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Fuel Car

Com’è la nuova Land Rover Defender

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Land Rover Defender

Oltre settanta anni fa nasceva la mitica serie 1 e ADESSO è arrivata la Land Rover Defender del ventunesimo secolo: dura ma non spartana come un tempo, esordisce con il passo lungo Defender 110. A seguire la più piccola Defender 90 e il prossimo anno la maxi Defender 130 a otto posti e una versione ibrida benzina-elettrica

Per più di mezzo secolo indiscussa icona del fuoristrada estremo, ma anche da lavoro e per il tempo libero, la Land Rover Defender oggi come un’araba fenice rinasce dalle ceneri della serie della quale quattro anni fa è cessata la produzione.

Debuttò nel 1948 e qualche anno dopo, nel 1954, ne possedette una anche l’altrettanto intrepido Winston Churchill, pur se all’epoca ottantenne. Adesso, reinventata per il Ventunesimo Secolo, ha più muscoli di un tempo, ma è anche molto, molto più intelligente. Così tanto che, ad esempio, è il primo veicolo al mondo ad offrire la funzionalità e la connettività di un sistema dual modem e dual eSIM.

 Land Rover Defender

In pratica, la nuova Land Rover Defender può scaricare gli aggiornamenti Software-Over-The-Air (SOTA) in movimento e senza interruzioni, mentre effettua lo streaming di app e musica attraverso il sistema Pivi Pro con connessione always-on, cuore dell’abitacolo che controlla tutti gli aspetti del veicolo tramite il touchscreen da 10” ad alta risoluzione.

 Land Rover Defender

Connettività remota

Il tutto con una connettività remota gestita da 16 moduli elettronici che possono essere aggiornati in ogni parte del mondo. Ovviamente non mancano i più recenti e avanzati sistemi di assistenza che migliorano l’esperienza di guida, primo fra tutti un sistema di videocamere 3D surround che offre una visuale a 360 gradi della zona circostante il veicolo, grazie a quattro videocamere grandangolo HD e 14 sensori di ultrasuoni, che consentono la scelta fra numerosi punti di vista, incluso uno dall’alto, e vista prospettica continua.

 Land Rover Defender

Nata per chi ama l’avventura e la scoperta

La nuova Defender ha nuove e moderne forme che per stile rispettano però quelle del passato. Dal portellone incernierato lateralmente, con ruota di scorta esterna, così riconoscibile nell’originale. Oppure i tipici sbalzi ridotti anteriori e posteriori applicati al nuovo pianale mono-scocca in alluminio sperimentato negli ambienti più ostili della Terra.

Pronta per ogni spedizione, la nuova Defender ha un carico utile massimo fino a 900 kg, carico statico su tetto fino a 300. Capacità di traino di 3.500, profondità di guado fino a 900 mm.
La personalità essenziale della precedente Defender è stata ripresa negli interni, dove compaiono a vista elementi strutturali e componenti di solito nascosti, a sottolinearne la semplicità e la praticità.

Cosa è cambiato

Fra le novità, il cambio sul cruscotto, che consente di montare uno strapuntino centrale opzionale, ottenendo così tre sedili affiancati come le prime Land Rover. Tre le versioni che nell’arco di due anni completeranno l’offerta Land Rover affiancandosi al lusso della Range Rover e alla capacità versatile della Discovery. Si parte con la già ordinabile Defender 110 a cinque porte, lunga cinque metri e 18 con la ruota di scorta e con cinque, sei e cinque +2 posti.

Entro l’anno arriverà la più compatta Defender 90, lunga quattro metri e 58 e, nel 2021, l’ammiraglia Defender 130 con abitacolo fino a otto posti.

Su tutte ritroviamo la tipica posizione di guida dominante delle Land Rover. Su strada e in off-road, poi, trazione integrale permanente, trasmissione a due gamme di velocità e l’inedito “Configurable Terrain Response”  che tara con precisione le regolazioni del veicolo in base al tipo di terreno.

