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Fuel Garage

Brisko Garage Officina d’Arte Meccanica

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bike Brisko Garage

Brisko Garage dà una nuova e fangosa identità a una pacifica Yamaha XV1000 del 1983 che a colpi di martello e saldatore diventa la bellicosa Bullet

Compassato consulente informatico di giorno, ispirato modellatore di nuove identità di notte: per avere una doppia vita Stefano Briscolini si è costruito in un piccolo garage la sua sconfinata prateria di libertà, il Brisko Garage .

L’ha chiamato Brisko Garage Officina d’Arte Meccanica perché il suo obiettivo è dare forma al metallo e nobiltà a vecchie moto a caccia della sua stessa chance, ovvero quella di una nuova identità, un nuovo inizio.

Dopo la XV750 TST (Testosterone) con cui si è fatto notare, ha deciso di resuscitare un’altra Virago, la XV1000 del 1983 che rinasce come “Bullet”.

E in effetti la vecchia custom Yamaha ha tutte le caratteristiche di chi ha bisogno di cambiare vita.

Brisko Garage

Non è un caso che sia una scelta frequente tra i customizer: minima spesa e tanta resa.

Il generoso bicilindrico a V appeso all’esile telaio è un invito a nozze per Stefano che lo smonta e revisiona completamente.

La forcella viene accorciata di 11 cm e per il retrotreno viene recuperato un ammortizzatore regolabile a gas di ultima generazione strappato a un’altra Yamaha, ma stradale.

Sempre da “jap recenti” e performanti arrivano i comandi freno e frizione, ma a guidare il progetto è un serbatoio di una Honda CB450 scovato al mercatino di Novegro.

Una volta adattato, è Brisko Garage Officina d’Arte Meccanica a definire le proporzioni di tutta la moto.

La Bullet è plasmata nottetempo nel Brisko Garage.

Stefano traduce in metallo la sua visione: plastica e vetro-resina sono categoricamente bandite.

Celare la batteria nell’esile codino, però, non è un gioco da ragazzi ed è costretto a qualche straordinario perché fa tutto da sé, compresa la verniciatura e la grafica.

Solo per le saldature si affida alle mani esperte di Rinaldo Olivari alla Olisald di Melegnano, suo “maestro di vita”. Dopo 7 mesi in clinica, la vecchia e pacifica XV è pronta ad andare a infangarsi col nome di Bullet. Intanto al Brisko Garage si continua a lavorare su un altro caso, quello di una Honda CX500 che, a detta del suo creatore, avrà tanto tanto alluminio… Non possiamo che attendere la sua nuova identità con curiosità.

Nicola Andreetto

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Fuel Garage

Farm Machine ha customizzato una Harley da “campo”…

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Farm Machine

Nel 2018 la concessionaria Harley-Davidson Bologna ha compiuto 30 anni di attività: quale occasione migliore per festeggiare, se non creando una moto-tributo dedicata alla tradizione agricola della terra EMILIANA? Una felice intuizione da cui è scaturita una special di Farm Machine pluripremiata e MOLTO APPREZZATA ANCOR OGGI

La scelta delle ruote tassellate dello Smilzo, il capo officina, montate su una base Street Bob del 2018 è la prima idea che ispira a cascata le modifiche dei vari accessori e ulteriori dettagli per arricchire il tema agricolo della moto; anche la verniciatura dovrà ricordare un trattore, mezzo molto amato e che omaggia le origini contadine della famiglia della famiglia del dealer felsineo, Gabriele Funi.


L’opera viene così affidata al team di Holy Freedom, azienda di abbigliamento e caschi dallo stile vintage, (con cui collaboro da anni per la realizzazione di aerografie e verniciature personalizzate).

Con Arnaldo, titolare e anima creativa, definiamo i punti fondamentali per la realizzazione della carrozzeria in tinta arancione, con tutti gli elementi che devono creare “l’effetto ruggine”, causato dall’esposizione al sole e alle intemperie in occasione del duro lavoro dei campi.

Voglia di ruggine

Non volevamo solo ricreare un effetto di ruggine alla vista, la ruggine doveva essere viva e tridimensionale anche al tatto, estesa e sfumata nelle parti superiori della carrozzeria dove battono più forte sole, vento e pioggia, e ben localizzata nelle parti inferiori, dove acqua e detriti ristagnano, aggredendo con più forza il metallo.

Dopo un test preliminare per provare la tecnica giusta e dopo aver individuato il colore originale dei vecchi trattori, con tinte adatte allo scopo, sono riuscito a ricreare in pochi giorni quello che madre natura avrebbe fatto in anni sulla carrozzeria verniciata nel classico colore arancione Fiat 2552.


