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Viaggi

Balcani in moto: il viaggio di Roberto

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Balcani

Traversata via mare e poi i Balcani, il viaggio di Roberto è suggestivo e mette tutti sulla buona strada verso il Mavrovo National Park

Appena confermati dal mio datore di lavoro i 50 giorni di ferie, non faccio altro che sorridere e pensare ai Balcani. Entusiasta carico la moto. Mi dirigo a Brindisi, dove la sera stessa una nave mi avrebbe portato a Igoumenitsa.

La A1 mi porta velocemente verso la Puglia , mi rendo conto che stavo proprio iniziando il viaggio. Gli attraversamenti ti fanno sentire un po’ come un leone in gabbia. Ti tengono lì, con i pensieri, con la voglia di andare, di scoprire, sensazioni posticipate all’indomani.

Albania

L’indomani, padrone della mia strada, mi ritrovo bloccato in frontiera con l’Albania. L’agente al controllo doganale non mi dà risposte sufficienti, ma bensì mi ripete due volte:“Closed, closed!”

Afferrato il concetto, riesco a capire che il varco verra aperto a mezzanotte. Trascorro la sera a Ioannina, città universitaria molto vivace.

L’Albania mi accoglie con un’enorme buca dove vi entro con tutto il cerchio anteriore, per fortuna non facendo nessun danno, continuo il viaggio, destinazione Argirocastro.

Arrivo in tarda notte, sfinito vado a letto con la moto parcheggiata in malo modo in una via di fronte al Bed&breakfast. L’indomani quello che si erge a i miei occhi è uno spettacolo continuo. L’entroterra albanese è bellissimo. Percorro tutto il giorno 200 km di strada un po’ malandata, che mi permette di gustare al meglio lo scenario che attraverso.

Macedonia (del Nord)

Montagne piene di vegetazione, fiumi che sbucano dopo le curve all’improvviso, insomma una bellissima giornata. Il lago di Ocrid mi accoglie in terra macedone, ormai sono a un livello di bellezza paesaggistica elevata. La sera, dove alloggio la proprietaria mi fa trovare una cena tipica, non riesco a credere che avesse preparato tutta una tavola di prelibatezze solo per me. 

Mi dirigo verso il Mavrovo National Park, anche lì l’attraversamento mi lascia senza fiato. Mi fermo a pranzo in un villaggio semi-deserto, mi rilasso un po’ e mi godo l’aria fresca e pulita che quel posto mi sta regalando.

Kosovo e poi il Montenegro

Attraverso il Kosovo senza sosta, non so ma non mi ispira, e mi dirigo verso il Montenegro.

Durmitor è l’accesso di questo bellissimo posto. Battuto da molti motociclisti, questo National Park è riconosciuto dall’Unesco e presenta più di 18 laghi glaciali.

Dormo in un B&B dove il proprietario aveva dimenticato di dirmi che mancava l’acqua calda in loco. Ormai è tardi, va bene lo stesso, doccia fredda e via.

I Balcani della Bosnia Erzegovina

L’indomani continuo il viaggio e mi fermo a Mostar, la visito, attraverso il famoso ponte, che venne distrutto nella guerra del 1993. Alla fine fu ricostruito dagli italiani e finito nel 2004. 

Sento che anche il mio viaggio sta per finire, ma non prima di aver visitato Dubrovnik, città dove il Barocco si incontra con il Gotico, riconosco alcuni luoghi dove e stata girata la saga di “Games Of Trones”.

I laghi di Plitvice in Croazia danno la chiusura a questo fantastico viaggio durato 40 giorni , conosciuto gente straordinaria, visto posti fantastici, il tutto con spese a portata di tutti. Che dire… Da rifare.     

