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Chi è Kuniyoshi Iwata, Custode della Honda Hall Collection

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Honda Hall

Kuniyoshi Iwata fa un lavoro da sogno, in mezzo a centinaia fra le migliori moto e auto a marchio Honda, stradali e da corsa: dirige la Honda Collection Hall vicina al Twin Ring di Motegi, in Giappone

Chiunque abbia la passione delle moto e delle corse, dovrebbe fare una full immersion fra le centinaia di mezzi esposti nella famosa Hall Collection di Honda, e siamo al Twin Ring di Motegi.
La straordinaria collezione della maggiore azienda motoristica del Sol Levante comprende la storia del motociclismo dalla fine degli Anni 40. Quando Soichiro Honda costruì le sue prime macchine, alimentate da generatori che originariamente erano destinati addirittura ai trasmettitori radio.

La maggior parte delle moto esposte nella Collection Hall sono Honda, ma un po’ a sorpresa trovano spazio anche importanti modelli di altre marche. E tutto questo “ben di moto” luccica alla grande nella Collection Hall.

Ci sono modelli stradali che hanno davvero fatto storia, a partire dalla prima creazione di Honda, in compagnia della prima Superbike allestita dalla Casa nipponica, la CB750. Non mancano poi le iconiche street-bike degli Anni 70, 80, 90 e quelle degli anni successivi.

Honda Hall

Attraverso l’esposizione si scopre l’intero arco della “carriera agonistica” di Honda

Si parte dalle prime esperienze degli Anni 50 fino alle numerose incarnazioni della potente NSR500 a due tempi, per poi arrivare alle più recenti MotoGP RC211V, RC212V e RC213V.

Tutto questo contribuisce a fare di Kuniyoshi Iwata, responsabile della Collection Hall, uno degli uomini più fortunati del Giappone, che passa le sue giornate in compagnia dei pezzi più belli della storia del motociclismo per tutto l’anno.

Iwata ha iniziato la sua carriera in Honda con le gare del Mondiale negli anni ‘80 e ‘90, quando ha lavorato sulle NSR500 di Freddie Spencer e Mick Doohan e ora il suo compito è quello di mantenere le moto in perfette condizioni. Non soltanto la mitica NSR500 ma tutte le centinaia di altri modelli presenti nel museo, che spesso escono dall’esposizione per partecipare agli eventi in cui vengono messe alla prova, per la gioia degli appassionati delle gare, giovani e meno giovani.

Honda Hall

Iwata e il suo team di cinque meccanici adorano il loro lavoro

«Manteniamo le macchine in modo che siano pronte per funzionare in qualsiasi momento – ci racconta Kuniyoshi – Penso che sia un lavoro molto importante e ne sono orgoglioso. Le macchine sono robuste e resistenti, ma è difficile mantenerle in efficienza quando sono molto vecchie. La maggior parte delle parti che utilizziamo sono infatti parti singole. Per fortuna riceviamo molto supporto dal Centro R&D Honda Asaka per le moto e da Honda Racing Development Sakura per le auto».

Honda Hall

Nella Honda Collection Hall sono esposti ben 350 modelli, a due e a quattro ruote

Iwata è in grado di guidare molte delle moto esposte, anche se di solito ovviamente lo fa a “bassa velocità”, quando effettua gli indispensabili controlli di shake-down, prima che gli altri motociclisti le pilotino in occasione di eventi in Giappone e in tutto il mondo.

Guardiano, custode, cultore, Iwata non ha dubbi sulla moto da lui preferita nella Collection Hall: è la prima Honda NSR500,

«perché – come ci confessa – è la prima Grand Prix su cui ho lavorato come meccanico».

L’NSR500 del 1984 è un ottimo esempio della passione costante di Honda di arrivare ai confini della tecnologia non solo attraverso il successo, ma anche attraverso… la mancanza di successo. Per esempio, la prima NSR500 aveva il suo serbatoio del carburante sotto il motore e gli scarichi sopra, l’opposto della norma. La bike non vinse il Campionato del mondo 500 cc del 1984, ma ha insegnato molto a HRC sulla dinamica del telaio.

La auto preferita di Kuniyoshi Iwata nella Collection Hall  (al link anche il tour virtuale) è la Honda T360 pick-up, lanciata nel 1963, pochi mesi prima della sportiva S500.

«Mi piace la T360 perché è stata la prima Honda a quattro ruote in vendita: ricordo di aver visto un T360 che consegnava del riso quando ero bambino. E adesso capisco la filosofia che Soichiro Honda ha usato nello sviluppo dell’auto».

