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Alessandro Starace e il design per le selle (artigianali) della moto

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Alessandro Starace

Diamo parola ad Alessandro Starace, che con il marchio AS Design realizza selle artigianali di altissimo livello. Una storia che parte da lontano e che da Lecce è arrivata in tutto il mondo.

Tutto inizia negli Anni 50, quando il nonno di Alessandro Starace, Francesco, iniziò a lavorare presso uno storico negozio di bici e motorini a Lecce. Si avvicinò così al mondo delle due ruote, realizzando fodere per selle di vario genere, anche se negli anni a seguire iniziò a lavorare in proprio dedicandosi alla tappezzeria a tutto tondo, firmando divani e poltrone-relax ancora oggi sparse in diverse case, e non solo, del Salento.

Ai tempi si lavorava in casa: piccola, abitata da otto persone, dove di notte si aprivano i letti e di giorno si chiudevano, per fare spazio alle macchine da cucire e ai tavoli da lavoro.
Poi l’impresa si è evoluta, permettendo a Francesco di aprire un laboratorio in città: quello che poteva sembrare il raggiungimento di un obiettivo è stato per il nonno solo il trampolino per la creazione del “Salottificio Meridionale”.

La storia

Nonno, figli e non pochi dipendenti hanno arredato i salotti di molte case: facile immaginare come sia cresciuto circondato da macchine da cucire, da falegnameria, sparapunti, spugne, tessuti e chi più ne ha più ne metta. Tanti oggetti da smontare e rimontare, i miei giocattoli; poi, crescendo, è emersa anche la passione per le moto.

Da queste premesse nasce la AS Design. Con la prima moto, nel 2003, le prime idee iniziavano a farsi largo. Dall’amore a prima vista per un casco in pelle blu e bianco, acquisto frustrato dalle scarse possibilità economiche, nacque il primo prodotto.

L’apprezzamento da parte di amici e conoscenti e il loro passaparola contribuì a farmi capire che quella che era una passione a uso personale sarebbe potuta diventare una vera attività lavorativa. Dai caschi, il passo successivo fu la sella. Non potevo accontentarmi che la mia sella fosse banale e comune e mi trovai a trasformare un’ordinaria sella in una creazione ricercata, dal design più particolare.
L’evoluzione.

Dopo queste creazioni, prime creazioni, ecco arrivare sempre più richieste specifiche, che lasciavano spazio alla voglia di creare cose particolari. Caschi più elaborati, e selle più personalizzate con disegni conformazioni e materiali ogni volta differenti. Questo mi ha permesso di testare personalmente tanti materiali e soddisfare al meglio le esigenze dei miei clienti.


La svolta di Alessandro Starace

Nel 2012, convinto delle mie capacità, decido di rendermi autonomo dall’azienda di famiglia e creare una nuova impresa dedita alla progettazione e creazione di selle artigianali e oggetti per uso motociclistico.

Grazie alla passione per le moto, alle richieste dei clienti e alle collaborazioni con officine, preparatori e designer, ho potuto sviluppare una maggiore attenzione per le caratteristiche strutturali, in base al diverso tipo di sella, moto e pilota; studiare i diversi design in base allo stile della moto e a gestire al meglio le proporzioni delle forme; curare i dettagli estetici per valorizzare le forme e creare un accessorio che fa la differenza rispetto a un buon progetto di personalizzazione.

Insomma, amando le moto e la kustom kulture, non sapendo metter mano su motori e su carrozzeria ho pensato bene che avrei potuto dire la mia usando proprio la tradizione di famiglia, la tappezzeria. Non generica, ma mirata a un settore specifico.

Oggi lo scopo è creare selle e accessori dal design più accattivante per le diverse moto presenti in commercio. Cercare di proporre prodotti diversi rispetto alla produzione di serie e dando sempre la possibilità al cliente di personalizzare al 100% l’accessorio su cui poi macinerà tanti chilometri.

Oggi AS Design di Alessandro Starace è presente con almeno un prodotto in diverse nazioni europee e alcuni mercati fuori continente, come Messico e Thailandia. Tramite un amico leccese, Lele (all’anagrafe Raffaele Guarascio) in arte Leguà Design, professionista che lavora metalli, specializzato anche nella costruzione di parti in vetroresina e carbonio, con cui ho condiviso diversi progetti e che ora vive a Londra, sono iniziate anche importanti collaborazioni internazionali.

Le selle di Alessandro Starace

Realizzare una sella personalizzata sembra semplice: basta avere una base, creare con qualche foglio di materiale gommoso l’imbottitura e poi una fodera. 

