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Fuel Garage

Dragoni e la cafe fighter special su Ducati Multistrada 1000S

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cafe fighter

Un Ducati Multistrada 1000s incontra l’arte del trasformare con forgiature alla vecchia maniera e spirito cafe-fighter. Il risultato è una special “armata” davvero sorprendente

Multistrada 1000S

Efficace, bella da guidare, mangia-curve, comoda e divertente. Possiamo dire di tutto della “vecchia” Ducati Multistrada 1000S, ma che sia bella proprio no; o, meglio, che le moto belle sono fatte diversamente.

Ducati Multistrada 1000s: metallo forgiato, cuore “desmodromico

E ve lo dice uno che ha nel petto un cuore “desmodromico” che pulsa forte per le creature di Borgo Panigale, ma in questo caso specifico c’è da essere dannatamente obiettivi.  

Non sono mai riuscito nemmeno ad immaginarla come buona base per una special.

Ci ha pensato però Nico Dragoni a farmi cambiare idea, mettendomi davanti e ben in evidenza questa “café-fighter”, così come l’ha ribattezzata lui. 

Ducati Multistrada 1000S

Una moto speciale deve sempre fondare la sua storia costruttiva in racconti altrettanto speciali: è il caso del proprietario di questa moto, che dopo anni di pausa motociclistica ha voluto regalarsi un modello davvero unico per i suoi 40 anni. 

La base di partenza è già una sfida, poiché tirare fuori una bike cattiva e dall’impostazione sportiva partendo da un manubrio alto, è assai arduo. 

Moto abbastanza giovane, tecnologica quanto basta per avere centralina ed iniezione elettronica, la Multistrada 1000s in questione, si presenta con particolari di pregio come da tradizione Ducati

Ducati Multistrada 1000S

Per questo motivo la forcella e il mono posteriore Ohlins, così come i cerchi originali, sono stati conservati e anzi rimangono tra i punti estetici fondamentali, chiamati a ricordare la base di derivazione della special. 

Ducati Multistrada 1000S

Di base, si voleva ottenere una moto sportiveggiante, con semi-manubri che non spaccassero polsi e schiena.

Obiettivo raggiunto sfilando gli steli all’anteriore e abbassando il posteriore con le regolazioni dell’ammortizzatore e del pre-carico. 

Ducati Multistrada 1000S

I semi-manubri sono stati montati sopra la forcella per ottenere una posizione di guida relativamente confortevole e non esasperata. 

Il telaio, lasciato in bella evidenza vista anche la bellezza del traliccio, è stato accorciato e non di poco, tanto che lo sbalzo posteriore è notevole, lasciando liberissimo il forcellone mono-braccio che da solo vale il prezzo del biglietto. 

La frizione anti-saltellamento, una mappatura della centralina che si adegua a nuovi filtri conici DNA Filters, addolcendo l’erogazione e rendendola più rotonda, non fanno che aumentare il piacere di guida senza cercare aumenti di potenza che di fatto non ci sono, se non forse di uno o due cavalli in più rispetto alla moto di serie. 

Piccola digressione storica 

Sapete che la Ducati Multistrada 1000 S Ds aveva la particolarità del cerchio anteriore lavorato in modo da fissare direttamente la pista frenante al cerchio stesso, risparmiando così sul peso di un’ulteriore flangia?

Tanto per dire che, al di là dell’aspetto discutibile, la moto scelta come base nasconde chicche non troppo comuni. 

Tornando alla special, ad un primo sguardo la “café-fighter” può sembrare monoposto. Ma grazia all’adozione di una sella da “una piazza e mezza” e con semplici interventi quali l’inserimento delle pedane passeggero e la sottrazione del guscio posteriore, il proprietario può scansare il divorzio portando in giro con sé anche la compagna.  

Al di là di questi aspetti, ciò che più attira di questa moto è l’immagine finale.

Linee moderne, ricercate, spigolose e mixate in un sapiente incontro di tratti racing dall’aspetto vintage, riviste in chiave moderna con un massiccio uso del contrasto tra alluminio satinato e alluminio lucidato. 