Protetti da uno strato di trasparente opaco, completano l’effetto di questa speciale verniciatura, l’aerografia dei loghi H-D sui lati del serbatoio, che a loro volta riprendono grafica e font dei vecchi OM anni ‘60 inclusi quelli sul fianchetto destro Funi Brothers che omaggiano l’azienda agricola di famiglia.

Il logo dedicato del 30° anniversario celebra l’attività della concessionaria Harley-Davidson Bologna, che ha costruito questa moto speciale, completata dall’ampia scelta disponibile nella gamma di accessori dedicati della linea Brass (specchietto, tappo benzina, cover filtro aria, coperchi frizione e accensione) e dalle fiammanti marmitte artigianali con coperchietti, tutti elementi che donano alla Farm Machine, questo il nome scelto per la moto, un look ricercato e degno di un vero mezzo agricolo.

La Battle of the King per Farm Machine è un successo

La “Battle of the King”, concorso indetto dalla Casa madre riservato alle concessionarie Harley-Davidson italiane e internazionali, è stata l’occasione giusta per presentare la moto al grande pubblico e conoscerne così il giudizio… Ebbene, è stato un trionfo! Farm Machine ai Motodays di Roma si aggiudica il titolo di “Kustom King Italiano”, salendo sul primo gradino del podio.

Un’attestazione importante e che ripaga del lavoro svolto per arrivare al risultato finale, confermato anche dal Titolo Europeo che ci assicura un posto tra le prime tre moto nella Finale Internazionale in programma a novembre a  Milano, ovviamente in occasione di Eicma: Farm Machine si distingue ancora e strappa consensi, arrivando a sfiorare il successo e classificandosi seconda a un solo punto di distanza dal primo posto.

Ma non c’è alcun rimpianto: ormai questa moto è entrata nell’Olimpo delle special, orgogliosa di aver portato tanto in alto i colori italiani, grazie alla fantasia e alla creatività della concessionaria Harley –Davidson di Bologna, dove ora si trova in esposizione oggetto costante di ammirazione da parte di tanti intenditori, che la apprezzano per il suo vero valore. Intanto, per me resterà sempre il King of Kustom. 

Ivano Samele –  Foto di Alex Celli

Info: www.facebook.com/ivano71

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Fuel Garage

Maggioni ha fatto una special come la Porsche di McQueen

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Moto Maggioni

Eugenio Maggioni, tra gli artigiani milanesi più preparati e competenti,  ci racconta com’è nata la special a base BMW per un cliente tedesco,  ispirata alla Porsche 930 turbo del grande attore americano 

Ci sono storie che nascono per caso e diventano avvincenti come un romanzo, come quella della special su base BMW di Moto Maggioni. Storia strana, fin dall’inizio: un giorno squilla il telefono e un tale Joakin, dalla Germania, mi dice che vorrebbe una moto. Gli chiedo che genere gli piacesse, tra scrambler, cafe racer, bobber… lui resta sul vago e mi dice che verrà a trovarmi la prima volta che passa a Milano.

Uno strano signore

Dopo qualche settimana, entra in bottega un signore alto, distinto, sulla sessantina e dal forte accento tedesco: chiede del titolare, mi presento, e in risposta mi dice «Piacere, sono Joakin»; mi racconta di avere alcune Harley, ma ora ha in mente una special su base BMW. Mi mostra una foto… «Scusi, ma questa è una macchina!»; e lui, di risposta «Questa non è una macchina, è la Porsche di Steve Mc Queen!».

Una vettura che trasmette sensazioni di eleganza, stile, potenza, il tutto senza ostentazione; poche altre possono vantare un simile equilibrio; e con il fatto che questa leggenda sia appartenuta a un’altra leggenda, icona di stile da meritarsi il titolo di “King of Cool”, abbiamo chiuso il cerchio.
Avendo intuito il risultato che Joakin voleva ottenere, con non poca preoccupazione gli chiesi di farmi vedere la moto sulla quale avrei dovuto lavorare: «Non ne ho idea – mi dice tranquillo – compriamone una!».

Maggioni va alla ricerca della moto perfetta

Inizia quindi la ricerca della candidata, con alcuni punti fermi: ante 1980, cilindrata minima 750 cc per avere una buona coppia, motore con filtro aria integrato e non in plastica, cerchi a raggi.
Dopo diversi tentativi, arriva quella giusta: una BMW R75/6 ben tenuta, con verniciatura originale e alcune modifiche estetiche e non strutturali; la base ideale per la special SMQ!

Mentre sono in bottega a lavorare, ogni tanto ripenso allo strano signore tedesco, residente in qualche luogo della Svizzera, che si è messo una strana idea in testa… dai pensieri mi distrae l’inconfondibile suono di un motore boxer che si ferma davanti al negozio. Esco ed ecco Joakin seduto su una BME R75/6 Nurburing Green, che sorridendo mi dice: «Eccola qui, Eugenio, è tutta tua!».

