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Fuel People

Fuel People: Argo, un Gentleman con Quattro Moto

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Argo

Look classic, aria da gentleman e un amore viscerale per le due ruote: Andrea Fratoni, soprannominato Argo, è un motociclista senza etichette. È uno di quelli che non può prescindere da nessuna delle sue quattro moto, poiché ognuna di loro rappresenta un suo modo di essere

Per Fuel People c’è Argo, un gentleman con quattro moto. Originario di Terni e attualmente di base a Foggia, dove vive e lavora, Andrea “Argo” (così lo hanno soprannominato i colleghi) ha 33 anni ed è un appassionato di moto “Speciali”, siano esse Café racer o d’epoca, l’importante è quello stile vecchia scuola che richiama le tendenze di un tempo.

«Amo i viaggi in moto, i lunghi viaggi. Ma mi piace anche farli a modo mio, all’avventura, affrontando gli stessi problemi e le stesse sensazioni di 30 o 40 anni fa, con la cartina in mano e senza indicatore del livello benzina, facendo la conta dei chilometri percorsi e scuotendo il serbatoio per evitare di rimanere a piedi. Amo tutto ciò che richiama gli anni Ottanta, dall’abbigliamento alle moto. Adoro quel decennio perché in parte è quello della mia infanzia, perché era un decennio di cose più semplici, di colori sgargianti accoppiati male, di cartoni animati e di musica che mi sono rimasti nel cuore.»

Come in ogni Fuel People che si rispetti la passione di Argo affonda le radici nella sua infanzia

Perché Argo passava i pomeriggi interi in garage a guardare la Kawasaki Z500 abbandonata dal padre, sognando di poterla rimettere in strada, un giorno. E così è stato.

«Attualmente possiedo quattro motociclette: una Z500 del 1981, una BMW R 100 T del 1980, una Suzuki GSX EF 750 e una BMW R nineT Racer. Non potrei prescindere da nessuna delle mie moto perché ognuna rappresenta un mio modo di essere motociclista. Possedere 4 moto è un po’ come vestirsi al mattino e scegliere cosa indossare in base all’ispirazione del momento, in base all’evento, al clima, alla stagione o all’umore.»

Passano gli anni e Andrea si trasferisce lontano da casa per lavoro. Non appena racimolato il giusto bottino, compra la sua prima moto: una Harley Davidson 883 del 2008, trovata nel garage di un anziano signore, in un paesino del cuneese.

«Mi ricordo ancora la prima volta che sono andato a farci un giro per le Langhe. Procedevo lentamente e con estrema cautela lungo le curve per paura di “stendere” la moto che avevo tanto desiderato e per cui avevo tanto sudato il denaro sufficiente per comprarla. Improvvisamente, sulla corsia opposta, mi accorsi che un uomo su una vecchia Guzzi stava venendo verso di me. Quell’uomo distese il braccio e mi salutò come si fa tra motociclisti. Io non conoscevo l’usanza del saluto tra bikers, ne avevo sentito parlare, ma di fatto non capivo la portata ed il significato insito di quel gesto. In quel momento mi sono sentito parte di qualcosa, non più un uomo solo in sella a una moto ma parte di una comunità che, seppur variegata nelle forme, è unita dalla passione e dalla benzina.»

L’amore per le moto è rapidamente diventato un’ardore ed è poi degenerato in una dipendenza fisiologica, carburante per l’anima. Cinque mesi dopo aver comprato la 883, Argo la vende per comprarsi una Harley Softail Breakout.

BMW K 1200 S

BMW K 1200 S

«Un telaio assurdo, una gomma posteriore da 220mm ed io non contento ci avevo fatto montare un manubrio tipo ape hanger rialzato. Era inguidabile, ma ero innamorato di quel “cancello” cromato. Lo lucidavo ogni santo giorno come una ragazzina pettina la sua Barbie. Mi ha portato in cima al Col di Galibier, a Barcellona, sui Pirenei ad Andorra, tra le Alpi e a Saint Tropez.»

