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Fuel People

A tu per tu con Adelio Lorenzin: MOTO ET FAMILIA

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Adelio Lorenzin

IL MONDO SPECIAL CORRE VELOCE E SPESSO, DAVANTI A TUTTI, C’È LUI, ADELIO LORENZIN, SORRISO CONTAGIOSO E “MANICO” PROVERBIALE. DALL’AGONISMO (NELL’ENDURO) ALLE COMPETIZIONI “STILOSE” E LEGGERE CHE ANIMANO IL CIRCUS

Nonno, padre e figlio, tutti e tre la stessa passione: quel segmento di cose poggiato su due ruote. La moto prima da professionista dell’enduro a mangiare polvere e poi le Special, quelle fatte in casa o meglio, in garage. “Delio”: quelle mani che si stringono, da sempre, al manubrio dopo lo slancio del pilota sulla punta del piede sinistro, con il corpo che diventa moto. Adelio Lorenzin, che sta in mezzo a questa sacra ‘familia’ di motociclisti, ma c’è da scommettere che la generazione andrà avanti.

È arrivato nella redazione di Fuel, capelli funky come il Vale di qualche anno fa, la t-shirt black “Off the Wall 1966” e il braccialetto: non te lo lascio dire, una chiave inglese d’acciaio arrotolata sul polso. Chi è lei? Bionda così sembra uscita dalla serie di Viking, è la madre del più piccolo: un anno e mezzo di vita e nelle foto-social il pannolone si stacca sul brecciato. Delio junior accende già da solo il Gorilla nel giardino. C’è da stare attenti. E gira la manopola del gas con il papà dietro che poi nasconde le chiavi delle moto.  Adelio -senior- faceva proprio uguale con il suo di papà.

Adelio, Cerchiamo di collocare la cosa di questa passione. É nata da bambino?

Anche io ho iniziato direttamente in fasce perché mio padre è un super motociclista, appena ho potuto ho trafficato con le moto tutti i giorni. Sono stato messo sopra le due ruote di papà a neanche un anno e andavamo in giro insieme. Poi alla fine me l’ha data…Prima moto la Malaguti Grizzly a marce, subito a nove anni, tirata contro il cancello di casa, dopo un minuto. Sei un grande…Sequestrata immediatamente il giorno di Natale…Con family act non DEFINITIVO immagino…? Poi da lì scorribande, un po’ alla volta mio papà mi ha insegnato. Bene. Perché è tuttora un buon endurista, anche se ha rallentato dopo una frattura a quattro costole in allenamento.

Neanche a chiederlo: hai vissuto una transizione dallo scooter alla moto o sei passato subito alle purosangue?

Mai avuto scooter in vita mia, sempre moto a marce, non ho neanche avuto un mono-marcia, subito il cambio e basta.

Adelio Lorenzin con Fuel Magazine

Adelio Lorenzin con Fuel Magazine #1

E poi?

A 14 anni ho cominciato a correre a livello regionale-nazionale nella categoria Cadetti, che esisteva ancora. Combattevamo assieme al figlio di Gritti, Mirco. Grandissimo. E tanti altri che adesso vanno più forte: come Thomas Oldrati che ora è al mondiale. E poi ho sempre corso, nel 2014 ho rallentato.

Perché?

Troppo lavoro, la domenica ero distrutto. Ero davvero cotto.

Classe ‘86, gessista di Cermenate, vero?

Sì. Io, purtroppo o per fortuna, lavoro da quando ho 15 anni, la mattina alle sette in cantiere.

Ci credo…Del mondo moto oltre l’agonismo, le emozioni della corsa, cosa ti ha colpito sotto al profilo estetico e dell’extension, le forme così create come quelle delle special?

Con mio padre abbiamo sempre trafficato in garage, penso non abbia mai avuto una moto stock, dai tempi delle Katana: cioè, è sempre stato così. Modificare tutto. E le prime moto che ho preso, ci ho messo le mani, le ho fatte io. Abbiamo preparato un XJR quando in Italia non si sapeva cosa fosse, siamo andati al Mugello a girare e quando siamo entrati dentro ci hanno detto: Ma dove volete andare con quella moto lì che non ha neanche la carene?

Sulla sicurezza, la paura più grande?

Soldi e paura mai avuti. Soldi e paura mai avuti.

Ti conosciamo come fuoristradista, ma non solo…

Mi piace girare anche in pista: ho preso una Speed del 2001 e l’ho modificata, tutto in casa ovviamente. A tutto tondo, fino ai Monkey vecchi per fare le impennate…

Adelio Lorenzin

Esatto. Ti piacciono comunque i mezzi singolari…

Sì, niente roba standard, adesso sono con una Yamaha R1 naked, con cui ogni tanto mi ritrovo a girare e mi sono preso anche una bandiera nera: dove andavo non mi fanno più entrare. Dicono che non si può sorpassare una-due persone fuori dalle curve su una ruota.

