurate, montaggio accurato ed equilibratura. Il cilindro è una novità di Steve Maney. Un 750 in alluminio con le canne riportate, replica estetica del round di Paul Dunstall con le alette più separate.

L’albero a camme è quello standard dell’Atlas, con i coni Venturi lisci per accelerare i flussi e ottimizzare l’alimentazione dei due nuovi carburatori Amal Concentric MK I da 32 , di recente fattura e ben ricostruiti. Le cornette Amal, cortissime, distinguono l’aspirazione libera. Sono poi state installate l’accensione elettronica Boyer Brandsen e il Power Box, che funge da capacitore e permette di semplificare l’impianto elettrico.

Procedure

Sistemato il propulsore della Norton Domiracer 750, l’attenzione si è spostata sulla trasmissione con la primaria a cinghia RGM e la secondaria a catena Regina Extra 530. La frizione è stata rifatta. Così come il cambio AMC a quattro rapporti, tradizionalmente adottato dalle Norton dalla seconda metà degli Anni 50 mentre per l’impianto di scarico Fabrizio ha scelto una coppia di terminali pull-back e due finali Gold Star silencer dalla voce baritonale, senza acuti o stecche.

Una ciclistica davvero unica

Il telaio è un featherbed slim-line del 1961 completo di forcellone. Sull’avantreno troneggia la mitica Roadholder, la forcella teleidraulica della Norton mentre indietro lavorano gli ammortizzatori Asatek (oggi purtroppo irreperibili), ricavati dal pieno con la regolazione infinita del precarico della molla.

I cerchi in alluminio a bordo alto Borrani Rekord ospitano uno pneumatico anteriore Dunlop K81 da 3,60×19” e uno posteriore Dunlop K 81 da 4,10×19”; il comparto frenante, infine, è costituito dall’imponente nonché efficace Fontana da 250 mm in elektron davanti e dal mozzo conico posteriore.

Fabrizio ha voluto conservare una certa ortodossia nel design, lasciando il serbatoio originale tipo Manx, fissato dalla splendida cinghia in cuoio grasso, e il serbatoio dell’olio – sempre tipo Norton Manx della Unity Equipe – dotato di rubinetto… se ti dimentichi di aprirlo sono dolori! Completano le sovrastrutture la sella Manx, le lame dei parafanghi, il portatarga, il faro e la luce posteriore in linea con lo stile giusto per la Domiracer.

Nel dettaglio della Norton Domiracer 750

Volendo scendere nel dettaglio, notiamo gli strumenti meccanici originali Smiths della 650 SS, il manubrio clip-on e le leve di Motocicli Veloci. Il comando del gas Daytona by Tommaselli e le classiche manopole Doherty. In definitiva, Fabrizio avrebbe potuto osare di più? Certamente. La possibilità di elevare ulteriormente le prestazioni di questa moto era largamente alla portata; ma, come rilevato, in tal modo l’impiego quotidiano sarebbe diventato più difficile, con la meccanica resa più ostica e probabilmente scorbutica… Mentre invece è rimasta fluida e, soprattutto, maledettamente efficace!  

Mauro Di Giovanni  – Foto Claudio Latini

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Triumph Bonneville T100, il custom di Rustom

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Una paciosa Bonneville trasformata da RustoM in una special aggressiva da Flat-Track. Importante cura dimagrante, potenza vitaminizzata e tanti dettagli hand-made con le scelte cromatiche di gran gusto.

Triumph Bonneville RustoM. Inutile negarlo: il Flat-Track è tremendo e affascinante. Anzi quasi ipnotico. Guardi i piloti derapare per un tempo pressoché infinito, dilatato, e sembra sia tutto facile.. Ma stai dimenticando che per il Flat a un buon livello serve manico vero, capace, caparbio, bravo e un po’ pazzo.

Sembra basti poco, ma nella realtà essere efficaci nella guida in Flat-Track è tutt’altro che facile. Senza dimenticare che le moto usate in questa disciplina sono cose: attraenti, snelle, leggere, veloci e aggressive.

Mescolando tutti i fattori ne esce una “generalizzata” voglia di Flat-style che non passa per forza dagli ovali sterrati.  Bene, così è più semplice capire il progetto che i ragazzi di RustoM hanno pensato e realizzato su misura per un loro cliente.

Triumph Bonneville by RustoM

Una Flat-Bike su base Triumph Bonneville, per la precisione una T100 del 2006 a carburatori. Vecchia scuola in tutto e per tutto. A basarsi su un primo e veloce impatto estetico, appare evidente come le due anime di questa moto non si escludano a vicenda ma si miscelino in maniera decisamente particolare.

È chiarissimo: questa special strizza l’occhio in maniera nemmeno tanto velata al Flat-Track ma è altrettanto evidente, anche a occhi meno esperti, che nel profondo resta una Triumph, e non pensiamo solo all’architettura del motore. Appare decisamente più snella della moto di serie: infatti la “dieta” imposta da RustoM ha fatto perdere alla Bonneville ben 35 kg sul peso finale.