Dopo qualche anno, con l’idea di fare i primi viaggi in moto

E arriva una BMW K 1200 S. Moto che gli ha regalato emozioni indimenticabili, come quando, con un suo amico, è partito per andare a vedere l’alba sul Moncenisio, in Francia.

«Lo avevamo deciso la sera precedente quasi per scherzo. Era il 10 agosto. Partenza da Torino, dove nel frattempo mi ero trasferito. Ci eravamo accordati per vederci alle 4 del mattino e lo abbiamo fatto davvero. Siamo schizzati a tutta velocità solo per vedere un’alba dalle Alpi. Una cosa all’apparenza semplice e senza significato, che in realtà si è rivelata una delle esperienze più emozionanti della mia vita. Quell’esperienza per quanto semplice, è stato ciò che mi ha fatto capire perché mi sono innamorato delle moto.»

E poi, finalmente, la tanto desiderata special

«La Suzuki GSX 750 EF è stata realizzata da me e da mio padre a mano, nel garage di casa nostra. Erano anni che desideravo avere una vera Special, di quelle costruite come una volta, fatta in casa con i pezzi trovati chissà dove tra mercatini dell’usato e del vintage e mucchi di rottami. Né io né mio padre siamo meccanici. Ma eravamo due uomini con un progetto in testa e con una serie di piccole nozioni di meccanica e di elettronica di base confacenti allo scopo. Credo sia stato quello l’inverno in cui, dopo quasi 30 anni, a mio padre è venuta voglia di tornare in sella. Io rappresento uno dei rari casi in cui è un figlio a trasmettere una passione ad un padre.»

Inizia così perciò il progetto di riesumazione della Kawasaki Z500

Era stata abbandonata in garage nel lontano 1986: «Tranne qualche punto di ruggine la moto all’apparenza era ancora sana. Dopo aver cambiato qualche pezzetto, aggiustato il serbatoio e cambiato l’olio l’abbiamo messa in moto e la scintilla emessa dalle candele ha fatto il proprio dovere: la vecchia Kawa è partita. È proprio questo che amo delle moto anni Ottanta, soprattutto delle giapponesi. La loro estrema semplicità e la loro risoluta resistenza ai maltrattamenti, all’usura e al tempo. Credo che il sorriso che gli ho visto comparire sul volto di mio padre fosse lo stesso di 33 anni fa, poco prima di riporre quella moto in garage per l’ultima volta.»

Argo nell’olimpo di Fuel People

Alle moto che già possiede, Andrea vorrebbe aggiungere una BMW R 100 GS, ma tra i suoi obiettivi c’è quello di convincere suo padre a ricominciare con i viaggi in moto, naturalmente in sella a quella vecchia Kawasaki Z500.

Redazione Fuel 

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Giovanni Magni e le sue Moto d’Autore

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Giovanni Magni

Garbato, capace di tanta empatia, appassionato vero. Al timone dell’azienda di famiglia, ripercorriamo con Giovanni Magni una grande storia fatta di passione e persone, con uno sguardo sul passato e un occhio ben puntato sul futuro

Le moto, la storia, gli intrecci ben saldi con il motociclismo sportivo che strizza l’occhio al secolo scorso. È proprio nel passato che affondano le radici della Magni Motociclette. Oggi, al timone di questa storica realtà di Samarate, in provincia di Varese, c’è Giovanni, figlio di Arturo. Il padre che nel ‘77 fondava la ditta Magni, dopo un passato da meccanico nel reparto corse della Gilera (nel ‘47), prima di passare nella MV Agusta con il ruolo di Direttore Sportivo del Reparto Corse.

Magni Moto

Gli anni sono quelli del grande spolvero

In pista ci sono piloti del calibro di Agostini, Surtees, Hailwood e Ubbiali, e parliamo di 75 titoli mondiali per la Casa di Schiranna (la MV, appunto).
Nel ‘77, Arturo e figli cominciano a produrre pezzi speciali per le MV stradali. Lo fanno in proprio e i kit di trasformazione che loro stessi mettono a punto, tutti pensati per migliorare le performance delle moto varesine, in poco tempo acquisiscono notorietà.