Fine dei giochi? No di certo, anche se questo è quanto pensano molti profani. Ma che’ credete, che basti uno schiocco di dita ed è pronta la sella? Lo racconto in maniera breve, sperando di farvi apprezzare il lavoro che c’è. E quante cose entrano in gioco quando si decide di iniziare un buon progetto di personalizzazione di una sella.

Realizzare una sella comporta intanto scelte tecniche. Si decidono le forme, tenendo in considerazione il genere di moto, la volontà del committente, le proporzioni estetiche e la conformazione del pilota;  si passa poi a scegliere il tipo di densità giusta in base allo spessore, al peso del pilota e alle esigenze di guida del committente.

Si decide larghezza e lunghezza di seduta valutando ingombri, altezza di pilota e passeggero, il tipo di manubrio e il posizionamento delle pedane. Una volta trovato il giusto mix di confort ed estetica si passa alla realizzazione della fodera: renderla accattivante è strettamente correlato alle forme dell’imbottitura stessa.

Grazie a essa si possono creare effetti particolari, dare valore alle forme e migliorare il design. Di solito la modellistica e gli eventuali disegni li decido a imbottitura finita, in modo da valutare meglio le linee e cercare di migliorarne le proporzioni delle forme. Con una fodera ben studiata si può ingannare l’occhio e renderla visivamente più sottile, più corta o più lunga.

Tutto è strettamente correlato alle proporzioni del progetto di customizzazione che si ha in mente.

Per contattare Alessandro: www.alessandrostarace.com. Tel. 3935971294  

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In moto i viaggi ‘tailor made’ di Ridermap

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Ridermap

“La strada è il tuo terreno di gioco”: il payoff di Ridermap, specialista in viaggi in moto. Incuriositi, siamo andati a incontrarli

Viaggiatori per passione, agenti di viaggio per necessità e motociclisti per scelta. Ecco cosa c’è dietro la piccola ma dinamica realtà di Ridermap, tour operator toscano, con base a Lucca, specializzato in viaggi in moto.

Dopo anni di viaggi, organizzati per amici in varie parti del mondo e dopo un importante periodo di lavoro con due agenzie nazionali del settore moto-turistico, i componenti dello staff hanno trovato la loro identità e unione di intenti. Lo hanno fatto dando vita a una realtà che potremmo definire quasi artigianale nel senso migliore del termine, per la cura “sartoriale” con cui viene programmato, preparato e assistito ogni singolo evento.

I primi passi mossi nel bacino del Mediterraneo erano solo la premessa di ciò che oggi questo Tour Operator Ridermap è in grado di organizzare grazie a una rete di contatti sparsi per il globo.

La rete di Ridermap creata personalmente e direttamente

Infatti ogni viaggio proposto da Ridermap è sempre testato prima di essere messo a calendario. Così come la rete di contatti e di corrispondenti che spazia dalla Patagonia alla Russia, dall’Iran agli Stati Uniti passando per Colombia, Namibia, Sud Africa e così via.

«Nel nostro modo di lavorare è fondamentale provare un viaggio – ci raccontano i ragazzi di Ridermap nella sede di Lucca –. Per vendere un prodotto bisogna conoscerlo, averlo provato e valutato attentamente, al fine di offrire la migliore esperienza possibile a chi poi deciderà di acquistarlo. Valutiamo itinerari, strade, tempi di percorrenza. Qualità e distribuzione delle strutture ricettive, orari di visita delle principali attrazioni locali. E soprattutto stringiamo importanti e affidabili contatti con chi, nel luogo, ci lavora da anni. Questa, in un certo senso è la parte più stimolante del nostro mestiere. Ma la soddisfazione più grande è quella di tornare in quei luoghi insieme ai nostri clienti, per far vivere anche a loro le stesse nostre emozioni».

In questo modo Ridermap ottimizza tempi, percorsi e luoghi da visitare e NON visitare, “confezionando” itinerari che spaziano dal classico weekend al viaggio lungo fino a tre settimane.

Ma ciò che ci incuriosisce di più di questa organizzazione è il modo “anomalo” con cui l’evento è gestito. Il concetto di viaggio in moto organizzato è completamente stravolto e favore della libertà del singolo motociclista.

In Ridermap lo definiscono “No Convoglio”

Ogni singolo equipaggio, infatti, si muove in completa autonomia, in base ai suoi tempi e con la velocità che preferisce, seguendo le proprie abitudini e ritmi che naturalmente differiscono dagli altri viaggiatori. Nessuno deve seguire qualcuno.