Tokyo museum

Giornate dure alla Honda Hall Collection

Di recente Iwata ha avuto un giorno davvero intenso, in occasione del Honda Racing Thanks Day nello scorso novembre, quando una serie di leggendari modelli Honda hanno riempito con il rombo dei loro motori il circuito di Motegi, per deliziare gli oltre 17.000 fan presenti.

Inutile dire che le più applaudite e ammirate, sono state le icone da corsa più famose di tutti i tempi: la Honda NSR500, che fu guidata da Eddie Lawson nel Campionato del Mondo 500 cc del 1989 e la McLaren-Honda MP4/4 di Ayrton Senna nel 1988 durante il Campionato mondiale di Formula 1.

«Mi sento felice quando vedo che le macchine sono ben conservate e guidate regolarmente – ha detto Iwata durante l’evento – E soprattutto mi appaga vedere persone che si divertono ad ammirare i modelli  storici. Le nostre macchine partecipano agli eventi di molti Paesi, ma l’Honda Racing Thanks Day è molto speciale, perché si svolge vicino alla Collection Hall e ci dà la possibilità di guidare molte delle nostre macchine storiche».

La Collection Hall è stata aperta nel 1998

Era il sogno del fondatore dell’azienda Soichiro Honda, che ben capiva l’importanza di mostrare al pubblico la storia della Casa. In Honda si dice che “Le macchine non mentono mai, e il successo – se sono davvero buone – arriverà sempre…”  

E dalla Casa madre aggiungono qualcos’altro:

“È nostra abitudine mostrare al mondo cosa abbiamo fatto. Solo così si può scoprire il vero volto di Honda!”.

A cura della Redazione di Fuel

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In moto i viaggi ‘tailor made’ di Ridermap

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Ridermap

“La strada è il tuo terreno di gioco”: il payoff di Ridermap, specialista in viaggi in moto. Incuriositi, siamo andati a incontrarli

Viaggiatori per passione, agenti di viaggio per necessità e motociclisti per scelta. Ecco cosa c’è dietro la piccola ma dinamica realtà di Ridermap, tour operator toscano, con base a Lucca, specializzato in viaggi in moto.

Dopo anni di viaggi, organizzati per amici in varie parti del mondo e dopo un importante periodo di lavoro con due agenzie nazionali del settore moto-turistico, i componenti dello staff hanno trovato la loro identità e unione di intenti. Lo hanno fatto dando vita a una realtà che potremmo definire quasi artigianale nel senso migliore del termine, per la cura “sartoriale” con cui viene programmato, preparato e assistito ogni singolo evento.

I primi passi mossi nel bacino del Mediterraneo erano solo la premessa di ciò che oggi questo Tour Operator Ridermap è in grado di organizzare grazie a una rete di contatti sparsi per il globo.

La rete di Ridermap creata personalmente e direttamente

Infatti ogni viaggio proposto da Ridermap è sempre testato prima di essere messo a calendario. Così come la rete di contatti e di corrispondenti che spazia dalla Patagonia alla Russia, dall’Iran agli Stati Uniti passando per Colombia, Namibia, Sud Africa e così via.

«Nel nostro modo di lavorare è fondamentale provare un viaggio – ci raccontano i ragazzi di Ridermap nella sede di Lucca –. Per vendere un prodotto bisogna conoscerlo, averlo provato e valutato attentamente, al fine di offrire la migliore esperienza possibile a chi poi deciderà di acquistarlo. Valutiamo itinerari, strade, tempi di percorrenza. Qualità e distribuzione delle strutture ricettive, orari di visita delle principali attrazioni locali. E soprattutto stringiamo importanti e affidabili contatti con chi, nel luogo, ci lavora da anni. Questa, in un certo senso è la parte più stimolante del nostro mestiere. Ma la soddisfazione più grande è quella di tornare in quei luoghi insieme ai nostri clienti, per far vivere anche a loro le stesse nostre emozioni».

In questo modo Ridermap ottimizza tempi, percorsi e luoghi da visitare e NON visitare, “confezionando” itinerari che spaziano dal classico weekend al viaggio lungo fino a tre settimane.

Ma ciò che ci incuriosisce di più di questa organizzazione è il modo “anomalo” con cui l’evento è gestito. Il concetto di viaggio in moto organizzato è completamente stravolto e favore della libertà del singolo motociclista.

In Ridermap lo definiscono “No Convoglio”

Ogni singolo equipaggio, infatti, si muove in completa autonomia, in base ai suoi tempi e con la velocità che preferisce, seguendo le proprie abitudini e ritmi che naturalmente differiscono dagli altri viaggiatori. Nessuno deve seguire qualcuno.