La  gamma di propulsori diesel e benzina assicurano alla nuova Defender potenza, controllo ed efficienza in ogni tipo di ambiente. Al momento sono disponibili due motori diesel Common rail iniezione diretta, da 2.000 cc, quattro cilindri 16 valvole da 200  e 240 CV. E un paio di motori benzina: un 2 litri 4 cilindri da 300 CV e il potente 3 litri 6 cilindri da 400 CV.

Quest’ultimo nel 2021 sarà disponibile anche in versione Ibrida Plug-in (PHEV) che consentirà una marcia silenziosa con la sola propulsione elettrica. I prezzi? La nuova Defender 110 è ordinabile con un listino che parte da 57.400 euro.

Bruno Andrea Ciattini 

Dichiarazione di durata per la Land Rover Defender

La nuova Defender ha superato oltre 62.000 test prima di ottenere l’approvazione tecnica. Chassis e scocca sono progettati per superare la procedura “Extreme Event Test” di Land Rover – con impatti sostenuti – che si spinge oltre i normali standard dei SUV.

 Land Rover Defender

Durante i test di sviluppo, i prototipi hanno viaggiato per milioni di chilometri negli ambienti più ostili della Terra. Lo hanno fatto con temperature desertiche di +50° C e artiche di -40°, arrivando ad altitudini di 3.000 metri sulle Montagne Rocciose del Colorado.

Trazione integrale permanente. Trasmissione automatica a due gamme di velocità e differenziale posteriore auto-bloccante. Ciò per assicurare che il veicolo possa eccellere sulla sabbia del deserto, sulla tundra gelata dell’Artico, o su qualsiasi ambiente e terreno vi sia fra le due.

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Abarth 124 Spider. Aperta a tutto…

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Versione “cattiva” dello spider Fiat, l’Abarth 124 Spider nella elaborazione da adrenalina rivela la forte impronta racing. Alle spalle i 70 anni di esperienza e di vittorie nelle corse del marchio dello scorpione. 

Abarth 124 Spider su galleria autostradale

Certe auto, come alcune moto, sono i balocchi più ambiti di noi adulti.

Per Karl Abarth (1908 – 1979) il sogno, è stato quello di primeggiare con quei “giocattoli”; all’inizio a due e poi a quattro ruote.

La leggenda vuole che tutto ebbe inizio quando non ancora undicenne il piccolo Abarth  fasciò con striscie di cuoio le ruote del suo monopattino per farle scorrere più velocemente e vincere così le sfide tra i ragazzi di quartiere.

Abarth 124 Spider, logo

Il seguito è storia.

L’elaborazione entra nel DNA di Karl Abarth che correrà in moto e di seguito su vetture da lui modificate per farle diventare più competitive.

Il mito nasce poi dai 10 record del mondo, i 133 record internazionali, le oltre 10.000 vittorie su pista, che hanno costellato di successi in successi il marchio Abarth permettendogli di testare, nelle condizioni più severe, le soluzioni tecnologiche che sono poi adottate ancora oggi nella produzione di serie.

Abarth 124 Spider interni

È con questi presupposti che tre anni fa è nata, o meglio è ritornata, l’Abarth 124 Spider.

Erede dell’omonima roadster che portò Fiat a vincere il suo primo Campionato Europeo Rally negli anni Settanta,  La nuova Abarth 124 Spider è, come l’antesignana, una vettura pensata per le emozioni e per le performance. E, allo stesso tempo, un’auto divertente e non convenzionale.

Un mix subito apprezzato, così tanto che questa rivisitazione è entrata di forza nella ristretta cerchia delle auto-icona del piacere di guida.

Abarth 124 Spider esterni

Come ogni Abarth, ha infatti tutte le qualità e un bel carattere per appagare anche i piloti più esigenti.

Abarth 124 Spider motore

Motore turbo 1.4 MultiAir a quattro cilindri da 170 CV sotto il cofano, nella versione con cambio manuale a 6 marce o con cambio automatico Sequenziale Sportivo Esseesse a 6 marce con selettori al volante, sospensioni raffinate, ammortizzatori Abarth by Bilstein, impianto frenante Brembo e trazione posteriore.