Non ci sono “apripista” di sorta, ma tutti viaggiano in completa libertà, con la sicurezza e la certezza che i mezzi di supporto dell’organizzazione transitano lungo l’itinerario e si fermano in caso di necessità senza lasciare nessuno indietro. In questo modo, l’appassionato di fotografia può fermarsi quando “vede” lo scatto giusto, così come il curioso quando scova un bazar lungo strada.

Ci siamo chiesti come possano i viaggiatori non perdersi nei tanti viaggi proposti e abbiamo scoperto un lavoro meticoloso sviluppato da Ridermap, che si traduce nel road-book cartaceo consegnato alla partenza del viaggio a ogni pilota.

Ogni tappa è descritta chilometro dopo chilometro, con dovizia di dettagli, indicazioni stradali, note e punti GPS. Un lavoro certosino e per qualche verso straordinario, che permette a qualsiasi viaggiatore di affrontare ogni giorno di viaggio in completa autonomia e libertà.

Completano il road-book le mappe di ogni singola tappa, la specifica localizzazione delle strutture ricettive e le indicazioni per trovare benzina, bar, farmacie… Rimane a discrezione del motociclista il tipo di utilizzo del road-book stesso. Seguendo le chilometriche o, per i più tecnologici, inserendo i punti GPS che costituiscono l’itinerario. 

«Questo sistema di viaggio ha fatto sì che molti motociclisti abituati a viaggiare da soli, si siano avvicinati a noi apprezzando la libertà ma anche la sicurezza e la praticità di avere alle spalle un’organizzazione di supporto. Alcuni dei nostri affezionati clienti ci definiscono “fantasmi”: non vi si vede mai, ci dicono, e saltate fuori solo in caso di necessità».

Il sistema “No Convoglio”

Il modello “no convoglio” è utilizzato in tutti i programmi proposti da Ridermap. Ma fanno eccezione i viaggi da fine settimana dove, generalmente, ci si muove in gruppo.

Oltre al calendario proposto sul proprio sito internet, Ridermap si è specializzata nel preparare viaggi su misura per moto-club, associazioni o semplici gruppi di amici. Solo nel 2019 Ridermap ha portato a termine sei viaggi di questo tipo.

«Lavorare con un gruppo di persone permette a noi e al gruppo stesso di stabilire le date del viaggio, ma soprattutto l’itinerario, che può essere anche molto diverso da quello proposto nel nostro programma standard. In questo modo, si ottimizzano le necessità di tutti e il risultato è sempre all’altezza delle attese».

Nell’ultimo anno il tour operator ha introdotto nuove e interessanti destinazioni quali Colombia e Tibet. Ma alla luce della situazione sanitaria, Ridermap ha ampliato l’offerta di viaggi in moto in Italia. E lo ha fatto con una serie di proposte di weekend oltre a due interessanti e originali itinerari: la via Francigena e il Mille Laghi.

Ci congediamo chiedendo lumi su ciò che ci ha incuriositi all’inizio dell’incontro: «La strada è il denominatore comune di qualsiasi meta e spesso è la meta stessa: senza di essa non potremmo giocare al nostro gioco preferito, viaggiare su due ruote!». 

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Filippo Bassoli (Deus) in MV Agusta? Glielo abbiamo chiesto

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Filippo Bassoli

Passione, ambizione e voglia di emergere, portano Filippo Bassoli, famoso per il suo marchio Deus, alla corte di Timur Sardanov  dove si costruiscono i gioielli a due ruote di MV Agusta

Perché un industriale russo decide di investire risorse ed energie, in una casa motociclistica italiana sulle rive del lago di Varese, e perché un imprenditore di successo come Filippo Bassoli, già molto impegnato in progetti in crescita, decide di unirsi all’idea? La risposta è una sola: la passione! 

Nel leggere la notizia “bomba” di Bassoli che assumeva l’incarico di direttore marketing in MV Agusta, ci siamo ricordati di quando abbiamo partecipato allo Swank Rally, uno dei meravigliosi eventi organizzati con il marchio Deus. Un raduno dal sapore esclusivo, dove a ‘giocare’ come pargoli all’uscita da scuola c’erano non solo motociclisti della domenica, ma piloti e campioni del mondo.

Una situazione incredibile

Neil Hogdson che ci passa sullo stretto, un curvone a bandiera per il funambolico Ruben Xaus… davvero mitico! Oltre al ricordo di quella “gara”, con (solo) qualche titolo mondiale in pista, avevamo conservato il biglietto da visita di Filippo, “furbata“ che ci è tornata utile al momento di fissare l’incontro direttamente in MV Agusta.

