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C’era una volta il serbatoio, storia (del serbatoio)

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serbatoio sterling

A essere precisi il più delle volte il serbatoio c’è ancora… Anche se, sempre più spesso, non è dove ci si aspetterebbe che fosse. Su alcune tipologie di moto addirittura non c’è proprio più, sebbene i loro designer vogliano indurci a credere il contrario

Il primo mezzo a due ruote dotato di un motore risale al 1870, tuttavia bisogna aspettare l’inizio del 1900 per assistere alla nascita delle prime fabbriche artigianali di motociclette.

A quei tempi le moto non erano, ovviamente, tecnologiche come quelle di adesso… assomigliavano per lo più a biciclette con attaccato un posticcio motore a scoppio.

Il serbatoio che alimentava questo motore era solitamente ancorato alla canna centrale del telaio della bicicletta da cui la moto derivava. Era in quella posizione perché, non esistendo ancora la pompa della benzina, il carburante arrivava al motore solo sfruttando la forza di gravità.

Da biciclette quali erano all’inizio, a poco a poco si evolsero fino a diventare motociclette. Avendo ereditato la posizione del contenitore del carburante dalle bici a motore, quelle moto vennero soprannominate “sottocanna”. Ciò proprio perché il serbatoio era ancora appeso alla parte centrale del telaio, la cosiddetta “canna”.

Serbatoio anni 30

A partire dagli anni ‘30 si ebbe un’ulteriore evoluzione e il serbatoio cominciò a essere posizionato sopra la canna, avvolgendola completamente e nascondendola. Questo ha permesso l’utilizzo di serbatoi molto più capienti, necessari per assicurare una sufficiente autonomia a dei motori che stavano cominciando ad aumentare di cilindrata diventando sempre più potenti ma anche più assetati nei consumi. 

Oltre che dal punto di vista tecnico, questa soluzione si è imposta anche dal punto di vista stilistico: il serbatoio è diventato, assieme al motore e alle ruote, la cosa che più caratterizza una moto. Sebbene sia passato quasi un secolo, la moto la concepiamo ancora oggi esattamente così.

Se manca il serbatoio facciamo fatica a definire un veicolo “moto”, anche se ci sono tutti gli altri elementi che lo caratterizzano, come le due ruote, il motore, il manubrio e la sella. Se manca il serbatoio, o meglio se questo componente è nascosto alla vista, parliamo in genere di “scooter”.

Serbatoio dello scooter

Il primo mezzo di questo tipo, la Vespa progettata da Corradino d’Ascanio per Piaggio nel 1946, nacque proprio dall’esigenza di avere un veicolo a motore a due ruote che non fosse una moto. Era infatti nato per attirare una clientela completamente diversa, che non essendo abituata a “cavalcare” una motocicletta poteva approcciarsi a questo nuovo mezzo di trasporto in modo decisamente più semplice, senza dover “scavalcare” il serbatoio per salirci. Il successo della Vespa è cosa nota a tutti, così come il fenomeno dello scooter moderno che senza di lei probabilmente non sarebbe mai esistito.

Gli scooter, come tutti sanno, non hanno il serbatoio tra la sella e il manubrio ed è questo uno degli aspetti che li contraddistingue da una moto. Mezzi come il TMAX di Yamaha o l’X-ADV di Honda, solo per fare qualche esempio, concettualmente non sarebbero molto diversi dalle “vere” moto. Ma, per la caratteristica di cui parlavo prima, tendiamo a non considerarli tali, sostenendo invece che sono “solo” dei maxi scooter sportivi. Ma è più che altro una questione semantica.

Serbatoio anche finto

È per questo motivo che i designer tendono a inserire un serbatoio, spesso anche “finto”, in ogni motocicletta che disegnano. Proprio perché, se quell’elemento non fosse visivamente presente, il mezzo che starebbero disegnando non sarebbe dai più concepito come una moto.

Al giorno d’oggi, tecnicamente, non ha più molto senso mantenere il serbatoio nella posizione in cui era stato sistemato un secolo fa.

E infatti, molto spesso, non è più lì. Al suo posto c’è però quasi sempre un volume che ne ricalca le forme, ma che ha un’altra funzione.