Già l’alluminio…Perché il team di Nico Dragoni ha modellato tutta la carrozzeria a mano “in proprio” e dove Nico ha confessato in camera caritatis i suoi limiti è intervenuta Giada, sua compagna e braccio destro, che ha prima creato una maquette, quasi una dima, piegando delle bacchette di ferro da 3 mm per sbozzare le forme e successivamente si è dimostrata un’abile artigiana saldatrice, nel mettere assieme tutti i pezzi precedentemente modellati.

È proprio il caso di dirlo nella cafe fighter su Ducati Multistrada 1000S l’unione fa la forza. 

Il serbatoio, concepito, piegato, lavorato e rifinito interamente a mano, è in alluminio da 2 e 4 mm per avere anche una funzione portante per la sella, il cui supporto è stato ulteriormente rinforzato con l’applicazione e la saldatura di alcune nervature. 

Non mancano alcuni elementi in carbonio che aumentano i contrasti con l’alluminio lucido, conservando una memoria tangibile della sportività che pervade da sempre le moto della Casa bolognese. 

Ducati Multistrada 1000S

Lo scarico della cafe fighter su Ducati Multistrada 1000S

Colori scuri e rombo rauco e cattivo anche per lo scarico, scelto tra le diverse opzioni offerte da Exan, per la precisione il modello X-Black Evo.

Il team Dragoni ha dovuto fare poi i conti con una pesante modifica dell’impianto elettrico per trapiantare la nuova strumentazione, adeguata all’immagine finale della moto. Ciò che ha costretto in qualche modo a “cestinare” alcuni componenti originali. Come il galleggiante benzina, ora di derivazione nautica, che non segnala solo la riserva, bensì sempre il livello di benzina residuo. 

In linea con il design moderno, quasi rivolto al futuro di questa special, il fanale anteriore è a Led. Mentre al posteriore troviamo indicatori di direzione davvero piccoli, che incredibilmente riescono ad inglobare anche le luci posteriori. 

Ducati Multistrada 1000S

Il telaio della cafe fighter su Ducati Multistrada 1000S

Di più: il telaio a traliccio nero color “canna di fucile”. Si pone in bella vista velando solo leggermente il possente bicilindrico a L Dual Spark (era una novità per l’epoca). E le parti scure in contrasto tra il metallo lucido che brilla al sole, contribuiscono a regalare un’immagine da vera e possente combattente della strada. 

Unica nel suo genere, poiché si distacca da tanto “già visto” nel mondo special e café racer tracciando un nuovo solco. Sto arrivando! di fascino un po’ “antico” di fucina e di forgiatura a mano del metallo, che passa da materia inanimata ad oggetto con personalità, identità e stile. 

A pensarci bene, dovrebbe essere proprio questo il lavoro di un preparatore.

Cogliere cioè l’essenza, l’anima nascosta di ogni pezzo di ferro a due ruote e ridargli vita, forma, fascino ogni volta in maniera unica, come un bel vestito cucito addosso al suo proprietario.

Anche se in questo caso sembra più una moderna armatura…

Questa Multi-dotata, basata su una ciclistica solida e non fortemente rimaneggiata, regala belle vibrazioni on the road. Anche forzando la mano non è mai impegnativa, anzi basta poco per trovare il giusto feeling di marcia. 

In ultimo, se state pensando che la moto ricorda le linee di un chiacchierato SUV americano, corazzato, a trazione elettrica alla ribalta delle cronache di questo periodo… Beh, ricordate che la “cafe fighter” è stata consegnata dal Team Nico Dragoni al suo proprietario a settembre 2019, molto prima che qualche vetro andasse in frantumi… Battute a parte, è segno che nelle menti fantasiose e sognatrici, il metallo forgiato avrà un peso importante nel design dell’immediato futuro.

Davide Fagnani

Nico Dragoni e la cafe fighter

Nico’s Corner

La “fucina” di idee di Nico, Giada e la Mascotte Ponyo è a Carpaneto Piacentino, all’interno di una vecchia officina agricola rimessa a nuovo. Capello scarmigliato e giubbotto di pelle vissuto,  Nico è semplice schietto, diretto: con il  parlare pacato e controllato, scatena tutta la sua fantasia nelle special che prepara insieme a Giada che da qualche anno oltre a sopportarlo come compagna di vita lo affianca nella realizzazione di ogni special.