Cosa si prova quando si arriva nell’head-quarter di MV Agusta?

Un mix di emozioni fra lusinga e gioia, c’è poi la pressione del blasone che il marchio di Schiranna porta nel suo DNA. Ma Filippo Bassoli, candidamente “friendly” scioglie il ghiaccio e ci porta subito per un tour fra gli stabilimenti.

Partenza in modalità dirompente: una stanza dei balocchi con stipate in perfetto ordine trecentocinquanta moto nuove e luccicanti. Fra le linee di produzione qualche motore scalda l’atmosfera al banco prova, magnifico. Uno stabilimento spettacolare, quello di una fabbrica reale di veicoli premium, veri e propri gioielli su due ruote. 

Ma chi è la persona che abbiamo di fronte?

Filippo Bassoli nasce a Milano, circondato in famiglia da avvocati, e il suo destino, un po’ per convenienza un po’ per comodità, s’incanala verso gli studi in giurisprudenza. Ma fin da piccolo il polso destro di Filippo trova il vizio di slogarsi su stradine e sentieri di campagna, fra i monti intorno a Parma.

L’accordo di non-belligeranza con la famiglia fu quello di evitare l’acquisto di una moto da strada, mettendo però sul piatto opposto della bilancia le scorribande tollerate in campagna. È lì che il “tassello” inizia a mordere, a scavare nel cuore del giovane pilota.

Ben presto la giurisprudenza si rivela un ambito stretto per l’indole di un ragazzo innamorato di design, architettura ed estetica. Da queste basi nasce la storia imprenditoriale: l’interesse e l’intuito che fanno bruciare a Filippo le tappe della blogosfera in tempi non sospetti, con il risultato della creazione di Blogo, dove sfoga la propria passione a benzina nelle rubriche auto e moto.

Grazie al successo editoriale e una solida nomea nell’ambiente, il passo è breve verso collaborazioni nel settore auto-moto. Fino a Deus, la cui a storia è molto ben conosciuta.

Dalla partenza su una strada “sbagliata”, Filippo Bassoli è riuscito a trasformare la passione in lavoro, un lavoro di successo.

Chiariamo subito una cosa a proposito di Filippo Bassoli

È bravo, lungimirante, trova le condizioni per assumersi certi rischi e determinate scelte, si avvale di collaboratori di valore, ma la sua vita non è stata una passeggiata di salute. La giornata di lavoro non ha confini, per Filippo Bassoli non c’è nessun mouse o chiave inglese che alle 17,00 produca un tonfo cadendo a terra…

Perché gestire una realtà come Deus, con sedi in tutto il mondo nei fusi orari più disparati, amministrare un flusso d’informazione che arriva fino a 600 email giorno, nasconde una vittoria fatta di sacrifici e convinzione, dove non esistono scorciatoie.

Ma quali ragioni portano Filippo Bassoli in MV?

Sostanzialmente sono due: la prima è ovvia, lo vogliono! È Sardarov, patron di MV Agusta, a sceglierlo come direttore marketing cogliendone le qualità del successo imprenditoriale di Deus, la capacità di creare aggregazione e fare community.

La seconda condizione, richiesta e ottenuta, è quella di essere libero di scegliere, di inventare, di intervenire sulle scelte aziendali, spesso difficilmente lasciate nelle mani di un direttore marketing. 

Per Filippo Bassoli è un’occasione da prendere al volo, anche se molto umilmente dubita di essere all’altezza. Ma il dubbio non produce negatività, anzi diventa il motore che spinge a migliorarsi, dare di più. Inizia così la sua prima esperienza da dipendente in MV Agusta. 

Ma venendo al sodo, cosa ci aspetta per il prossimo futuro MV?

Le premesse sono molto promettenti: si parla di un’azienda “a porte aperte”, dove saranno all’ordine del giorno gli eventi e gli incontri musicali, con il prato antistante l’ampio piazzale dell’ex-hangar degli idrovolanti gremito di persone con un cocktail in mano.

In questo, lo “chef” Filippo Bassoli ha esperienza e capacità nel valorizzare gli elementi e creare una community intorno a un’idea, a un’icona. Si ritorna al concetto di ‘inclusività’, un must del credo di Filippo, secondo il quale “inclusività è esclusività” valgono tanto per la soddisfazione dei customer.