Magni moto

Per Giovanni Magni Quella è la strada da seguire

E la ditta Magni si specializza; pensate che, ancora oggi, esegue restauri accuratissimi ed è in grado di realizzare repliche delle moto da competizione MV del passato. Bene, facciamo qualche passo in avanti, perché negli anni ‘80 i Magni realizzano la prima moto che sul serbatoio porta il loro marchio, la MH1.

Nascono così le moto Magni, tutte prodotte in piccola serie, artigianali ed esclusive, ambitissime dai collezionisti e dagli appassionati del “fuori serie”.

Moto Magni

Giovanni ce lo racconta mentre parliamo dell’ultima realizzazione griffata Magni Motociclette, la 750S Tributo, un tripudio di richiami nostalgici sotto il profilo estetico, con un “cuore” pulsante firmato MV Agusta, figlio dei tempi moderni.

Infatti nel corso degli anni, Magni ha realizzato moto con motori Honda, BMW, Moto Guzzi (memorabili, tra queste ultime, la “LeMans”, la “Classico 1000”, la “Arturo 1000”, la “Sfida” e la “Australia”), Suzuki e perfino BSA (con la R3, nel 2012).

Giovanni Magni

Eppure, come i veri amori, malgrado queste digressioni il legame più solido resta senz’altro quello con la Casa di Schiranna, una connessione che riaffiora nel 2013 con il modello Storia:

«Con quella moto abbiamo reinterpretato la MV Agusta più apprezzata e ricercata del passato, ossia la 750S – ci racconta Giovanni – e l’abbiamo fatto utilizzando come base una Brutale 1090. E poi c’è stata la Filo Rosso, dalla presentazione del prototipo nel 2014, alla gestazione e commercializzazione negli anni a seguire».

Magni

Bella, anzi bellissima

Come solo una moto da corsa italiana può essere: il suono dello scarico della Filo Rosso lo conoscono tutti perché Giovanni Magni, tra eventi, puntelli, cordoli e rievocazioni non è certo uno che si tira indietro.

Motociclista tra motociclisti, appassionato vero, ci parla di mercati, dei giapponesi che per le Magni vanno matti, di quelle moto che per lui sono come figli, spedite a facoltosi acquirenti appassionati del “bello“, concetto estetico applicato alle due ruote.

JGhislanzoni_MagniArtProject_Storia

E allo stesso modo, e con lo stesso garbato trasporto, finiamo a parlare di motori e di sospensioni e di come quella volta, proprio con la Filo Rosso, ci siamo divertiti sul passo del Mottarone. Ma questa è un’altra storia…

Per approfondire la storia, quella che vi abbiamo appena raccontato, visitate la pagina ufficiale: www.magni.it

Foto: Alex Olgiati

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A tu per tu con Giovanni Copioli presidente FMI

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Giovanni Copioli

Botta e risposta con Giovanni Copioli, presidente della Federazione Motociclistica Italiana: praticante endurista, punta a creare un moderno movimento di appassionati 

La Federazione Motociclistica Italiana ha un valore estremo per chi ama la motocicletta, la virtù principale è quella di rappresentare gli interessi che coinvolgono tutta la passione dei motociclisti che grazie alla Federazione, diretta da Giovanni Copioli, possono essere accompagnati in un percorso fin da giovani. Apprendimento, educazione e sicurezza stradale, agonismo associato alle varie specialità di motociclismo sportivo, moto-turismo e moto d’epoca, sono tutti nel paradigma della mission FMI. Per saperne di più su quanto e come inizierà il 2020 in questa Federazione operosa in ogni regione d’Italia, abbiamo intervistato Giovanni Copioli, presidente FMI, avvocato romagnolo di origini e soprattutto pilota fuori-stradista.  

Giovanni Copioli fuoristrada in moto

Presidente praticante: Giovanni Copioli ama il fuoristrada.

Giovanni Copioli, lei è un pilota fuoristradista di origini riccionesi: quali sono le avventure off-road più belle che ricorda?

La partecipazione e la vittoria al Rally dell’Umbria di alcuni anni fa. Un’esperienza che mi ha fatto amare ancor di più la specialità e che ha rafforzato lo spirito di squadra e l’amicizia con gli allora miei compagni di team.