Necessaria una premessa

La moto in foto si presenta bene, in realtà la scelta non è stata casuale. Abbiamo cercato una moto “sana”, ma non perfetta in quanto non amo stravolgere moto che meritano di essere conservate. In questo caso, il premuroso precedente proprietario aveva pensato di verniciare il motore con vernice per alte temperature color alluminio e lucidato maldestramente coperchi valvole e cassa filtro.

Chiarito quindi che non ho profanato nulla, vi racconto il lavoro fatto. Per prima cosa mi sono preoccupato di verificare lo stato della meccanica: scaricato l’olio, ho smontato la coppa per rimuovere sedimenti e tracce di limature sospette. Poi ho fatto lo stesso con la trasmissione, verificando che sui magneti sul tappo di scarico non ci fossero tracce che facessero pensare a problemi seri. Non avendo riscontrato nulla di anomalo, ho eseguito un tagliando completo al motore. Metto in moto: la moto è perfetta. Bene!

Lavori in corso

Smonto tutta la carrozzeria e la sella, e dopo alcune prove capisco che per ottenere il risultato sperato sono costretto ad abbandonare il serbatoio originale, nonostante sia uno dei miei preferiti, optando per quello più moderno e armonioso della versione 7.

A questo provo ad abbinare una sella che avevo già in officina: subito capisco che la strada è giusta, non voglio accorciare il telaio posteriore, per cercare di mantenere il più possibile le proporzioni originali.
Nel contempo vorrei esaltare la parte posteriore, mantenendo però il parafango originale. Così comincio a costruire un fondo sella che si adatti a quest’ultimo.

Fatto il fondo sella, penso a come risolvere il problema della luce posteriore: utilizzerò un faro a Led, ma purtroppo nei cataloghi non trovo nulla che soddisfi le mie esigenze. Decido di costruirne uno, prendendo spunto dai fari delle Porsche preparate da Singer e partendo da un pieno cilindrico in ergal.
Taglio la sezione necessaria per le successive lavorazioni, poi passo alla lavorazione al tornio.


Luce targa

Devo anche risolvere il problema della luce targa, non voglio che disturbi la linea del parafango, ma allo stesso tempo vorrei utilizzare la sede dove in origine era alloggiato il supporto delle frecce posteriori.
Prendo un tubo in ergal, pratico una fresata per far uscire la luce, al suo interno alloggio una lampada a Led da 5W nominali e costruisco due tappi di chiusura.

Fatto questo, comincio a dar forma all’imbottitura della sella. E qui mi scontro con l’altezza di Joakin e le pedane arretrate da montare. Questa era la prima soluzione, poi abbandonata per una più classica versione dritta. Così facendo ho risolto il problema della differenza tra pedane e piano sella. Ora che la parte posteriore comincia a prendere forma, devo pensare a come armonizzare la parte anteriore.

Per questa moto ho voluto che non ci fosse una parte dominante, ma al contrario, mi sono concentrato nel cercare una linea il più possibile priva di “evidenze”.

EUGENIO MAGGIONI

Questo era quello che Joakin ed io volevamo, una moto “anonima” al primo sguardo, ma curata e sofisticata alla vista di chi ci avesse dedicato più di una semplice occhiata.

Moto Maggioni pensa ai dettagli

Per il manubrio, la scelta ricade su una piega classica, già utilizata su altre mie moto; la caratteristica è che risulta qualche centimetro più largo dell’originale, permettendo di montare le leve “competizione”, realizzate fresando un blocco di lega di alluminio.

Il faro è l’originale opportunamente modificato, eliminando le sedi degli strumenti e praticando un foro di ottanta mm di diametro per alloggiare un Crhonoclassic della Motogadget.

Anche i portafaro originali sono modificati, abbassandoli il più possibilee mettendo così maggiormente in risalto il manubrio e i suoi comandi; tra questi spicca il comando dell’ammortizzatore di sterzo, realizzato al tornio partendo dal solito pieno di lega di alluminio.
Tra le altre parti realizzate appositamente c’è lo stacca batteria, alloggiato dove in origine era la serratura che permetteva l’apertura della sella.

Come gli iceberg, il grosso non è quello che si vede, e anche la nostra moto non è molto differente!

Eugenio Maggioni

Tutto l’impianto elettrico viene ridisegnato, con una centralina di controllo Motogadget e gestito con tecnologia CAN-bus.

Tutta la bulloneria viene sostituita con la stessa ma in acciao inox, in seguito tornita e lucidata; i coperchi valvole sono verniciati di nero opaco e spazzolate le nervature; stesso trattamento è riservato alle ruote, che però non vengono verniciate ma smontate, sabbiati i mozzi, lucidati i canali e infine rimontate con raggi inox e cuscinetti nuovi.