Questo avviene soprattutto nelle moto sportive, in cui la ricerca di prestazioni estreme ha portato a centralizzare le masse. Per avere una moto più reattiva e più agile nei cambi di direzione, il serbatoio viene solitamente spostato più in basso e più indietro in modo da spostare il baricentro della moto nel punto idealmente più centrale possibile.

Serbatoio nelle sportive

È per questo motivo che quasi tutte le sportive hanno ormai il serbatoio del carburante che si sviluppa sotto la sella. Dove ci si aspetterebbe di trovarlo c’è invece la scatola del filtro dell’aria.

Ciò permette ai designer anche di avere più libertà nell’ideare le forme della moto. Rendendola più stretta nella zona tra le gambe risulterà decisamente più maneggevole, senza per questo sacrificare l’autonomia, che altrimenti con un serbatoio più piccolo sarebbe molto limitata.

La Indian FTR 1200 disegnata da Rich Christoph, ad esempio, adotta questa soluzione proprio per questo motivo: rendere la moto più divertente da guidare in strada e più competitiva sulle piste di flat track.

Anche le Buell XB9 e XB12 disegnate da Erik Buell avevano l’airbox dove solitamente ci si sarebbe aspettato di avere il serbatoio del carburante. Quest’ultimo, in quei modelli, prodotti dal 2003 al 2009, era invece contenuto all’interno del telaio. La plastica traslucida dell’airbox cover svelava però il trucco, facendo intravedere cosa ci fosse sotto.


In altri casi, invece, la zona del serbatoio è stata lasciata volutamente vuota per realizzare un vano portacasco o portaoggetti. È il caso, ad esempio, della BMW F650CS, detta anche Scaver, disegnata da David Robb e prodotta dal 2001 al 2005.

Anche l’attuale Honda NC750X disegnata da Valerio Aiello adotta una soluzione simile, ma in questo caso il vano è chiuso da uno sportellino dotato di serratura.

Accadeva la stessa cosa anche sull’innovativa Gilera DNA, disegnata da Luciano Marabese e prodotta dal 2000 al 2009 nelle versioni da 50, 125 e 180 cc. Soluzioni simili si erano comunque già viste anche in passato.

BMW

Ad esempio negli anni ’70 BMW ha prodotto una versione speciale della sua R65 destinata esclusivamente alla Polizia americana, in cui il serbatoio, in quel caso in posizione tradizionale, era stato in parte svuotato per lasciare spazio a un piccolo vano dotato di serratura.

Di recente abbiamo rivisto questa particolare soluzione su una special su base BMW R65 realizzata dal customizer Nico Dragoni, il quale è riuscito a entrare in possesso di un serbatoio originale dell’epoca.

Finora abbiamo parlato di moto dotate di motore a combustione interna, in cui il serbatoio della benzina, in qualsiasi posizione si trovi, è sempre strettamente necessario per il funzionamento della moto.

Ma nelle moto a propulsione elettrica ha ancora senso parlare di serbatoio?

Ovviamente no, se si considera soltanto l’aspetto puramente funzionale. Ma se si valuta anche quello semantico, le cose cambiano. Nel caso delle moto elettriche forse la forma del serbatoio acquisisce ancora più significato, perché queste devono dimostrare, più dei maxi scooter, di essere delle moto vere.

Moto finte?

Da molti, a torto, sono ancora considerate delle moto “finte” perché non hanno il cambio, non fanno rumore, non vibrano e non puzzano di benzina.

Se a tutto ciò aggiungessimo che non hanno neanche la forma di una moto tradizionale, sarebbe una battaglia già persa in partenza.

Ecco perché i designer di questi mezzi, sebbene in questo caso dispongano di una libertà formale mai vista prima, visto che la maggior parte dei vincoli tecnici legati all’endotermico non ci sono più, devono comunque proporre idee molto tradizionali per non spaventare troppo la propria clientela.

I motociclisti, si sa, sono in genere molto più tradizionalisti dei consumatori di altri settori merceologici, quindi in questo settore le innovazioni devono essere introdotte più lentamente e in modo graduale, per non spaventare troppo.

Streetfigher elettriche

Fra la più all’avanguardia, come la LiveWire disegnata da Brad Richards per Harley-Davidson o la SR/F disegnata da Matt Bentley per Zero Motorcycles, sono concettualmente molto simili alle loro omologhe a motore termico. Addirittura questi due modelli hanno la presa di ricarica della batteria nel punto in cui solito troviamo la bocchetta di rifornimento per la benzina.