Giovanni Copioli

Ha mai corso nella spiaggia della sua bella Riccione e cosa consiglierebbe a un beginner dell’offroad?

Purtroppo a Riccione non si è mai organizzato questo tipo di gare. Se ne svolgevano invece altre, come la Mototemporada. Erano i tempi dei circuiti cittadini e io, giovanissimo, andavo ad ammirare Agostini e Pasolini sulle strade della mia città. Certamente hanno contribuito non poco ad alimentare la mia passione per le moto. 

A un debuttante di qualsiasi età consiglio di avvicinarsi al nostro sport per divertirsi, senza voler ottenere subito risultati a tutti i costi. Una raccomandazione che, nel caso dei giovanissimi, vale soprattutto per le loro famiglie. In Italia vi sono scuole di motociclismo e istruttori FMI grazie ai quali è possibile migliorare la propria tecnica di guida, affrontando così percorsi e tracciati con maggiore consapevolezza e, di conseguenza, maggiore divertimento. 

Giovanni Copioli

Abbiamo visto che FMI è coinvolta con il Campionato Italiano Aprilia Sport Production per riportare in pista i giovanissimi: cos’altro riserva la Federazione per i motocilisti in erba nel terzo decennio del duemila?

Con Aprilia abbiamo annunciato questa nuova iniziativa con grande entusiasmo e siamo sicuri che avrà largo seguito. I progetti rivolti alle nuove leve sono davvero numerosi e spaziano dalla velocità al fuoristrada. Ogni campionato giovanile è impostato con l’obiettivo di far crescere i piloti sia dal punto di vista tecnico che umano. Un lavoro che coinvolge il Settore Tecnico, i Comitati di specialità e tutte le parti interessate, che predispongono calendari e regolamenti al fine di consentire ai giovani di imparare e, in molti casi, di emergere. Il progetto che unisce tutte le discipline è certamente quello dei Talenti Azzurri FMI: ne fanno parte quasi cento ragazzi delle discipline Enduro, Motocross, Trial, Motorally, Quad, Speedway, Flat Track e Velocità. L’obiettivo della Federazione è quello di accompagnare la crescita degli atleti mettendo a loro disposizione contenuti e metodologie di lavoro proposte dal Settore Tecnico Sportivo. Ciò avviene sia tramite l’organizzazione di appositi raduni collegiali, che attraverso il monitoraggio delle prestazioni sui campi di gara nazionali ed internazionali.

Recentemente ha incontrato Giacomo Agostini, 15 volte campione mondiale velocità: cosa vi siete detti, da fuoristradista a velocista?

In passato ho corso numerose competizioni offroad, ma la mia passione per il motociclismo è trasversale, riguarda le ruote tassellate e, allo stesso modo, quelle slick. Agostini ci ha onorato della sua presenza alle premiazioni dell’Elf CIV a Milano e ha voluto conoscere i giovani campioni italiani. Lo ringrazio ancora una volta per aver partecipato, regalando grandi emozioni a molti bambini che lo guardavano come un mito. Nell’occasione abbiamo ripercorso insieme la stagione appena conclusa e lui ha voluto informarsi sui ragazzi più promettenti. Inoltre, ha mostrato di credere nella attività della Federazione partecipando alla nostra campagna tesseramento 2020. Lo ringrazio ancora a nome di tutta la FMI.

È vero che per i tesserati FMI e per i loro familiari è possibile ottenere agevolazioni sull’assicurazione moto, auto e casa?

Assolutamente sì! Dopo il grande consenso della polizza riservata alle moto iscritte al nostro Registro Storico FMI, abbiamo continuato un costruttivo dialogo di lavoro con il broker Marsh per arrivare a questo significativo risultato. Una polizza conveniente per i nostri tesserati dedicata alle moto moderne! Un traguardo che sembrava impossibile, ma che grazie alla disponibilità e alla lungimiranza di Marsh e di UnipolSai, è stato finalmente raggiunto. Credo sia un ulteriore passo per un servizio senza precedenti per i nostri tesserati che potranno avere maggiori tutele per esprimere quotidianamente la nostra grande passione. Ringrazio l’AD di Marsh Italia, Marco Araldi, il Consiglio Federale, il Segretario Generale Rinaldelli e tutti quanti all’interno della FMI, hanno lavorato per questo grande obiettivo che rappresenta un successo. Inoltre i vantaggi della nuova polizza si estendono anche alle auto, alla casa ed ai familiari dei tesserati FMI. Insomma un vantaggio concreto.