Abarth 124 Spider esterni da dietro

A puntualizzare l’eccellenza tecnica, differenziale autobloccante meccanico di serie, per garantire motricità e trazione anche nelle situazioni più critiche e fornire un comportamento dinamico eccezionale.

E questo senza tralasciare i dispositivi per il comfort e per la sicurezza attiva e passiva.

ABS, EBD, ESC, sono all’occorrenza disinserirli; ad esempio in pista, ma anche per vivere pienamente una sensazione di guida pura e diretta.

Abarth 124 Spider sedili

Anche lo stile e le proporzioni della vettura esprimono dinamismo: silhouette slanciata, cofano lungo, due posti con una seduta a ridosso dell’asse posteriore per “sentire” al meglio la strada.

Il design degli interni rispecchia la cura artigianale dal look sportivo che caratterizza da sempre il marchio dello Scorpione: dai sedili in pelle (di serie anche riscaldati) al volante verticale sempre in pelle con cuciture rosse e la leva del cambio corta.

Appaganti per i clienti corsaioli il colore nero opaco per cofano e bagagliaio, disponibili però anche dello stesso colore della carrozzeria, come il suono intenso e profondo dello scarico Record Monza che assicura una erogazione sempre lineare di coppia e potenza variando il percorso dei gas di scarico.

Abarth 124 Spider vista su strada

Naturalmente per chi ama anche altri suoni, al posto del solito stereo, c’è il Pack Sound Plus, che comprende radio 7” touch-screen e un raffinato sistema audio Bose con sub-woofer e 8 altoparlanti, di cui due integrati nei poggiatesta.

Bruno Andrea Ciattini  

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DS3 Café Racer Limited Edition, Culto d’Ispirazione Bike

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DS3 Café Racer

DS3 Café Racer, come il nome lascia intendere, è l’interpretazione automotive dello stile motociclistico Café Racer. E anche per questo rigorosamente in edizione limitata.

DS3 Café Racer

DS3 Café Racer

Prima di arricciare il naso per l’intrusione di una quattro ruote in una rivista che parla di due ruote, conviene dare uno occhiata  alle foto di questa DS 3 Café Racer. D’accordo, non è una moto e la regola non scritta, è di non mischiare certe passioni, come appunto quelle della motocicletta e dell’automobile.

E’ pur vero che questi due oggetti hanno acquistato per molti appassionati un significato che va al di là del semplice possesso e utilizzo, attribuendogli di fatto un valore che trascende di gran lunga quello della semplice  prestazione  oggettiva, per  trasformarli  in prodotti  di culto.

E come ogni culto, anche questo applicato alla DS 3 Cafe’ Racer ha i suoi seguaci

Luoghi dedicati, riti e miti. E questa  auto creata in edizione limitata dal marchio francese DS Automobiles, è appunto la rappresentazione di come, anche attraverso la scelta dell’auto, sia possibile restare fedeli ad un preciso stile di vita, un modo tutto speciale di esibire la propria identità: ad esempio con un grande tatuaggio che in questa DS 3 Café Racer personalizza il tetto, in color Crema Parthénon.

Ma non solo. Nelle grafiche applicate a mano e realizzate dallo studio grafico BMD Design di Bordeaux, spuntano le scritte Parigi, per celebrare l’origine del marchio, la sua data di nascita (il 1955), Londra per il riferimento alle café racer, la dichiarazione d’amore per il brand DS.

Oltre a descrivere i valori del marchio e la storia del modello,  questa personalizzazione estesa anche alle fiancate, al posteriore e al cruscotto, ha trasformato la DS3 in un’ opera vintage che nasconde tecnologie moderne, in un mix di lusso e connotazioni rock dal look classico, ma decisamente provocatorio.

Il nero perla della carrozzeria DS3 Café Racer

Mimetizza la texture applicata a mano che riveste tetto e spoiler posteriore e che richiama la squamatura di un rettile. Completano DS 3 Café Racer  i cerchi in lega diamantati di 17 pollici “Bellone Nero Lucido” e coprimozzo in tinta “Crema Parthénon”. All’interno dominano dettagli raffinati e la tecnologia di oggi: come i principali equipaggiamenti di assistenza alla guida, la connessione con le piattaforme social e tutti i dispositivi di sicurezza.