Immaginate la gratificazione per un appassionato del marchio, da proprietario di una MV o solo come uno che se la sogna, vivere serate dentro lo stabilimento. E sentirsi parte di un team esclusivo, provando esperienze di solito relegate alle foto su Instagram. 

Altre anteprime nell’aria

Riguardano l’ulteriore avvicinamento di MV al mondo dei giovani. Già a listino ci sono la F3 675 e la Brutale 800 depotenziate a 35kw per la guida con patente A2, ma è già prevista una riduzione di cilindrata. E poi c’è tutto l’interessante filone della mobilità sostenibile, come le bici a pedalata assistita: anche in questo campo, MV Agusta a breve proporrà svariate sorprese!

Se volete mettere gli occhi nel mondo MV, c’è da scaricare l’app MV-Ride. Consente non solo di gestire ogni regolazione elettronica della moto in base al vostro umore motociclistico giornaliero, permette inoltre di memorizzare il setting, ottenere le statistiche delle prestazioni, navigare e pianificare itinerari e molto altro, un’app davvero interessante anche per chi non possiede una due ruote “Made in Varese”.

Se partite dall’app, siete già a buon punto. Vi basterà soltanto aggiungere una Superveloce, per essere padroni del mondo!

Le tre domande a Filippo Bassoli

Moto preferita del tuo garage?

«Negli anni e nei periodi della mia vita ho cambiato gusti: comunque mi piacciono sempre molto la BMW Derrik ex-polizia tedesca, preparata con Deus anni orsono, e soprattutto l’Honda Super Cub, un pezzo fatto sempre con Deus, unico, e per il quale ci chiedono ripetutamente delle repliche».

Una moto che (ancora) non hai?

«Nessun dubbio: la Honda CR500 dell’89 o del ‘90, anni dove era decisamente avanti a tutti».

Ci riveli un tuo segreto? 

«Non ho mai desiderato una moto carenata, supersportiva: poi con la Superveloce è nata una nuova categoria, che coniuga eleganza e sportività, con un tocco retrò/modern-classic molto vicino al mio gusto. Ad EICMA, il mio commento è stato: Pornografica! E adesso….ce l’ho in garage!». 

Tutto merito dell’appeal di MV Agusta, senza dubbio alcuno.

Alessandro Mattiello

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Stefano Notorgiacomo e le marmitte nel salotto

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Stefano Notorgiacomo

Le collezioni di Stefano Notorgiacomo partendo da pezzi di moto e auto storiche, che diventano opere uniche per  impreziosire gli interni delle case di tutto il mondo

Stefano Notargiacomo trasforma l’arte partenda da lampade, complementi d’arredo per l’interior, per un made in Italy contaminato, artigianale, di lusso.

Sotto le mani di Stefano Notargiacomo, creativo romano, lo specchietto di una Ferrari Testarossa e il pedale di una Ferrari 360 diventano una lampada da tavolo con l’aggiunta di una base in travertino. Oppure un carburatore originale di una Vespa degli anni Sessanta è il punto di partenza per un’altra opera d’illuminazione a metà tra arte e design. E ancora, il flessibile di una marmitta fa da stelo a una lampada raffinata.

Tutte creazioni che conservano il rimando al mondo dei motori e dello stile industriale di marchi prestigiosi. «Ogni opera nasce da un pezzo d’auto o di un motociclo, non importa se nobile o meno – spiega Stefano – e su quel pezzo viene modellata. Trovo i ricambi nei mercati specializzati oppure online. Spesso sono gli stessi collezionisti a fornirmeli, per vedere che cosa può venir fuori da un pedale, da un carburatore, da uno specchietto».


Stefano Notorgiacomo assembla ogni parte con un lavoro di alta precisione, per il quale si avvale anche delle mani sapienti dei migliori artigiani romani. I pezzi mantengono le caratteristiche originali e originarie, inclusi i segni del tempo che rappresentano un valore aggiunto.

Successo internazionale

Con le sue opere, Stefano Notorgiacomo è presente con successo da anni in alcune tra le principali rassegne di settore nel mondo. Ha partecipato alla collettiva d’arte contemporanea “Evolution in Modern Art”, al Cultuur Centrum de Warf in Belgio nel 2016, al Fuorisalone di Milano e all’International Design Festival di Berlino nello stesso anno.

Sue opere sono pubblicate su riviste internazionali di settore auto e interior design in Italia, Francia, Inghilterra, Corea, Spagna e Russia.

Per quanto riguarda le quotazioni, il prezzo delle opere Vespa è di 700 euro e di 900 quella Harley-Davidson.

Per contatti:  www.stefanonotargiacomo.it

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