Come ha vissuto la Federazione l’evento EICMA dello scorso anno?

A livello personale è un Salone che mi entusiasma. È il più importante al mondo, propone le ultime novità delle Case motociclistiche e allo stesso tempo gare e attività. Come FMI siamo stati protagonisti con la Campagna Tesseramento 2020 – che ha richiamato tanti appassionati al nostro stand – e numerose attività: dal mio incontro con Tesserati e Moto Club all’annuncio del Campionato Italiano FMI Aprilia Sport Production, dalle Premiazioni dei Campioni Motocross e del Moto Guzzi Fast Endurance al rinnovo della partnership con Total. Sono state giornate intense e di grande soddisfazione.

L’Italia si comporta bene anche all’estero, agli internazionali di Motocross: quali sono le aspettative in questa specialità?

È la serie pre-mondiale più importante, ideale per i piloti che vogliono prepararsi al meglio per il Campionato del Mondo. Ogni anno gli Internazionali sono molto attesi e regolarmente regalano spettacolo. A Riola Sardo, Ottobiano e Mantova è stato possibile ammirare le gesta dei grandi campioni, su tutti il nostro Tony Cairoli, ed in rapida successione: il 26 gennaio, il 2 e il 9 febbraio.  

Valentino Rossi

Giovanni Copioli in compagnia di Valentino Rossi, il miglior testimonial del motociclismo.

Lei ha presenziato all’apertura della Casa Marco Simoncelli: che emozioni si provano a ritrovarsi negli ambienti del grande Sic?

Il ricordo di Marco non si affievolisce mai. Prima che pilota di grande talento era un ragazzo generoso e umile, valori che ancora oggi riesce a trasmettere nonostante la sua prematura scomparsa. Partecipare agli eventi che lo ricordano è doveroso, anche perché si tratta di appuntamenti volti ad aiutare il prossimo attraverso la Fondazione che porta il suo nome. La Casa Marco Simoncelli, ad esempio, è una struttura costruita attraverso le donazioni e la raccolta che avviene durante gli eventi ed è dedicata al recupero e al soggiorno dei portatori di handicap. Il 14 e 15 marzo, poi, a Latina andrà in scena il Sic Supermoto Day. La FMI crede molto in questo progetto e lo supporta appieno essendo parte integrante dell’organizzazione.

moto

I Meeting in Pista FMI hanno riscosso un notevole successo: come giudica il movimento legato alle moto storiche?

L’Epoca Sport è un settore in grande fermento grazie alla passione dei partecipanti e al grande lavoro della FMI. 

È affascinante ammirare i modelli di un tempo scendere in pista, guidati da piloti che si divertono e hanno un grande spirito di sportività. 

Tutto nei Meeting FMI riporta alla passione di un tempo: le moto, il rumore dei motori, l’atmosfera del paddock. E anche la presenza dei giovani nei Meeting in pista! Un po’ a sorpresa, ci sono molti ragazzi appassionati di questa specialità per la quale si prospetta un futuro positivo.

Tony Cairoli

Un altro simbolo dell’Italia in moto: Copioli con Tony Cairoli, nove volte iridato nel cross.

L’ultima gara dei Meeting è stata la vintage Endurance a Misano: c’è qualcosa che bolle in pentola nella costa Adriatica, in termini di eventi, per la prossima bella stagione del motociclismo?

Come è noto la Romagna è la patria del “mutur” e in questa zona idee ed attività sono sempre in fermento.

Anche per questo abbiamo ulteriormente stretto la nostra partnership con il World Misano Circuit dove teniamo regolarmente i nostri collegiali di Velocità e collaboriamo con l’Academy di Valentino Rossi.  Al momento opportuno le novità verranno certo annunciate. 

E per quanto riguarda il Trofeo Guzzi e le gare di moto classiche?