Tra le dotazioni di bordo il “clima” automatico, la telecamera di retromarcia, l’accensione automatica dei fari.  La DS 3 Café Racer commercializzata in Francia a metà del 2018 con motori PureTech e BlueHDi, è stata in vendita in Italia a 25.200 euro a fine 2018 – inizio 2019 nella sola versione benzina, motore Pure Tech, 110 cavalli, cambio automatico.

Come tutte le “limited edition” è stata vista e presa. Oggi, salvo trovarla ancora disponibile in un punto vendita DS, resta pur sempre un ottimo spunto per personalizzare ulteriormente – e spendendo anche meno – la DS3 che la casa francese propone in cinque diversi allestimenti, ma anche nella più voluminosa versione Suv DS3 Crossback. Ambedue con molteplici varianti di colore e dotazioni..

Bruno Andrea Ciattini

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Suzuki Jimny e Suzuki Jimny Gan. Il Diavolo e l’Acquasanta

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Suzuki Jimny

Trasgressivo nel fuoristrada, docile in città, il piccolo fuoristrada Suzuki Jimny ha da sempre lo spirito e la filosofia dell’unico e solo 4×4 compatto e leggero. Ma può raggiungere i massimi livelli, se a metterci le mani è un celebre preparatore off-road come il team Zanfi

Suzuki Jimny è nato negli anni ’70, ma non è un veicolo d’epoca. Anzi. Il fuoristrada ultra-compatto Suzuki Jimny arrivato in perfetta forma alla sua quarta generazione. Oggi più di allora affronta strade dissestate e raggiunge luoghi apparentemente inarrivabili all’insegna dell’off-road, anche estremo. E allo stesso tempo, può candidarsi come auto da città dal glamour per molti irresistibile.

Come il diavolo e l’acqua santa, il “suzukino” – nomignolo che gli è stato dato dai tantissimi fan – unisce due utilizzi agli antipodi e apparentemente inconciliabili.

Suzuki Jimny off road con dimensioni super compatte da utilitaria

Il merito? Indubbiamente nelle dimensioni super compatte da utilitaria che gli permettono di muoversi con prontezza negli spazi ristretti dei percorsi sterrati e cittadini che i grossi fuoristrada e tantomeno i SUV non riescono a fronteggiare, come per le sue doti di 4×4 facile da utilizzare; anche per la guida alta, oggi sempre più richiesta da chi preferisce dominare la strada.

Suzuki Jimny

Suzuki Jimny

Tutto questo, con il look accattivante da vero fuoristrada in scala ridotta

Ecco quindi la linea piacevolmente retrò che riprende, abbinate a nuovi colori, compresa una verniciatura bicolore, le forme squadrate dei modelli degli anni ’70 e ’80 con l’iconica mascherina a cinque feritoie che dà al frontale verticale un caratteristico family feeling, le fiancate piatte, i passa-ruota allargati e il portellone verticale con la ruota di scorta esterna che riesce a contenere la lunghezza totale in 3 metri e 65. Gli interni sono pratici, ma per niente spartani, progettati per resistere all’uso più intenso.

L’abitacolo è spazioso per chi sta davanti, che ha poltrone comode e che si riscaldano. Meno confortevoli i due posti dietro, pur sempre ben dimensionati e panoramici. Quasi simbolico il bagagliaio col divano posteriore in uso. Quindi, per i weekend off-road, meglio partire in due. Certo utilizzarla soprattutto su asfalto richiede un minimo di assestamento nella guida. In particolare per chi ha poca dimestichezza con mezzi come questo progettati pensando in prima battuta allo sterrato, alla montagna, al fango, alla neve.

Suzuki Jimny indole da vero furoistrada

E l’indole da vero fuoristrada è subito evidente dai 21 centimetri che la separano dal suolo.  Poi, naturalmente, c’è la trazione integrale 4WD Allgrip Pro inseribile manualmente con tanto di ridotte, il robusto telaio a longheroni, le sospensioni a ponte rigido a mettere le distanze con i vari SUV e Crossover.