Osano un po’ di più invece altri designer che, facendo delle special, non devono preoccuparsi di assecondare i gusti del pubblico più tradizionalista. Loro, svincolati dalla schiavitù dei grandi numeri dell’industria, possono permettersi di sperimentare in modo decisamente più spinto.

Tuttavia neanche loro, se vogliono che le loro creature vengano assimilate alle moto canoniche, possono prescindere dal lasciare il serbatoio dove ci si aspetterebbe che fosse.

La special elettrica Zero Xp disegnata da Hugo Eccles di Unlimited Motorcycles e la concept bike elettrica Voltra del designer Dan Anderson hanno la particolarità di avere l’ingombro del serbatoio appena accennato con il solo contorno, come a dire:  «Sappiamo che lo vorreste, sarebbe qui ma in realtà non c’è perché non serve. Ma se voi volete vederlo, allora eccolo qui». Così è se vi pare,    per dirla alla Pirandello. n

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Centro Stile Benelli, cosa succede dentro la factory del Leoncino

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Centro Stile Benelli

Il Centro Stile è la fucina delle idee di Benelli. Dove i designer dell’azienda pesarese danno vita ai prototipi più speciali 

Il Centro Stile Benelli è un luogo dove si respira aria di moto e tutti i pensieri sono concentrati sulle due ruote. Rannicchiato a poche curve dalla fucina dei campioni delle due ruote di Tavullia, nella Pesaro dell’arte scultorea di Arnaldo Pomodoro e della musica classica di Gioacchino Rossini, il Centro Stile Benelli è attivo dal 2015. A Pesaro, da oltre un secolo, nascono le moto Benelli, che prendono vita nutrendosi di benzina e trasmettono sensazioni emozionanti a chi le guida.

Il Centro Stile Benelli svolge la sua attività cercando di raccordare nello stile e nelle forme, la lunga storia di Benelli con le necessità stilistiche e tecniche delle moto moderne.

Come e chi osa tanto?

Persone, avide consumatrici di grafite appuntita, di banali matite e brogliacci, che architettano disegni e geometrie dove trascrivere l’innovazione di Casa Benelli. Ingegneri, tecnici e designer adempiono insieme all’opera di progettazione delle moto. Lo fanno salvaguardando l’eredità di un marchio italiano, acquisito purtroppo dal colosso cinese Qjian Jiang nel 2005. Un marchio tornato prepotente negli ultimi anni protagonista del mercato, grazie ad alcuni modelli disegnati proprio nel Centro.

Perché al Centro Stile Benelli tutto nasce con il delizioso savoir faire dei designer che ci mettono passione e creatività del disegno in superfici 3D. È ciò che a realizzare un modello in scala 1:1; poi subentra l’artigianalità dell’arte di programmazione delle due ruote del futuro.

Processo creativo al Centro Stile Benelli

La scultura del prodotto, dei nuovi serbatoi, delle carenature e dei cupolini inizia modellandosi e levigandosi con il clay. Prototipi dotati di eleganza e naturalezza, fatti a mano come lo farebbe un ebanista. I dettagli delle concept-bike sono ritoccati sapientemente, passando dal virtuale al reale, perché dare vita a un mostro di potenza a combustione, richiede tanta minuziosa abilità.

Il Centro Stile Benelli, ubicato presso la sede storica della Casa del Leoncino, è composto dal team di talenti, designer che danno vita alle creazioni del marchio e che segneranno il futuro delle due ruote.

Casa del Leoncino

Fra queste mura ha preso vita la mitica gamma Leoncino e sono stati disposti anche i connotati della recentissima versione 800. Perché: «è l’individuo a fare la differenza, e non la macchina», spiega Stefano Casanova, raccontando cosa è successo nel Centro Stile per cambiare la Leoncino, ripensata quasi da cima a fondo con lo scopo di ospitare il nuovo bicilindrico frontemarcia.

Un layout inedito che ha richiesto «l’evoluzione di concetti stilistici» intravisti già nel primo modello del 2015. Nel telaio in traliccio d’acciaio si ricercava un aspetto «aggressivo e moderno», per virare su stilemi più proporzionati, meno muscolosi e più rastremati pur conservando l’aspetto classico dell’architettura. 