Che noia…

E comunque sono stato infilato nel mondo Scrambler, cafè racer, da un amico che mi ha chiesto una mano per fare una special.

E lo Swank Rally dell’esordio?

Un giorno prima dello Swank Rally, mi chiama Matteo Adreani (il patron di The Reunion, Ndr): Non riesco ad andare allo Swank, vai tu al mio posto! Bam. Ho trovato una CR 250. Non partiva, alle 2 del mattino è rinata, dentro al garage…Ho recuperato le vecchie cose di mio padre, stivali e completo.

Chi è oggi Adelio Lorenzin?

Dopo il primo Swank Rally, sono venuti tutti gli altri. Era un modo di interpretare la moto di cui avevo bisogno: perché io non avevo più voglia di correre. Da agonista, diciamo che ero arrivato dove mi ero prefissato di arrivare, poi c’è stato un ultimo giro in Sicilia e ho frantumato la clavicola. E da lì, anche dall’alto hanno detto: Forse è meglio che ci diamo una calmata. Lo Swank è più amichevole, più easy: mi ha cambiato un po’ tutto.

Soddisfazioni?

Eh! Le soddisfazioni me le sono prese quando un “pilotone” francese è venuto a stringermi la mano: Guidi troppo bene, ha detto. Lui guidava una 450 moderna, a Volandia, io guidavo una Cr 500 2 tempi.

Il CR, una delle moto più temute in assoluto…

È molto più difficile ed è sempre stato il mio sogno.

Adelio Lorenzin si butta, vince, è un mattatore di questo nostro mondo speciale. Dall’enduro in stile Swank al flat track, prima gara, prima vittoria. Aveva ragione Marco Belli, “Adelio, dammi retta, corri”.

Andrea G. Cammarata

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Giovanni Magni e le sue Moto d’Autore

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Giovanni Magni

Garbato, capace di tanta empatia, appassionato vero. Al timone dell’azienda di famiglia, ripercorriamo con Giovanni Magni una grande storia fatta di passione e persone, con uno sguardo sul passato e un occhio ben puntato sul futuro

Le moto, la storia, gli intrecci ben saldi con il motociclismo sportivo che strizza l’occhio al secolo scorso. È proprio nel passato che affondano le radici della Magni Motociclette. Oggi, al timone di questa storica realtà di Samarate, in provincia di Varese, c’è Giovanni, figlio di Arturo. Il padre che nel ‘77 fondava la ditta Magni, dopo un passato da meccanico nel reparto corse della Gilera (nel ‘47), prima di passare nella MV Agusta con il ruolo di Direttore Sportivo del Reparto Corse.

Magni Moto

Gli anni sono quelli del grande spolvero

In pista ci sono piloti del calibro di Agostini, Surtees, Hailwood e Ubbiali, e parliamo di 75 titoli mondiali per la Casa di Schiranna (la MV, appunto).
Nel ‘77, Arturo e figli cominciano a produrre pezzi speciali per le MV stradali. Lo fanno in proprio e i kit di trasformazione che loro stessi mettono a punto, tutti pensati per migliorare le performance delle moto varesine, in poco tempo acquisiscono notorietà.

Magni moto

Per Giovanni Magni Quella è la strada da seguire

E la ditta Magni si specializza; pensate che, ancora oggi, esegue restauri accuratissimi ed è in grado di realizzare repliche delle moto da competizione MV del passato. Bene, facciamo qualche passo in avanti, perché negli anni ‘80 i Magni realizzano la prima moto che sul serbatoio porta il loro marchio, la MH1.

Nascono così le moto Magni, tutte prodotte in piccola serie, artigianali ed esclusive, ambitissime dai collezionisti e dagli appassionati del “fuori serie”.

Moto Magni

Giovanni ce lo racconta mentre parliamo dell’ultima realizzazione griffata Magni Motociclette, la 750S Tributo, un tripudio di richiami nostalgici sotto il profilo estetico, con un “cuore” pulsante firmato MV Agusta, figlio dei tempi moderni.

Infatti nel corso degli anni, Magni ha realizzato moto con motori Honda, BMW, Moto Guzzi (memorabili, tra queste ultime, la “LeMans”, la “Classico 1000”, la “Arturo 1000”, la “Sfida” e la “Australia”), Suzuki e perfino BSA (con la R3, nel 2012).

Giovanni Magni

Eppure, come i veri amori, malgrado queste digressioni il legame più solido resta senz’altro quello con la Casa di Schiranna, una connessione che riaffiora nel 2013 con il modello Storia:

«Con quella moto abbiamo reinterpretato la MV Agusta più apprezzata e ricercata del passato, ossia la 750S – ci racconta Giovanni – e l’abbiamo fatto utilizzando come base una Brutale 1090. E poi c’è stata la Filo Rosso, dalla presentazione del prototipo nel 2014, alla gestazione e commercializzazione negli anni a seguire».