Non ci sono “apripista” di sorta, ma tutti viaggiano in completa libertà, con la sicurezza e la certezza che i mezzi di supporto dell’organizzazione transitano lungo l’itinerario e si fermano in caso di necessità senza lasciare nessuno indietro. In questo modo, l’appassionato di fotografia può fermarsi quando “vede” lo scatto giusto, così come il curioso quando scova un bazar lungo strada.

Ci siamo chiesti come possano i viaggiatori non perdersi nei tanti viaggi proposti e abbiamo scoperto un lavoro meticoloso sviluppato da Ridermap, che si traduce nel road-book cartaceo consegnato alla partenza del viaggio a ogni pilota.

Ogni tappa è descritta chilometro dopo chilometro, con dovizia di dettagli, indicazioni stradali, note e punti GPS. Un lavoro certosino e per qualche verso straordinario, che permette a qualsiasi viaggiatore di affrontare ogni giorno di viaggio in completa autonomia e libertà.

Completano il road-book le mappe di ogni singola tappa, la specifica localizzazione delle strutture ricettive e le indicazioni per trovare benzina, bar, farmacie… Rimane a discrezione del motociclista il tipo di utilizzo del road-book stesso. Seguendo le chilometriche o, per i più tecnologici, inserendo i punti GPS che costituiscono l’itinerario. 

«Questo sistema di viaggio ha fatto sì che molti motociclisti abituati a viaggiare da soli, si siano avvicinati a noi apprezzando la libertà ma anche la sicurezza e la praticità di avere alle spalle un’organizzazione di supporto. Alcuni dei nostri affezionati clienti ci definiscono “fantasmi”: non vi si vede mai, ci dicono, e saltate fuori solo in caso di necessità».

Il sistema “No Convoglio”

Il modello “no convoglio” è utilizzato in tutti i programmi proposti da Ridermap. Ma fanno eccezione i viaggi da fine settimana dove, generalmente, ci si muove in gruppo.

Oltre al calendario proposto sul proprio sito internet, Ridermap si è specializzata nel preparare viaggi su misura per moto-club, associazioni o semplici gruppi di amici. Solo nel 2019 Ridermap ha portato a termine sei viaggi di questo tipo.

«Lavorare con un gruppo di persone permette a noi e al gruppo stesso di stabilire le date del viaggio, ma soprattutto l’itinerario, che può essere anche molto diverso da quello proposto nel nostro programma standard. In questo modo, si ottimizzano le necessità di tutti e il risultato è sempre all’altezza delle attese».

Nell’ultimo anno il tour operator ha introdotto nuove e interessanti destinazioni quali Colombia e Tibet. Ma alla luce della situazione sanitaria, Ridermap ha ampliato l’offerta di viaggi in moto in Italia. E lo ha fatto con una serie di proposte di weekend oltre a due interessanti e originali itinerari: la via Francigena e il Mille Laghi.

Ci congediamo chiedendo lumi su ciò che ci ha incuriositi all’inizio dell’incontro: «La strada è il denominatore comune di qualsiasi meta e spesso è la meta stessa: senza di essa non potremmo giocare al nostro gioco preferito, viaggiare su due ruote!». 

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Filippo Bassoli (Deus) in MV Agusta? Glielo abbiamo chiesto

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Filippo Bassoli

Passione, ambizione e voglia di emergere, portano Filippo Bassoli, famoso per il suo marchio Deus, alla corte di Timur Sardanov  dove si costruiscono i gioielli a due ruote di MV Agusta

Perché un industriale russo decide di investire risorse ed energie, in una casa motociclistica italiana sulle rive del lago di Varese, e perché un imprenditore di successo come Filippo Bassoli, già molto impegnato in progetti in crescita, decide di unirsi all’idea? La risposta è una sola: la passione! 

Nel leggere la notizia “bomba” di Bassoli che assumeva l’incarico di direttore marketing in MV Agusta, ci siamo ricordati di quando abbiamo partecipato allo Swank Rally, uno dei meravigliosi eventi organizzati con il marchio Deus. Un raduno dal sapore esclusivo, dove a ‘giocare’ come pargoli all’uscita da scuola c’erano non solo motociclisti della domenica, ma piloti e campioni del mondo.

Una situazione incredibile

Neil Hogdson che ci passa sullo stretto, un curvone a bandiera per il funambolico Ruben Xaus… davvero mitico! Oltre al ricordo di quella “gara”, con (solo) qualche titolo mondiale in pista, avevamo conservato il biglietto da visita di Filippo, “furbata“ che ci è tornata utile al momento di fissare l’incontro direttamente in MV Agusta.