«Conoscere la nostra storia ci aiuta a disegnare il nostro domani – continua Stefano Casanova, responsabile del Centro Stile Benelli – Questo per noi è grande fonte di ispirazione ma anche una grande responsabilità: molte delle moto realizzate sinora sono rimaste vere icone e ci guidano nel descrivere il nuovo linguaggio estetico formale che ci porterà nel futuro».

E sulla gamma Leoncino, Stefano aggiunge: «L’obiettivo è far incontrare l’eleganza e la a-temporalità dell’età classica con la potenza e la dinamicità del mondo moderno. Questa è anche l’essenza del codice estetico di Benelli». 

Per proseguire il viaggio alla scoperta dei segreti del Centro Stile, diffonderlo e tenerci aggiornati in tempo reale sulle nuove creazioni del marchio, Benelli ha lanciato la pagina Instagram “CentroStileBenelli”, tutta dedicata al design center italiano.

Alla scatola virtuale degli instagrammer si aggiunge un video, pubblicato di recente dalla Casa pesarese, che ha conquistato il web.

I 110 anni di storia Benelli si pregiano di un patrimonio unico a cui i designer del Centro Stile attingono senza sosta. Lo fanno con il senso di responsabilità tipico di chi tratta grandi icone che hanno segnato la storia del motociclismo. Perciò il disegno del futuro di Casa Benelli non è affatto lasciato al caso. A contorno, come al solito, ci va l’esperienza dei grandi del passato.

Andrea G. Cammarata

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Mate X, e-bike col Moncler addosso

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Mate

La Mate X è solo una bici a pedalata assistita ma, nella sua versione più potente, è da considerarsi una sorta di moto. L’edizione limitata, realizzata in collaborazione con Moncler e lanciata tramite una campagna di crowdfunding, dispone anche di una speciale “giacca” fatta apposta per avvolgere il telaio di questa esclusiva e-bike.

Come è nata la Mate X? Con il crowdfunding, un’attività finanziaria dove il promotore di un’iniziativa imprenditoriale richiede a un pubblico indistinto denaro, anche di modesta entità.

Di solito si passa tramite una piattaforma su internet, per sostenere il progetto da finanziare. In genere, chi accetta di sostenere il progetto con le proprie microdonazioni, ha poi diritto a ottenere il bene o servizio finanziato a un prezzo inferiore a quello di mercato.

Nell’estate del 2016 i fratelli danesi Christian Adel Michael e Julie Kronstrøm Carton lanciano una campagna di crowdfunding tramite Indiegogo, con lo scopo di produrre una bicicletta a pedalata assistita. Era dotata di soluzioni innovative.

Aveva un design moderno e accattivante per niente simile a quello delle altre e-bike uscite fino a quel momento sul mercato. La campagna ha riscosso un enorme successo e le microdonanzioni per la Mate City, questo il nome del primo modello del marchio, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di ben 8 milioni di dollari.

Due anni dopo

A luglio 2018, i due fratelli di Copenaghen hanno lanciato una nuova campagna sullo stesso sito per produrre il nuovo modello della loro e-bike, questa volta chiamata Mate X. Il successo di questa nuova campagna ha superato quello della precedente ed è arrivata a generare 18 milioni di dollari in micro-donazioni.

A febbraio 2020, durante la settimana della moda di Milano è stata presentata la prima versione speciale della Mate X, realizzata in collaborazione con il famoso marchio di moda Moncler.

Anche questo modello, denominato Mate x Moncler Genius 2020, è stato lanciato tramite una campagna di crowdfunding su Indiegogo, che, neanche a dirsi, ha raggiunto il target prefissato in pochissimo tempo e lo ha superato andando oltre le più rosee previsioni.

Sommando le cifre raccolte nelle varie campagne, il progetto di queste raffinate bici a pedalata assistita è diventato il secondo più finanziato nella storia del crowdfunding, il primo in assoluto in Europa. Con più di 20.000 bici già consegnate, Mate è attualmente anche il più grande produttore di e-bike al mondo.

Il successo della Mate

Forti di questo successo, e con la consapevolezza di essere in un settore in rapida ascesa, a luglio 2020 i due imprenditori danesi hanno lanciato una nuova campagna di finanziamento online, ma questa volta utilizzando il sito Seedrs.