Nel Trofeo Moto Guzzi l’intenzione è di allungare la durata delle gare portandole da 60 a 90 minuti con piccoli aggiustamenti al regolamento. Vorremo riuscire a disputare anche una gara in notturna. È stato un grande successo e quindi abbiamo intenzione di rafforzarlo. Stiamo invece riflettendo sull’Endurance italiano in base al numero dei partecipanti. Inoltre la Regolarità e il Motocross d’Epoca avranno un promoter dedicato, proprio per migliorare la qualità delle manifestazioni che già ricevono una grande partecipazione.

La Federazione è un organismo complesso:  quanto contano le diverse visioni, anche  politiche, al suo interno?  

Se con la parola politica intendiamo l’organizzazione dello sport motociclistico, allora rispondo che è un aspetto fondamentale della nostra attività.

A livello sportivo e istituzionale ogni giorno prendiamo decisioni con l’intento di migliorare tutto ciò che riguarda le due ruote a motore. E lo facciamo con un grande spirito di squadra.

Se con “politica” ci riferiamo invece al confronto tra fazioni, posso dire che è inesistente perché, ci tengo a ribadirlo, il Consiglio Federale è molto unito e continuiamo sulla strada di “governare il cambiamento” che era lo slogan della campagna che ha portato alla mia elezione tre anni fa.   

Qual è la regione con più tesserati all’interno dela FMI?

Sicuramente la Lombardia. Tutte le regioni però hanno un ruolo chiave nel motociclismo italiano e sarebbe impossibile fare a meno dell’apporto di una o più di queste.

Andrea G. Cammarata

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Lester e Paolo Dini di r101 e quella passione (non condivisa) per le due ruote

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Lester e Paolo Dini

A tu per tu con Lester e Paolo Dini, i due conduttori della trasmissione del mattino di r101. Uno motociclista l’altro no. Ma distinguerli non è facile, visto che le loro voci sono simili

Chi in auto, a casa o in qualunque altro posto abbia l’abitudine di ascoltare la radio al mattino presto non può non conoscerli, Paolo Dini e Lester sono specialisti di questa fascia oraria a cavallo dell’alba, che frequentano da tempo, prima tra le 7:00 e le 10:00 quando erano tra le voci del Fausto Terenzi a Radio Montecarlo, e dal 2014 dalle 6:00 alle 9:00 dagli studi di R101.

Professionalmente Lester e Paolo Dini sono diventati una coppia per caso, affiancati per tappare un buco che si era venuto a creare nel palinsesto, hanno da subito dimostrato di essere inseparabili.

Lester e Paolo Dini

Il perché va contro le normali regole dello spettacolo, che stabiliscono ruoli ben precisi e distinti, spesso prevedibili.

Al contrario Lester e Paolo Dini sono refrattari agli ordini di scuderia, tra i due non c’è uno che alza la palla – per usare una metafora della pallavolo – e uno che schiaccia.

«Il nostro è un continuo lavoro alla ricerca della battuta, senza mai cadere nel volgare. Ci passiamo continuamente la palla per avvicinarci alla porta (dal volley si passa al calcio) fino a quando iniziano i tentativi per andare in rete. Certo, non sempre si riesce al primo tentativo, a volte centriamo il palo, altre la traversa, qualche volta si finisce in calcio d’angolo, ma dopo tanti anni possiamo dire il risultato è sempre garantito». 

Un metodo di lavoro che è la naturale conseguenza di una cultura generale di pari livello, e perfino di voci incredibilmente simili tra loro. Una caratteristica che non può essere certo definita un vantaggio nel mondo dello spettacolo, nel quale il pubblico fatica a distinguere i protagonisti.

Se una volta tutti erano in grado di riconoscere chi fosse Franco Franchi e chi Ciccio Ingrassia, oppure Cochi e Renato, oggi quanti possono scommettere con certezza chi sia Ficarra e chi Picone, o ancora Ale e Franz?

«Vero, la radio complica tutto, ma per noi non è assolutamente un problema, al contrario potremmo dire che la cosa ci fornisce un alibi, per impedire che gli ascoltatori possano identificare chi ha detto la sciocchezza più grande della giornata». 