Cosa si prova quando si arriva nell’head-quarter di MV Agusta?

Un mix di emozioni fra lusinga e gioia, c’è poi la pressione del blasone che il marchio di Schiranna porta nel suo DNA. Ma Filippo Bassoli, candidamente “friendly” scioglie il ghiaccio e ci porta subito per un tour fra gli stabilimenti.

Partenza in modalità dirompente: una stanza dei balocchi con stipate in perfetto ordine trecentocinquanta moto nuove e luccicanti. Fra le linee di produzione qualche motore scalda l’atmosfera al banco prova, magnifico. Uno stabilimento spettacolare, quello di una fabbrica reale di veicoli premium, veri e propri gioielli su due ruote. 

Ma chi è la persona che abbiamo di fronte?

Filippo Bassoli nasce a Milano, circondato in famiglia da avvocati, e il suo destino, un po’ per convenienza un po’ per comodità, s’incanala verso gli studi in giurisprudenza. Ma fin da piccolo il polso destro di Filippo trova il vizio di slogarsi su stradine e sentieri di campagna, fra i monti intorno a Parma.

L’accordo di non-belligeranza con la famiglia fu quello di evitare l’acquisto di una moto da strada, mettendo però sul piatto opposto della bilancia le scorribande tollerate in campagna. È lì che il “tassello” inizia a mordere, a scavare nel cuore del giovane pilota.

Ben presto la giurisprudenza si rivela un ambito stretto per l’indole di un ragazzo innamorato di design, architettura ed estetica. Da queste basi nasce la storia imprenditoriale: l’interesse e l’intuito che fanno bruciare a Filippo le tappe della blogosfera in tempi non sospetti, con il risultato della creazione di Blogo, dove sfoga la propria passione a benzina nelle rubriche auto e moto.

Grazie al successo editoriale e una solida nomea nell’ambiente, il passo è breve verso collaborazioni nel settore auto-moto. Fino a Deus, la cui a storia è molto ben conosciuta.

Dalla partenza su una strada “sbagliata”, Filippo Bassoli è riuscito a trasformare la passione in lavoro, un lavoro di successo.

Chiariamo subito una cosa a proposito di Filippo Bassoli

È bravo, lungimirante, trova le condizioni per assumersi certi rischi e determinate scelte, si avvale di collaboratori di valore, ma la sua vita non è stata una passeggiata di salute. La giornata di lavoro non ha confini, per Filippo Bassoli non c’è nessun mouse o chiave inglese che alle 17,00 produca un tonfo cadendo a terra…

Perché gestire una realtà come Deus, con sedi in tutto il mondo nei fusi orari più disparati, amministrare un flusso d’informazione che arriva fino a 600 email giorno, nasconde una vittoria fatta di sacrifici e convinzione, dove non esistono scorciatoie.

Ma quali ragioni portano Filippo Bassoli in MV?

Sostanzialmente sono due: la prima è ovvia, lo vogliono! È Sardarov, patron di MV Agusta, a sceglierlo come direttore marketing cogliendone le qualità del successo imprenditoriale di Deus, la capacità di creare aggregazione e fare community.

La seconda condizione, richiesta e ottenuta, è quella di essere libero di scegliere, di inventare, di intervenire sulle scelte aziendali, spesso difficilmente lasciate nelle mani di un direttore marketing. 

Per Filippo Bassoli è un’occasione da prendere al volo, anche se molto umilmente dubita di essere all’altezza. Ma il dubbio non produce negatività, anzi diventa il motore che spinge a migliorarsi, dare di più. Inizia così la sua prima esperienza da dipendente in MV Agusta. 

Ma venendo al sodo, cosa ci aspetta per il prossimo futuro MV?

Le premesse sono molto promettenti: si parla di un’azienda “a porte aperte”, dove saranno all’ordine del giorno gli eventi e gli incontri musicali, con il prato antistante l’ampio piazzale dell’ex-hangar degli idrovolanti gremito di persone con un cocktail in mano.

In questo, lo “chef” Filippo Bassoli ha esperienza e capacità nel valorizzare gli elementi e creare una community intorno a un’idea, a un’icona. Si ritorna al concetto di ‘inclusività’, un must del credo di Filippo, secondo il quale “inclusività è esclusività” valgono tanto per la soddisfazione dei customer.