Questa, a differenza di quella usata da Mate in precedenza, è una piattaforma di equity crowdfunding, ovvero una raccolta fondi che prevede quote azionarie della società come ricompensa per le donazioni.

Chi partecipa diventa quindi a tutti gli effetti un investitore della società, possedendone un pezzettino.
Tornando alla versione speciale Mate x Moncler Genius, chi ha finanziato il progetto entrerà in possesso della sua esclusiva e-bike (solo 1.000 gli esemplari prodotti per tutto il mondo) nel mese di settembre.

Prova della Mate X Moncler

Noi di Fuel abbiamo già avuto la possibilità di provarla in anteprima. E ne siamo rimasti affascinati.
Questa versione speciale in edizione limitata è disponibile in due varianti cromatiche, completamente bianca o tutta nera, e con due diverse motorizzazioni: 250W e 1000W.

Sebbene entrambe le versioni siano acquistabili in tutto il mondo, in Italia solo il modello con il motore meno potente è legale per l’uso su strade aperte al pubblico. La versione più potente, principalmente concepita per il mercato nord americano, dove è legale già così, nei paesi della comunità europea dovrebbe essere usata solo all’interno di proprietà private.

Altrimenti andrebbe omologata come ciclomotore. Pertanto necessiterebbe di essere equipaggiata con luci, indicatori di direzione, catarifrangenti, clacson e specchietti. Oltre a dover essere immatricolata e avere quindi targa e assicurazione, prima di poter circolare in strada.

Bollo?

Dopo i primi cinque anni, in Italia si pagherebbe anche il bollo. Il conducente dovrebbe poi indossare per legge anche il casco e aver conseguito una patente idonea, per condurre questa e-bike senza il rischio di incorrere in sanzioni da parte delle forze dell’ordine. Imposizione di legge o meno, l’uso del casco è comunque strettamente consigliato in ogni caso, anche con il modello meno potente, qui da noi omologato come velocipede.

La versione con il motore da un chilowatt di potenza, oltre ad essere 4 volte più potente dell’altro, dispone anche di un acceleratore, azionabile con il pollice. E’ ciò rende questo mezzo concettualmente più simile a una moto che a una bici.

In questo caso non vi è più solo l’assistenza alla pedalata, come previsto dal nostro Codice della Strada per i “velocipedi”, ma il motore può entrare in funzione anche quando non si pedala, come accade su quelli che il Codice identifica come “ciclomotori” o “motocicli”.

Entrambi i modelli, prestazioni del motore a parte, sono comunque molto divertenti da guidare e danno grandi soddisfazioni, sia su strada sia in fuoristrada. Inizialmente nata per la città, con il modello City dotato di ruote strette, l’e-bike Mate si è poi evoluta nella versione X, da cui la versione speciale Moncler Genius 2020 deriva.

Quest’ultima dispone di pneumatici da 4 pollici di larghezza e 20 pollici di diametro. Perfetti per cavarsela bene anche sul pavé, sullo sterrato e persino sulla neve.

Moncler

Non è un caso quindi che sia stata proprio Moncler, famosa per i suoi piumini da neve, a essere stata scelta da Mate come prima azienda con cui collaborare per sviluppare una edizione speciale. Ma una bici elettrica sulla neve avrebbe però potuto avere qualche problema… come si sa, le batterie attuali sono sensibili al freddo: la loro autonomia diminuisce man mano che cala la temperatura.

Per ovviare a questo inconveniente e permetterle di non avere fastidi quando la si trasporta sulla neve, è stata realizzata una apposita giacca in piuma d’oca da agganciare intorno al telaio della bici, in corrispondenza della batteria, in modo da tenerla al caldo finché non la si usa.

Una volta accesa, non c’è più bisogno della giacca… anzi, è consigliabile toglierla perché la batteria produce già da sé del calore e quindi vi è il problema contrario, ovvero quello del raffreddamento.

Ma il bello viene adesso perché la giacca, una volta tolta dalla bici, in poche mosse può trasformarsi in una mantellina per il suo pilota. Questa speciale giacca/mantellina è un piumino Moncler a tutti gli effetti.