Roberto

Fuel People

Liberi di andare in moto (California Moto Guzzi 90)

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California Moto Guzzi 90

Il viaggio del fuellista Giuseppe. Partenza il 29 luglio 2020 ore 7,30 e con lui il suo cavallo (California Moto Guzzi 90). Destinazione Terme di Petriolo

Il cavallo [ il California Moto Guzzi 90, ndr] è stato preparato la sera prima della partenza, ho studiato anche il percorso, ma solo in parte. Meglio non prendersi troppo la testa. Primo giorno on the road da Carate Brianza. Entrata in autostrada (A1), uscita a S. Ilario D’ Enza statale 513 (quella di De André).

Via, verso Montecchio Emilia poi ancora S. Polo d’Enza, e arrivato a Vetto c’è la deviazione per Monteduro, imbocco la strada provinciale 63 per Busana. E arrivo al (primo) passo del Cerreto.

È così, un po’ istintivo: le indicazioni mi dicono che vicino c’è un lago. E ci vado. E che dire?

Wow…è un bellissimo lago!

Da lì parte una funivia che porta verso un rifugio. A piedi ci vuole circa un’ora, mi cerco un angolo isolato e tolgo l’abbigliamento da moto, pantaloncini corti canotta e via.

Al rifugio mangio qualcosa, mi riposo per un’oretta e scendo, risistemato e via si parte per Fivizzano. Deviazione per una piccola strada tra le colline Apuane, mi dirigo per Agnino.

Fino ad arrivare a Licciana Nardi dove bevo un caffè da mia zia Wanda, senza saltare la visita al cimitero per lo zio.

Torno a Fivizzano per intraprendere una strada ancora più impervia che a noi Motociclisti piace.

Mi dirigo verso Casola in Lunigiana, SP16, fino ad arrivare a Giuncugnano e li trovo un campeggio in cima a una montagna. 

Posto favoloso

Incluso il Camping Argegna, immerso nella natura della Garfagnana. Trovata la piazzola dove mettere la tenda, mi consigliano, visto l’orario, di cenare, e lì a pochi metri c’è una pizzeria e un ristorante e nient’altro, la mia scelta è il ristorante con un’ottima mangiata a base di funghi.

Tornato al camping mi fermo per due chiacchiere col titolare, che era delle parti di Lecco, ora trasferitosi lì. E dice che è un altro mondo.

Incontro anche due clienti habitué con un passato da motociclisti che mi consigliano degli itinerari da non perdere.

Secondo (grandioso) giorno

Dopo una buona colazione in campeggio, parto verso Piazza al Serchio (SR 445) passando da Livignano (SP 14) e via fino al (secondo) passo di Pradarena, sosta caffè e giù per Ligonchio fino a Villa Minozzo dove passo a trovare dei conoscenti che hanno un agriturismo.

Mi fermo a pranzo poi due chiacchiere e mi trovo su un set, dove stanno filmando un documentario sulla storia del luogo. Riparto costeggiando il monte Penna verso Asta e supero il (terzo) passo Forbici, poi Foce di Radici e Castelnuovo di Garfagnana, da lì prendo la strada 445 per tornare al camping.

Terzo (glorioso) giorno in sella alla California Moto Guzzi 90

Sveglia alle 7,30, smonto la tenda, controllo la moto, carico il bagagliaio e alle 8,30 deciso verso Lucca via Piazza al Serchio, poi Castelnuovo di Garfagnana con visita alla cittadina e via verso il (quinto) passo Carpinelli.

Arrivo a Lucca con sosta e visita nel centro storico con ristoro mio e della belva. A Lucca sento un amico motociclista, mi consiglia una strada più bella per arrivare da lui, che abita a Castagneto Carducci.

“Prendi la strada 439 per Pontedera, poi Volterra, Saline di Volterra, Larderello (da non perdere per i famosi soffioni boraciferi), Monterotondo Marittimo, e prosegui sulla strada 398 per Sassetta Castagneto Carducci e in fine il magnifico golfo Baratti”

Bagno (in mare) e alle 19,00 incontro il Cristian, detto Divo. Ceniamo con due suoi amici, poi mi accompagna al suo campo di ulivi, dove trovo una casetta di legno e un riparo per la notte.