Offrono estro e capacità tecniche a clienti che cercano il mastro forgiatore capace di regalare una moto unica e “speciale”. Gusti del committente appunto, che non sempre vengono rispettati a fondo, per aggiungere quel pizzico di fantasia che è un marchio di fabbrica.

Nico, classe 1989, passa dal trial all’enduro, per poi mollare tutto, fare il meccanico di bici, volare in Nuova Zelanda facendo mille mestieri compreso lavorare per la Eeastern Motorcylces, per poi condensare tutto in una “special” su base KLE500 che lui stesso definisce “non venuta benissimo” ma che toglie  la spoletta e fa esplodere voglia di fare e modificare.

Nico  Dragoni Motociclette: Tel. 0523 691947. Mail: nicodragonimotociclette@gmail.com

Facebook : Nico Dragoni Motociclette. Instagram: nicodragoni_motociclette

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Fuel Garage

Tricama moto trasforma una MV Agusta in una cafe racer

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cafe racer MV Agusta

Una cafe racer MV Agusta F3 675, rossa con sangue blu, commissionata a Tricama Motorcycles, ecco il nobile risultato

Sembrava una richiesta semplice: «Vorrei farne una café racer» aveva detto il proprietario a proposito di questa MV Agusta F3 675, immatricolata nel 2013, e fino ad allora utilizzata soprattutto in pista con soltanto seimila chilometri all’attivo. Quando era entrato nell’atelier di Tricama Motorcycles, a Losanna, per convertire la sua track-bike in qualcosa di sfizioso, però questo gentiluomo non sapeva ancora che tipo di modifica aspettarsi.

cafe racer MV Agusta

Dall’altra parte c’era Jonathan Natario, amante delle creazioni raffinate, originario del Portogallo, che nel 2016 si era trasferito a Losanna per aprire il suo atelier. Natario era già un grande estimatore delle sportive varesine, tanto da esserne diventato anche concessionario per il Cantone Vallese. Quando vede la F3, Jonathan ha un’intuizione: gli appaiono subito tutti i grandi successi sportivi della Casa di Schiranna e propone al suo cliente di non denudarla completamente, ma di farle indossare una semi-carena sexy ed attillata, abbinata a un codino esile, dall’aspetto quasi nobiliare e con un piglio evocativo.

Com’è nata la cafe racer MV Agusta F3 675

Realizza il tutto in fibra di vetro, combinando sapientemente linee sinuose, morbide, con accenti più forti, netti, come un drappo pizzicato che crea tensione e protende verso la velocità.
L’eleganza della creazione, di stampo quasi sartoriale, viene sottolineata dalla sella in velluto scamosciato, impreziosita dal ricamo esagonale rosso. Il cupolino, invece, è disegnato attorno al faro di una Turismo Veloce e non si tratta dell’unica parte trapiantata da un’altra MV Agusta, anzi.

cafe racer MV Agusta codino

Sembra quasi che il sangue blu de La Rouge le impedisca di accettare donatori di un altro rango.

Così come il faro posteriore – dove la fibra di vetro lavorata da Jonathan si adagia come un velo – che arriva in dote dalla Brutale 800. Mentre il minuscolo wind-screen era appartenuto in origine ad una F4. E non finisce qui. I cerchi a raggi Kineo, indispensabili per ottenere il lasciapassare tra le café racer d’alto lignaggio, appartengono alla Dragster 2016. Mentre l’impianto frenante è preso in prestito dalla sorella maggiore F3 800, abbinato però a una pinza Brembo M4 della 675.

cafe racer MV Agusta serbatoio

Rimane tutto in famiglia, come accadeva quando si dividevano, da buoni fratelli e cugini, i pezzi più belli dell’armadio di ciascuno. Quello che non si trova su una MV Agusta, è stato ovviamente prelevato dai migliori cataloghi di aftermarket. Ad esempio da CNC Racing arrivano le leve al manubrio, la cover trasparente della frizione e tutta la bulloneria in rosso, mozzi compresi.

cafe racer MV Agusta tachimetro e manubrio

L’ammortizzatore di sterzo è invece Ohlins. Il tappo del serbatoio a rilascio rapido è della Lightech mentre la tecnologica strumentazione con display TFT a colori è made in Chrome Lite, impreziosita da sistema GPS ed indicatore di marcia, realizzati da I2M.