Capito bene?

Trentacinque chili in meno, mica paglia per la creazione di RustoM. Aggiungiamoci, visto che la “biada” non basta mai, che il kit Dynojet e filtri dedicati portano un aumento di potenza di circa 15 CV rispetto alla moto di serie. Tradotto in termini più chiari: qui si derapa davvero. 

Sappiamo che molte special sono più apparenza che sostanza, ma questa distinta signora inglese sullo sterrato e terra battuta ci sa fare, e non poco.

Inutile fare la lista delle modifiche che per stessa ammissione del customizer sono tante.

E a volte anche modifiche microscopiche. Ma alcuni particolari stupiscono fin da subito: geniale il piccolo ma funzionale fanale a LED incastonato al centro della pancia del “5”, proprio sulla tabella portanumero frontale.

Tabella ripetuta anche sui fianchetti, con la particolarità di “piegarsi” sopra il terminale di scarico, quasi a dire che la potenza e il calore sprigionati sono talmente alti da “sagomare” persino la carrozzeria.

In realtà questa piccola accortezza, la curvatura appunto, è un abile prestigio. Perché? Per aggiungere un tocco di stile a questa Triumph Bonneville di Rustom, soprattutto per portare l’attenzione sul terminale di scarico, completamente artigianale.

Lo scarico è fatto a mano

Anzi a dirla tutta è proprio l’intero scarico a essere fatto a mano, non solo la parte finale, con la soluzione delle bende para-calore, ma anche nel tratto iniziale che è insieme bella e funzionale.

Scelta stilistica quasi obbligata, certo, ma vista la posizione dei collettori che lambiscono i cilindri, si pensa a una finezza volta a non marchiare a fuoco la gamba destra del pilota…

Tra i particolari in metallo, fatti a mano e su misura, oltre alle citate tabelle portanumero, ci sono un’infinità di pezzi realizzati da Rustom in officina, per questa moto, e per altri esemplari che escono dalla “fucina” di Lodi.

Non ci convincono però gli specchietti retrovisori cosiddetti “highsider”, ma va detto che su una moto del genere è difficile immaginare altra soluzione… Meglio, è difficile l’idea di montare dei retrovisori, ma essendo una moto pensata per la strada le normative vanno rispettate. 

Ci piace molto il serbatoio, in arrivo dagli Anni 70 e modificato appositamente per questa Bonnie-Flat. I cerchi a raggi (tubeless a canale allargato), le gomme supportate da ammortizzatori e il kit forcella YSS. Così come il carter para-motore inferiore, sono poi un egregio completamento dell’immagine “tutto terreno”.

Per mantenere la purezza di linea, il codino filante, la targa non ci dovrebbe essere, così è nelle moto da gara, ma una moto omologata per la strada non può rischiare una denuncia penale. Dunque non è restata altra soluzione che svincolare la targa dai “piani alti” del codino, per portarla in basso sulla ruota, realizzando, nemmeno a dirlo, un pezzo speciale per il portatarga a braccio. 

Se state pensando che manchino frecce, luci di posizione e stop siete in errore: ci sono ma essendo full LED hanno dimensioni molto piccole, e sono talmente potenti che visti all’opera sembrano usciti dalla saga di Guerre Stellari. 

La semplificazione dell’impianto elettrico non ha impedito di montare una strumentazione tutta digitale marchiata “Daytona” che offre le informazioni essenziali, una su tutte il tachimetro. Perché va bene essere rustici, ma avere almeno un’idea di quanti punti patente si stanno perdendo in un preciso istante è fondamentale.

Colori di gusto

L’accostamento dei colori, bianco e rosso rubino della carrozzeria, in contrasto con i diversi toni di nero del motore e telaio, confermano che i ragazzi di Rustom hanno gusto e non lasciano nulla al caso. 

Quante special di ottima fattura abbiamo visto “sminuite” da scelte cromatiche davvero infelici? Basta scorrere il sito internet del team lodigiano per capire che gli abbinamenti di colore non sono mai marginali, anzi costituiscono una delle basi portanti del progetto di ogni moto. 

Questa special è innegabilmente una Triumph

Una scelta voluta oltre ogni ragionevole dubbio, e fatta mantenendo il suo fascino; al contempo si è innegabilmente trasformata in qualcosa di unico e speciale.

Senza strafare o rinnegare le origini, figurarsi scadere nel cattivo gusto… Una reinterpretazione degna di nota, giusto per comunicare ancora una volta che il mondo special è tutt’altro che finito e soprattutto non è tutto “omologato” ai canoni stilistici, fissi e standardizzati, come spesso ci lasciano credere. Sembra evidente che per mettersi in garage una creatura del genere, il budget deve essere almeno consistente; fermo restando che i gusti sono soggettivi, abbiamo trovato questa Bonneville in modalità

Flat veramente degna di nota. E come immaginavamo, non è solo una figata da bar: provate a metterla di traverso per credere!  
Davide Fagnani 

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