Nel frattempo vernicio il telaio e gli accessori in nero china lucido: non utilizzo la più resistente vernice a polvere perché non riesco a ottenere la lucentezza che la classica tinta a base solvente riesce a regalarmi. Purtroppo, il rovescio della medaglia è la delicatezza di quest’ultima, che costringe a rimontare tutto come se si trattasse di cristallo.

Il Serbatoio della Special BMW R75/6 SMQ by Moto Maggioni

Intanto inizia la ricerca della tinta per il serbatoio, parafanghi, fiancatine, operazione che non si prospetta per nulla semplice, visto che il colore dalla Porsche per SMQ è stato realizzato solo per lei. In listino c’è una tinta simile, ma decisamente più scura ed infatti il primo tentativo non dà il risultato sperato!

Occorre cimentarsi in opere di alchimia con le tinte, ma la tenacia viene premiata: alla fine riesco a ottenere la tinta voluta. Le marmitte Hoske e le pedane arretrate erano già arrivate, il tappo Monza dotato di flangia auto costruita è montato sul serbatoio.
Il colore perfetto ha poi fatto il resto. Se vi capitasse di passare dalle parti di Saint Moritz, guardatevi in giro… la BMW SMQ by Moto Maggioni potrebbe essere lì!  

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Fuel Garage

Inseguendo Burt Munro (con una Honda CB 650)

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Honda CB 650

Una special nel segno del recordman del Lago Salato, partendo da una Honda CB 650 Custom del 1980

Partendo dalla Honda CB 650, la storia di questa moto parla soprattutto di amicizia, come d’altronde spesso accade quando si intrecciano racconti legati alle moto: tutto inizia quasi dieci anni fa, nel 2011, quando Matteo Latini, il cui nome a Senigallia è legato a filo doppio con il marchio Honda, diede vita al progetto, insieme all’amico Diego Bartolini.

Fonte d’ispirazione per entrambi, il film “The world fastest Indian”, che raccontava la storia di Burt Munro (di cui, per una felice coincidenza, leggete anche in un’altra sezione di questo stesso numero), uno capace di forgiarsi da solo i pistoni nel suo garage e che volò dalla Nuova Zelanda fino nello Utah per conquistare un record di velocità.

Seguendo il suo esempio, i due apprendisti elaboratori hanno deciso di realizzare tutto in proprio, facendo conto solo sulle proprie forze, mettendo mano ai vari elementi della moto (telaietto posteriore, semimanubri, codone, serbatoio, pedane, sella, scarico, per finire con la verniciatura), ma le operazioni hanno richiesto molto più tempo del previsto.

Anzi, tra attività lavorativa, imprevisti e altre vicende, per qualche mese prima, e poi addirittura per qualche anno, tutto si ferma e la special “in fieri” resta sepolta sotto una coperta che la protegge dalla polvere al buio di un garage, fino al momento in cui, come per magia, scatta la scintilla di un contest per esporla al Motor Bike Expo di Verona, allo stand di Fuel Magazine.

Detto fatto

Matteo e Diego si rimettono all’opera e in un paio di mesi, strappando le ore alla notte e alla fatica, riescono a completare l’opera.

Il lavoro finito unisce, per usare le parole degli autori, «l’estetica delle cafe racer tradizionali a uno stile da dragster, che richiama alla mente le moto che si sfidavano sul lago di Bonneville, con elementi da Rat Bike».

Matteo Latini è personaggio ben conosciuto dagli appassionati di moto a Senigallia e dintorni: l’attività di famiglia, infatti, è concentrata sulla Motomarche, storica concessionaria Honda, nata negli anni 70 dalla passione di papà Franco per le due ruote, che da pilota di motovelocità negli anni ’60 si è trasformato in imprenditore di successo, mettendo in piedi un’attività commerciale poi condivisa dai figli che ne hanno raccolto eredità ed esperienza e ne continuano l’opera, volta a soddisfare le esigenze di tutti gli appassionati.
Motomarche è in via Canaletto 37 a Senigallia, in provincia di Ancona. Tel. 071 660015

Matteo è uno abituato ai contest: oltre a questa special su base Honda CB 650 Custom del 1980, in passato ha partecipato ad altri concorsi indetti da Honda, arrivando due volte secondo e una volta terzo.
E i positivi commenti raccolti a Verona lo hanno spinto verso un nuovo progetto, che realizzerà insieme alla sua ragazza: due moto allestite con un unico filo conduttore, una sorta di Bonnie & Clide su due ruote…Stay tuned, ne parleremo presto! 

Redazione Fuel

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