Il sistema di scarico Hydrotre di HP Corse non differisce molto nel disegno e nelle proporzioni dall’originale, ma è più pulito e leggero. E non dubitiamo che sappia far sentire con le giuste tonalità la voce del tre cilindri di Schiranna, ritenuto già sufficientemente performante da non necessitare ulteriori interventi.

cafe racer MV Agusta gli scarichi

Soltanto la centralina è rimappata, insieme a piccole modifiche al cambio per utilizzare il Quickshifter bidirezionale. Il tocco finale è dato da Marty Designs che, prendendo spunto dalla Turismo Veloce Lusso, sceglie un elegante abbinamento rosso e nero per conferire ancora più un’aurea di nobile aggressività alla “La Rouge”. Vera aristocratica su ruote.

Nicola Andreetto

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Fuel Garage

Dal Giappone al Texas, come è nata la Concept bike R18/2 BMW

La storia della R18 in un concept da favola con la tradizione custom by BMW Motorrad: dal Giappone al Texas customizzatori e menti sopraffine.

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R18/2 concept bike

La storia della R18 in un concept da favola con la tradizione custom by BMW Motorrad: dal Giappone al Texas, menti sopraffine che modernizzano il passato per creare una vera scultura su ruote

Concept R 18/2. Il fatto è che poi tutto cambia quando ci si mettono i grandi a customizzare. Pensiamo a una “versione purista inspirata storicamente al big boxer”. E così BMW Motorrad ha un progetto fantastico in corsa, giunto alla quarta evoluzione, anche se si chiama ancora Concept R18/2, pronunciato “slash 2“, o “barra due“.  

Qualcuno ha visto il suo opposto al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, il primo prototipo al cui nome mancava infatti l’estensione.

L’R18 con le ruote a steli, le gomme tangenti alla terra del lago di Como, il faro rotondo. Per nulla sportiva e dall’impronta un po’ radicale.

R18 concept bike

L’R18 era così e tanto acciaio cromato.

Ad EICMA l’R18/2 si è presentata già diversa e soprattutto fatta soltanto di pixel, filmati e fotografie. Nessuno l’ha potuta toccare con mano. Ma la classe della nuova versione agli occhi si è lasciata trasparire subito da quel rosso “candy apple metalllic” che inonda il cupolino, poi il serbatoio e i copri-ruota, illuminandoli sobriamente; una moto dalle sinuosità delle forme e dal taglio molto custom ma anche touring, sportivo e al contempo moderno.

R18 concept bike

Tutto l’appeal della potenza di questa rara derivazione fisica dell’energia propulsiva, dimostra che R18/2 “è un’altra potenziale espressione di quel Heritage Concept” che richiama gli anni Sessanta e aggiunge il largo boxer al centro, rifinito in questo stemprato grigio ghiaccio con la sua cover sinusoidale per le valvole.

R18 concept bike

Tutto, o quasi, si poggia sul telaio nero. Il “manubrio minimalista” spacca orizzontalmente una linea generosa, un po’ “fatty”, che sborda nelle geometrie sferiche, in cerca di una “esperienza di guida dinamica”: è così come lo spiegano nei corridoi di BMW Motorrad.

E “Concept Bike” è scritto chiaro sul motore dell’attuale versione celebrando più o meno tutto. 

Come descriverlo ancora, come definire l’R18/2?

Lo si direbbe un calabrone, un corpo in tre pezzi dove il serbatoio a goccia anticipa il copri-ruota posteriore ridotto. 