Quarto giorno (verso le terme)

A mattina chiudo la casetta di legno e il campo con una semplice fune e vado a fare colazione a Castagneto che conosco un po’, e lì per caso incontro una coppia di amici in vacanza.

Come è piccolo il mondo! Salutati gli amici mi metto in marcia per le terme di Petriolo. Passando da Suvereto poi la strada 441 per Palazzetto e a destra verso Monticiano, e a Cerbaia dritto per L’Imposto ed eccomi a Petriolo. Visita a un amico di amici che hanno una ristorazione e B&B nelle vicinanze delle terme.

Mi unisco con loro a pranzo, gli dedico un po’ di tempo della mia professione “di Siviglia…”

Poi dalle 18 alle 20 bagno termale e torno a cena con loro all’aperto insieme alla figlia e il suo futuro marito, poi altro bagno fino alle 24.

Quinto giorno (the end)

È il giorno del rientro. Prevedono acqua da Parma in poi, ma anche il giorno dopo è brutto perciò decido di partire lo stesso, un minimo di equipaggiamento per l’acqua ce l’ho.

Via si parte a ritroso sulla California Moto Guzzi 90: Cerbaia, Monticiani, Frosini, Colle val D’elsa, Volterra, Montebradoni, La Sterza, Capannoli, Ponsacco, Bientina, Castelvecchio, Lucca, Ponte Moriano, Borgo a Mozzano, Castelnuovo Garfagnana, Piazza al Serchio, Passo del Cerreto, Castelnovo nei Monti, Vetto, la strada 513 per S. Polo D’Enza, Traversetolo, Parma.

E qui autostrada: Milano fino a Carate Brianza dove l’ultimo pezzo di strada ho visto strade già bagnate, qualche goccia l’ho presa ma non da mettermi la tuta dell’acqua. Il cielo era molto nero accompagnato da lampi, però la sorte mi ha fatto arrivare a casa con poche gocce di pioggia, poi si è scatenato un bel acquazzone. Questo viaggio mi ha caricato tantissimo, per via di quelle strade secondarie (dove ci si sente molto vicini alla natura). E un pezzo di strada l’ho fatto con un capriolo davanti. Sono carico anche per quei paesaggi che ho visto. Ora di arrivo a casa: 21,30. Chilometri effettuati 1465.  

Testo di Giuseppe Rivolta

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Ride Out

Canada in Moto: Nelle Terre del Grande Nord

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Canada

Il viaggio dei lettori di Fuel in Canada. Strade meravigliose fra i panorami incredibili dell’Ovest, nelle regioni della British Columbia e dell’Alberta. Laghi, ghiacciai e…Orsi!

Canada. Il nostro percorso è iniziato dalla bellissima Vancouver, adagiata sulla sua splendida baia: tipica metropoli, molto curata e verde, ed è qui che dalla frontiera statunitense siamo arrivati in moto. Quella canadese è stata la nostra 17esima frontiera, dopo un lungo viaggio iniziato in Argentina. La moto? Nostra, spedita da Genova a Buenos Aires. Vancouver merita una visita di almeno tre giorni, ma prima di partire bisogna avvistare le orche nella baia e poi ci vuole una visita al piacevole Stanley Park, polmone verde della città.

Canada verso Nord

Dopo Vancouver siamo andati verso Nord, percorrendo la strada panoramica Highway 99, la “Sea to Sky”. Un percorso (consigliatoci da un gruppo di harleysti conosciuti in città) che costeggia l’Oceano Pacifico, vera delizia per gli occhi di Max, il rider della nostra BMW R1200 GS Triple Black. Abbiamo poi preso la direzione verso l’interno, a Est, nelle Montagne Rocciose canadesi, fra fiumi, cime innevate e valli, pernottando in motel adagiati sulle sponde dei pacifici fiumi, mentre dalle finestre dei coloratissimi colibrì ci facevano compagnia. 