Almeno in queste pagine, però, qualche indicazione in più per riconoscerli possiamo fornirla.

Lester e Paolo Dini

Innanzitutto Lester è il vero motociclista.

Dietro il nickname si nasconde, ma nemmeno troppo Alberto Capozzella. Approdato alle due ruote nel non lontano 2010, ha bruciato le tappe e macinato chilometri guadagnandosi sul campo di gradi di motard.

Paolo Dini (che per la cronaca è quello con gli occhiali e giura che questo non sia uno pseudonimo) si limita a essere spettatore, a seguire le gare di Valentino Rossi senza avere nessuna intenzione di salire in moto con il socio.

Lester e Paolo Dini

Le preferenze in tema di motori non sono le sole a separare Lester e Paolo Dini

Le divergenze più accentuate sono alla voce musica, un elemento non certo secondario per chi alterna i propri interventi con le canzoni. Se Paolo ama il rock classico, Lester è sempre un gradino più sopra. Con gusti sempre più talebani, dopo la conversione all’Heavy metal avvenuta un anno dopo l’acquisto di una Kawasaki Versys. Sarà un caso?  

«In realtà per me sta diventando sempre più difficile essere impegnato in un contenitore che non trasmette i suoni che prediligo. Al punto che ho elaborato una mia personale teoria che sembra funzionare e presto potrebbe apparire su una rivista scientifica. Io sono in grado di capire, solo ascoltando le prime note, se un motivo avrà successo. Se non mi piace, sicuramente lo avrà».

Per entrambi la sveglia suona da anni molto presto. Per Paolo Dini, che arriva ogni giorno dalla provincia di Cremona inizia a farsi sentire alle 4.45, ma di solito quello che tiene buono è il terzo richiamo.

«Forse anche per questo motivo non sono attratto dalle moto. Tutti i giorni mi sparo 60 km su una tra le strade meno sicure d’Italia (la Paullese). E per almeno sei mesi l’anno la percorro al buio; so già che non mi divertirei».

E il motociclista della banda (la Banda di 101 è il titolo della trasmissione di successo che i due conducono insieme a Chiara Tortorella, Riccardo Russo, Leonardo Fiaschi e Cristiano Militello) che aspetto preferisce delle due ruote, l’essere o l’apparire?

«Sicuramente il primo dei due, nel senso che apprezzo lo spirito originale on the road che una moto sa regalare. Odio le autostrade, mi piacciono le strade di montagna, ma ho scoperto che la mia dimensione ideale la trovo sulle colline. La Toscana, le Langhe, ma anche la Lombardia offrono alcuni tra i miei itinerari preferiti. Tuttavia sono certo che potrei trovarne molti altri anche più a sud, molto più a sud, dove usare la moto è un piacere tutto l’anno. Ho anche scoperto che non sono un motociclista da raduni o da scampagnate in compagnia. Mi sento un lupo solitario, e sinceramente la cosa non mi dispiace più di tanto».

sidecar

Per Fuel hanno accettato di farsi riprendere mentre giocano con una Vespa 150 del 1959. E con un sidecar, veicolo che più di qualunque altro rappresenta il mezzo di trasporto ideale per chi lavora in coppia, con ruoli completamente intercambiabili.

L’affiatamento tra loro è totale. Lo è stato dal primo momento, ma con il tempo hanno dimostrato di sapersi adattare alla perfezione anche in caso di innesti di terze persone. 

«Quando è successo la prima volta, con Alfonso Signorini, temevamo che la cosa non potesse funzionare. Invece abbiamo avuto la fortuna di trovare rapidamente la formula ideale. E le cose sono andate ancora meglio in tempi più recenti. Con l’inserimento di Cristiano Militello, che non ha una voce simile alla nostra, ma in fatto di umorismo siamo perfettamente affiatati e allineati».

Per stessa ammissione di Lester e Paolo Dini il loro lavoro quotidiano coincide con la loro più grande passione. Che è quella di raccontare stupidaggini inventate al volo partendo dal titolo di un giornale. E la cosa riesce davvero bene. 

Valerio Boni

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