R18 concept bike

Giappone

Ma l’R18 ha una storia ben più lunga, a prova che customizzare per BMW Motorrad non è un gioco da ragazzi. C’è infatti una dinamicità profonda nell’evoluzione dello studio di un progetto che parte dal Giappone per fare il giro del mondo, come se qualcuno fosse passato dallo stretto di Bering con questa concept bike, forte di quel motore sommo: e parliamo di un bicilindrico 1.800 cc. 

R18 concept bike Custom works ZonON

Perché l’avventura della R18 nasce nel freddo di dicembre quando mister Yuichi Yoshiwaza si dice “onorato” di elaborare un progetto speciale con il suo garage “Custom Works ZonON”, commissionato da BMW Motorrad nel 2018. E si mette a lavorare al prototipo in Giappone.

D’altronde Yuichi è un mago dell’estetica a due ruote, universalmente conosciuto per i suoi “atelier d’artista”. Ha fatto scena nei posti migliori, dal Mama tried Show di Milwaukee al Hand Built Motorcycle Show di Austin. Nasce perciò l’idea ma Yuichi non sapeva tutto. 

Si parte dagli anni ’60: bocchette esterne del raffreddamento,  scarico accorciato, manubrio quasi da bici, sellino infinitesimale che copre sommariamente la ruota posteriore.

Non c’è il cupolino e il telaio nero è un meccano scomposto quasi perpendicolarmente. Dell’evidenza che resterà nel futuro prototipo c’è soltanto il boxer, spiccato ancora per le sue sinuosità. 

R18 concept bike

Cambio di direzione

Manca qualcosa: il testimone passa quindi di mano, arrivando in Texas da Alan Stultber, un artigiano customizzatore che riesce a fare del futuro il passato usando materiali come il titanio, davvero generosamente.

Gli piacciono i motori boxer, ha un team preparato. E sa forse di BMW Motorrad più di quanto ne sapesse Yuichi. Si parte dall’idea delle BMW anni ‘30: c’è forse una rievocazione totalitaria di quegli anni che rimbalza nel profondo Texas conservatore e c’è la linea borghese da corsa della Maserati, nel dettaglio la mitica Tipo 61 Birdcage. 

R18 concept bike

Per questo Alan fa nascere la “Revival Birdcage”, un “capolavoro di metal-working”, embrione duro della R18 che farà poi scena ad Austin al Handbuilt Motorcycle show.

Barre di titanio da 9 mm, che si moltiplicano in cento e trentaquattro parti di segmento unite a creare un telaio che protegge il boxer, questo a sua volta costretto dall’acciaio arrotondato dove gli scarichi si prolungano dal collettore svariando in un caleidoscopio di colori degni di un arcobaleno.

C’è asimmetria nella Revival Birdcage, il sellino si riduce ancora al pari di una bicicletta da Belle Époque, il cerchio pieno della ruota anteriore con gomma liscia Dunlop da 23, mentre sono sporadici i raggi di quella davanti. Lo aveva poi detto Alan che il tempo dell’umiltà è finito: «Sono diventato più appariscente e ho cominciato a spingere i confini…».

Stiamo a vedere che cosa deciderà la Casa madre: in fondo, c’è tempo fino all’estate del 2020.

Andrea G. Cammarata

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Fuel Garage

La Honda Monkey di Rollfactory Design

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Quando Honda Moto Roma bussa al suo garage con una Monkey, ad Antonio di Rollfactory Design sale la scimmia del quarto di miglio. Il risultato? Vince il Contest Honda 2019 con una sprint bike bonsai

Quella che vi raccontiamo in queste righe è una storia matta e in quanto tale merita d’essere raccontata… dalla fine.

Il piccolo ordigno giallo e metal-flake nelle foto è il fresco vincitore del custom contest indetto da mamma Honda per i propri dealer e, in occasione dell’ultimo Salone di Milano, è stato ufficialmente premiato niente meno che dal presidente Okamoto in persona.

La commissione del Monkey 125 da Honda Moto Roma

Una grande soddisfazione per il concessionario Honda Moto Roma che qualche mese fa ha bussato al garage dell’amico Antonio Rullo, in arte Rollfactory Design, con una proposta piccola fuori ma grande dentro: una Honda Monkey 125 nuova di zecca.