Verso i parchi Jasper & Banff

Nell’avvicinamento ai Parchi Jasper & Banff il paesaggio diventa sempre più montano, con la strada che corre sinuosa a circa 600 metri di altitudine fra abetaie alternate a praterie mosse dalle cime innevate (siamo nell’ultima decade di maggio) mentre i salmoni risalgono la corrente dei fiumi. Tete Jaune Cache è il villaggio vicino all’ingresso del parco: abbiamo alloggiato in un bellissimo lodge sul Fraser che è il fiume più pescoso al mondo quanto a salmoni, ma eravamo ‘fuori stagione’, e il periodo giusto va da luglio a novembre.

Forse è stato meglio così, perché in quei mesi il fiume si popola di orsi che cacciano i salmoni; noi invece dei plantigradi, abbiamo trovato tante zanzare! Da lì sono iniziate due giornate meravigliose nei grandi parchi dell’Ovest, passando prima dal piccolo Mount Robson Provincial Park, ancora nella British Columbia, con il bellissimo Moose Lake e naturalmente la cima del Mount Robson.

Alberta

Subito dopo siamo entrati in Alberta, nello Jasper National Park, il cui ingresso a pagamento vale anche per il Banff, col prezzo che cambia a seconda delle notti che si trascorrono all’interno dei due parchi. La cittadina di Jasper non ci ha entusiasmato: è poco più di un villaggio, però utile per trovare informazioni sul parco presso il visitor center. 

Qui abbiamo incontrato altri motociclisti provenienti da ogni dove (Spagna, Australia, Germania…) e appena usciti dalla città è iniziato lo spettacolo. Il parco è attraversato in lunghezza dalla super-panoramica “Icefields Parkway”, nastro d’asfalto a circa 2.000 metri di altitudine che corre nel mezzo di due cordigliere di cime innevate e di ghiacciai, con altre meraviglie sparse qua e là, come le bellissime Athabasca Falls, Sunwapta Falls e Tangle Falls, cascate davvero molto scenografiche e poi laghi ovunque, fino ad arrivare al Columbia Icefield, un ghiacciaio comodo da raggiungere anche in moto.

Canada. Banff National Park

Oltre il ghiacciaio il parco Jasper cede posto al Banff National Park: stessi scenari incantati fino al Saskatchewan River Crossing, dove abbiamo incrociato gli orsi: i primi, solitari, ancora un po’ lontani, ma poi anche mamma orsa con orsetto al seguito, vicinissimi al ciglio della strada, un’emozione indimenticabile!

La “Icefields Parkway” consente soste presso laghetti di acqua purissima con colori e riflessi stupendi, per vedere il top però bisogna lasciare la moto e camminare lungo un sentiero in salita. La fatica vale la pena: c’è il Peyto Lake, meraviglia della natura davanti alla quale ogni parola è superflua e inadeguata.

Abbiamo puntato sempre verso Sud; passati in successione il Bow Passa, il Bow Glacier e il Bow Lake, in parte ancora ghiacciato, siamo arrivati a un’altra delle meraviglie del parco, il Lake Louise, dove purtroppo il tempo è peggiorato rovinando in parte la visita del luogo.

Verso Banff

Nella cittadina di Banff abbiamo trovato riparo, ci è piaciuta più di Jasper, non prima però di una tappa nel villaggio di Dead man’s Flatis, dal nome inquietante, crocevia sulla Trans-Canada Highway.

Vista la stagione, con la strada sterrata per Prudhoe Bay impraticabile, abbiamo optato per il coast to coast canadese per raggiungere Montreal e da lì organizzare il rientro.

Quindi direzione Calgary, dove il paesaggio comincia a farsi un po’ monotono: per la visita della città basta mezza giornata, con passaggio d’obbligo alla Olympic Plaza in ricordo dei Giochi del 1988, dove c’è anche una targa a memoria del nostro Alberto Tomba, mentre dalla Calgary Tower, che arriva a 191 metri e quindi è più alta di quella di Vancouver, si ha la vista sulla grandiosità dei suoi grattacieli. n

Testo e foto di Miriam Della Latta e Massimo Manfredi 

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