Materiali di pregio

È stato infatti realizzato utilizzando i materiali tecnici che hanno reso famosa questa azienda e che ormai la contraddistinguono: microfibra con laccatura in nylon per lo strato esterno e piuma d’oca per l’imbottitura interna.

Come tutte le Mate, anche la versione Moncler Genius 2020 è pieghevole. Ciò le permette di essere caricata in auto velocemente e senza la necessità di dover smontare alcun pezzo.

Però non di essere trasportata a mano così agevolmente, come si farebbe ad esempio con una Brompton. La Mate infatti non è così compatta ed è anche circa 3 volte più pesante. Ovviamente questi sono anche pregi, considerando che, d’altro canto, è dotata di prestazioni quasi da moto.

La robustezza in questo caso è sicuramente un valore aggiunto e le permette di trasmettere al pilota una sensazione di maggiore stabilità, rispetto a quella percepita su molte altre e-bike presenti sul mercato. Anche il fronte sicurezza è ben dotato, con sospensioni e freni a disco a comando idraulico degni di uno scooter.

Questa e-bike è inoltre dotata di un ampio display a colori, anche se  purtroppo non è touch-screen: lo si comanda esclusivamente tramite i tasti presenti sulla sinistra del manubrio.

In compenso lo schermo dispone di una comoda presa USB in grado di ricaricare uno smartphone. Nel complesso questa e-bike ci è molto piaciuta e siamo sicuri che presto rappresenterà un punto di riferimento per l’intero settore. A ben guardare già adesso ha i suoi primi cloni… essere copiati è sinonimo di successo, no?  

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Accessori: Benelli Imperiale con le borse da viaggio

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Benelli Imperiale

Per la Benelli Imperiale sono tre le opzioni disponibili per aumentare la capacità di stivaggio, tutte proposte direttamente dalla Casa e disponibili presso la rete vendita Benelli

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Benelli Imperiale. Borse in canvas in colorazione verde militare o grigio 

329 euro

Per la Benelli imperiale c’è la coppia di valigie laterali in Made in Italy, con trattamento speciale del tessuto che le rende resistenti all’acqua. Queste morbide borse, che presentano il logo Benelli nella parte frontale, possono essere montate, con gli appositi telaietti, oltre che sulla Imperiale 400 anche sulla Leoncino 500 e 500 Trail. Una comoda tasca con zip, cinturini in pelle e fibbie con effetto anticato, le rendono davvero uniche. 

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Borse rigide in pelle e similpelle, in colorazione nera

349 euro

La coppia di valigie, sempre realizzata in Italia, impermeabili e con impresso il logo Benelli

Telaietti

119  euro

Di facile montaggio, possono essere utilizzati per supportare le borse in pelle, quelle in similpelle e le versioni in canvas. 

Scheda tecnica Benelli Imperiale 400

MOTORE: Cilindrata 374 cc – Tempi 4 – Cilindri 1 – Raffreddamento ad aria singolo asse a camme in testa SOHC double spark– Avviamento elettrico – Alimentazione iniezione elettronica con corpo farfallato diam. 37 mm – Alesaggio e corsa 72,7×90 mm – Potenza 21 CV (15,5 kw) a 5.500 giri/min – Coppia 29 NM a 4.500 giri/min – Omologazione Euro 4 Cambio Meccanico a 5 marce – Capacità serbatoio carburante 12 litri di cui 2 per la riserva Trasmissione finale a catena – Lubrificazione forzata a carter umido – Impianto di scarico catalizzato con sonda Lambda

CICLISTICA: Sospensione anteriore forcella telescopica idraulica con steli 41 mm  

Sospensione posteriore forcellone oscillante con doppio ammortizzatore. Freno anteriore a disco da 300mm doppio pistoncino e ABS – Freno posteriore a disco da 240mm singolo pistoncino e ABS – Pneumatico anteriore 100/90 r19 – Pneumatico posteriore 130/80 r18

MISURE: Lunghezza 2.170 mm. Larghezza (senza specchietti) 820 mm. Altezza 1.120 mm Altezza sella 780 mm. Peso 205 kg in ordine di marcia. Altezza da terra 170 mm. Interasse 1.440 mm
Costruttore: Benelli Q.J. S.r.l. – Strada della Fornace Vecchia, 61122 Pesaro (PU) – Italia  tel-.0721 41871. Info: support@benelli.com  https://italy.benelli.com

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