Il ritorno della super compatta tuttofare giapponese ha entusiasmato molti addetti ai lavori e non solo nel Paese del Sol Levante, ma anche qui da noi.

In Giappone sappiamo che è da sempre autentico oggetto di culto, al quale si sono dedicati appassionati della più variegata estrazione.

Se in molti mercati l’Honda Monkey è un bestseller, in Italia per vari motivi non ha mai riscosso un successo nei numeri paragonabile a quello della sua fama e dell’entusiasmo che scatena altrove.

Emozione Honda Monkey

Eppure è un riuscito piccolo frullatore di emozioni, praticità e divertimento.

Folle al punto giusto. E, soprattutto, tanto matta da conquistare tutti e così furba da funzionare bene ovunque la si metta.

Insomma, una piccola “genialata” che ha nelle dimensioni contenute il suo pregio e il più grande limite.

La Honda Monkey o la si ama o, semplicemente, non la si capisce.

La maggior parte dei suoi estimatori si è anche cimentata nel renderla unica, speciale, perché è proprio nei limiti che il customizer trova il gusto perverso della sua arte.

Non è raro dunque vederla modificata in special notevoli, vestita da cafè racer o addirittura flat tracker…

Forcella e cupolino monkey

Più raro è vedere una Honda Monkey pensata per le Sprint Race.

Questo è stato il pensiero di Antonio il quale afferra la “scimmia per le corna” e ne fa un animale da quarto di miglio. Per prima cosa va ribassata, alleggerita e irrigidita. L’upside-down originale viene modificato e gli ammortizzatori posteriori riposti con cura in magazzino. Si perdono così ben 10 centimetri e quanto a rigidità cosa c’è di meglio di un hard-tail?

generica Honda Monkey

Il comfort non è certo una priorità in questo caso.

Il forcellone viene allungato addirittura di 16 cm e fatto terminare con una pregevole coppia di prolunghe in alluminio ricavate dal pieno e dotate di eccentricità. Per la regolazione dell’assetto si interviene con un’apposita chiave che si può riporre sul fianco e che, curiosamente, ricorda tanto un apribottiglie.

Sempre sul termine del forcellone troviamo le pedane, arretratissime come le esigenze della sprint race impongono.

La Monkey risulta così bassa, rigida e alleggerita, si dice addirittura di 18 chili, un’enormità su una motoretta di queste dimensioni!

Telaio Honda Monkey

I dettagli

Il manubrione largo viene ovviamente sostituito da una coppia di semi-manubri e la sella costruita appositamente con materiale antiscivolo. Vengono eliminati anche l’ABS e il comando del freno posteriore: al loro posto, si installa una pompa freno radiale con ripartitore di frenata che carica il 60% sull’avantreno.

Sulla piastra di sterzo spicca il nuovo strumento digitale con contagiri e indicatore di “zona rossa“ come un’autentica sprinter esige. Il faro è sostituito da un cupolino più “aerodinamico” e il cerchio posteriore con uno di tipo lenticolare.

serbatoio Honda Monkey

Gli pneumatici sono di tipo racing 100 e 120 su 80 per 12”. Se il grosso del lavoro ha riguardato la ciclistica, sono stati più blandi – per ora – gli interventi sull’affidabile mono 4T Honda: scarico e filtro aria artigianali sono solo il preludio di un intervento più radicale al quale Antonio sta pensando.

In garage qualcuno ha osato bisbigliare la tonante parola turbocompressore.

Obiettivo: superare i 40 CV!

Tanto impegno in officina non poteva non trovare adeguato risalto estetico. Ecco che Ivan Motta vernicia in metal-flake il piccolo serbatoio della Monkey, mentre a Matteo Murgia di Moon Design spetta il compito di decorare con pin-striping, estro e gusto serbatoio, fianchetti e cupolino.

L’aspetto forse più incredibile di questa matta storia è che, come ci tiene a concludere Antonio, tutte le modifiche sono reversibili.

Perché se non puoi cambiare idea ogni volta che vuoi, alla fine che matto sei?

Nicola Andreetto

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