Immaginate la gratificazione per un appassionato del marchio, da proprietario di una MV o solo come uno che se la sogna, vivere serate dentro lo stabilimento. E sentirsi parte di un team esclusivo, provando esperienze di solito relegate alle foto su Instagram. 

Altre anteprime nell’aria

Riguardano l’ulteriore avvicinamento di MV al mondo dei giovani. Già a listino ci sono la F3 675 e la Brutale 800 depotenziate a 35kw per la guida con patente A2, ma è già prevista una riduzione di cilindrata. E poi c’è tutto l’interessante filone della mobilità sostenibile, come le bici a pedalata assistita: anche in questo campo, MV Agusta a breve proporrà svariate sorprese!

Se volete mettere gli occhi nel mondo MV, c’è da scaricare l’app MV-Ride. Consente non solo di gestire ogni regolazione elettronica della moto in base al vostro umore motociclistico giornaliero, permette inoltre di memorizzare il setting, ottenere le statistiche delle prestazioni, navigare e pianificare itinerari e molto altro, un’app davvero interessante anche per chi non possiede una due ruote “Made in Varese”.

Se partite dall’app, siete già a buon punto. Vi basterà soltanto aggiungere una Superveloce, per essere padroni del mondo!

Le tre domande a Filippo Bassoli

Moto preferita del tuo garage?

«Negli anni e nei periodi della mia vita ho cambiato gusti: comunque mi piacciono sempre molto la BMW Derrik ex-polizia tedesca, preparata con Deus anni orsono, e soprattutto l’Honda Super Cub, un pezzo fatto sempre con Deus, unico, e per il quale ci chiedono ripetutamente delle repliche».

Una moto che (ancora) non hai?

«Nessun dubbio: la Honda CR500 dell’89 o del ‘90, anni dove era decisamente avanti a tutti».

Ci riveli un tuo segreto? 

«Non ho mai desiderato una moto carenata, supersportiva: poi con la Superveloce è nata una nuova categoria, che coniuga eleganza e sportività, con un tocco retrò/modern-classic molto vicino al mio gusto. Ad EICMA, il mio commento è stato: Pornografica! E adesso….ce l’ho in garage!». 

Tutto merito dell’appeal di MV Agusta, senza dubbio alcuno.

Alessandro Mattiello

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Stefano Notorgiacomo e le marmitte nel salotto

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Stefano Notorgiacomo

Le collezioni di Stefano Notorgiacomo partendo da pezzi di moto e auto storiche, che diventano opere uniche per  impreziosire gli interni delle case di tutto il mondo

Stefano Notargiacomo trasforma l’arte partenda da lampade, complementi d’arredo per l’interior, per un made in Italy contaminato, artigianale, di lusso.

Sotto le mani di Stefano Notargiacomo, creativo romano, lo specchietto di una Ferrari Testarossa e il pedale di una Ferrari 360 diventano una lampada da tavolo con l’aggiunta di una base in travertino. Oppure un carburatore originale di una Vespa degli anni Sessanta è il punto di partenza per un’altra opera d’illuminazione a metà tra arte e design. E ancora, il flessibile di una marmitta fa da stelo a una lampada raffinata.

Tutte creazioni che conservano il rimando al mondo dei motori e dello stile industriale di marchi prestigiosi. «Ogni opera nasce da un pezzo d’auto o di un motociclo, non importa se nobile o meno – spiega Stefano – e su quel pezzo viene modellata. Trovo i ricambi nei mercati specializzati oppure online. Spesso sono gli stessi collezionisti a fornirmeli, per vedere che cosa può venir fuori da un pedale, da un carburatore, da uno specchietto».


Stefano Notorgiacomo assembla ogni parte con un lavoro di alta precisione, per il quale si avvale anche delle mani sapienti dei migliori artigiani romani. I pezzi mantengono le caratteristiche originali e originarie, inclusi i segni del tempo che rappresentano un valore aggiunto.

Successo internazionale

Con le sue opere, Stefano Notorgiacomo è presente con successo da anni in alcune tra le principali rassegne di settore nel mondo. Ha partecipato alla collettiva d’arte contemporanea “Evolution in Modern Art”, al Cultuur Centrum de Warf in Belgio nel 2016, al Fuorisalone di Milano e all’International Design Festival di Berlino nello stesso anno.

Sue opere sono pubblicate su riviste internazionali di settore auto e interior design in Italia, Francia, Inghilterra, Corea, Spagna e Russia.

Per quanto riguarda le quotazioni, il prezzo delle opere Vespa è di 700 euro e di 900 quella Harley-Davidson.

Per contatti:  www.stefanonotargiacomo.it

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