È diventato anche meno rude sull’asfalto

Con l’arrivo lo scorso anno della quarta generazione, Jimny è diventato anche meno rude sull’asfalto, senza per questo sacrificare le performance nell’off-road, grazie all’aumentata rigidità del telaio, che si è tradotta in una maggiore precisione e stabilità di guida, mentre l’ammortizzatore di sterzo e le sospensioni modificate, garantiscono maggiore comfort.

Il nuovo motore 1.5 a benzina 4 cilindri in linea da 102 CV assicura poi maggiore efficienza, sia col cambio manuale a 5 rapporti + ridotte, che con quello automatico sempre con riduttore. A fare la differenza con le precedenti generazioni, anche l’ingresso di nuove tecnologie come i fari a LED con abbaglianti automatici definiti da Suzuki Italia “non-ti-abbaglio”. 

Il display  7” del sistema multimediale, a fianco della strumentazione analogica volutamente  retrò e la lunga sfilza di sistemi di assistenza alla guida più evoluti, come il “guida-dritto” (mantenimento della corsia). Si aggiunge “occhio-al-limite” (riconoscimento dei cartelli stradali e dei pedoni), e per la prima volta su una vettura Suzuki, “attento-frena” (frenata autonoma d’emergenza) e “resta-sveglio” (monitoraggio dei colpi di sonno). E non costa neppure un botto: 22.900 euro che salgono a 24.400 con cambio automatico.

Suzuki Jimny

Suzuki Jimny

Suzuki Jimny Gan

Questo Jimny elaborato assieme ad un modello gemello da Zanfi (www.zmode.it), uno dei più celebri marchi nelle preparazioni off-road, è stato presentato da Suzuki a giugno al Salone dell’Auto di Torino in allestimento “Gan”. In giapponese significa forte, testardo. Jimny Gan rappresenta quindi la “testardaggine” di un fuoristrada duro e puro, che non indietreggia di fronte agli ostacoli lungo la sua marcia.

Il suo design può essere identificato con il termine “Kiru”: un taglio stilistico unico che fonde modernità e tradizione. Di sicuro, l’intervento del team Zanfi, ha “acceso il diavolo” a questo Suzuki 4×4 con un “maquillage” tecnico ed estetico che lo ha reso ancora più inarrestabile e trasgressivo.

Per magnificarne l’aspetto off-road, l’allestimento prevede all’esterno una griglia elastica porta-cavo assicurata al cofano motore, una fascia laterale parasassi color antracite chiaro che riprende la tonalità dei cerchi e riporta il Kanji “Gan” presente anche sulla copertura della ruota di scorta.

Personalizzazione

La personalizzazione dei due esemplari esposti riportava anche i numeri #13 e #17, a sfida della scaramanzia. L’abitacolo è impreziosito da un ricercato rivestimento di colore nero con inserti in Alcantara traforato con trama grigio ghiaccio.

Lo stesso rivestimento ricopre le maniglie interne e la plancia, sempre con cuciture a contrasto silver, mentre personalizzano i sedili il Kanji “Gan” e il logo Jimny. Non da meno le trasformazioni sotto il vestito; con un assetto rivoluzionato e rialzato di 100 mm, con molle, ammortizzatori, barre Panhard e bracci nuovi e un’altezza minima da terra di ben 310 mm.

Gli interventi firmati Zanfi si ritrovano anche nella barra anti-rollio che si sgancia, negli alberi della trasmissione rinforzati, nei differenziali protetti da paratie saldate e nei distanziali da 30 mm sulle ruote, che montano pneumatici tassellati 235/75.

Il prezzo? Nel listino Suzuki Italia aggiornato a fine luglio non era inserito e neppure è stato comunicato se verrà introdotto come versione speciale. Comunque, indicativamente è ipotizzabile un aumento dal prezzo di listino intorno ai 6-7 mila euro.

Andrea Bruno Ciattini

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