Magni

Bella, anzi bellissima

Come solo una moto da corsa italiana può essere: il suono dello scarico della Filo Rosso lo conoscono tutti perché Giovanni Magni, tra eventi, puntelli, cordoli e rievocazioni non è certo uno che si tira indietro.

Motociclista tra motociclisti, appassionato vero, ci parla di mercati, dei giapponesi che per le Magni vanno matti, di quelle moto che per lui sono come figli, spedite a facoltosi acquirenti appassionati del “bello“, concetto estetico applicato alle due ruote.

JGhislanzoni_MagniArtProject_Storia

E allo stesso modo, e con lo stesso garbato trasporto, finiamo a parlare di motori e di sospensioni e di come quella volta, proprio con la Filo Rosso, ci siamo divertiti sul passo del Mottarone. Ma questa è un’altra storia…

Per approfondire la storia, quella che vi abbiamo appena raccontato, visitate la pagina ufficiale: www.magni.it

Foto: Alex Olgiati

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A tu per tu con Giovanni Copioli presidente FMI

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Giovanni Copioli

Botta e risposta con Giovanni Copioli, presidente della Federazione Motociclistica Italiana: praticante endurista, punta a creare un moderno movimento di appassionati 

La Federazione Motociclistica Italiana ha un valore estremo per chi ama la motocicletta, la virtù principale è quella di rappresentare gli interessi che coinvolgono tutta la passione dei motociclisti che grazie alla Federazione, diretta da Giovanni Copioli, possono essere accompagnati in un percorso fin da giovani. Apprendimento, educazione e sicurezza stradale, agonismo associato alle varie specialità di motociclismo sportivo, moto-turismo e moto d’epoca, sono tutti nel paradigma della mission FMI. Per saperne di più su quanto e come inizierà il 2020 in questa Federazione operosa in ogni regione d’Italia, abbiamo intervistato Giovanni Copioli, presidente FMI, avvocato romagnolo di origini e soprattutto pilota fuori-stradista.  

Giovanni Copioli fuoristrada in moto

Presidente praticante: Giovanni Copioli ama il fuoristrada.

Giovanni Copioli, lei è un pilota fuoristradista di origini riccionesi: quali sono le avventure off-road più belle che ricorda?

La partecipazione e la vittoria al Rally dell’Umbria di alcuni anni fa. Un’esperienza che mi ha fatto amare ancor di più la specialità e che ha rafforzato lo spirito di squadra e l’amicizia con gli allora miei compagni di team.

Giovanni Copioli

Ha mai corso nella spiaggia della sua bella Riccione e cosa consiglierebbe a un beginner dell’offroad?

Purtroppo a Riccione non si è mai organizzato questo tipo di gare. Se ne svolgevano invece altre, come la Mototemporada. Erano i tempi dei circuiti cittadini e io, giovanissimo, andavo ad ammirare Agostini e Pasolini sulle strade della mia città. Certamente hanno contribuito non poco ad alimentare la mia passione per le moto. 

A un debuttante di qualsiasi età consiglio di avvicinarsi al nostro sport per divertirsi, senza voler ottenere subito risultati a tutti i costi. Una raccomandazione che, nel caso dei giovanissimi, vale soprattutto per le loro famiglie. In Italia vi sono scuole di motociclismo e istruttori FMI grazie ai quali è possibile migliorare la propria tecnica di guida, affrontando così percorsi e tracciati con maggiore consapevolezza e, di conseguenza, maggiore divertimento. 

Giovanni Copioli

Abbiamo visto che FMI è coinvolta con il Campionato Italiano Aprilia Sport Production per riportare in pista i giovanissimi: cos’altro riserva la Federazione per i motocilisti in erba nel terzo decennio del duemila?

Con Aprilia abbiamo annunciato questa nuova iniziativa con grande entusiasmo e siamo sicuri che avrà largo seguito. I progetti rivolti alle nuove leve sono davvero numerosi e spaziano dalla velocità al fuoristrada. Ogni campionato giovanile è impostato con l’obiettivo di far crescere i piloti sia dal punto di vista tecnico che umano. Un lavoro che coinvolge il Settore Tecnico, i Comitati di specialità e tutte le parti interessate, che predispongono calendari e regolamenti al fine di consentire ai giovani di imparare e, in molti casi, di emergere. Il progetto che unisce tutte le discipline è certamente quello dei Talenti Azzurri FMI: ne fanno parte quasi cento ragazzi delle discipline Enduro, Motocross, Trial, Motorally, Quad, Speedway, Flat Track e Velocità. L’obiettivo della Federazione è quello di accompagnare la crescita degli atleti mettendo a loro disposizione contenuti e metodologie di lavoro proposte dal Settore Tecnico Sportivo. Ciò avviene sia tramite l’organizzazione di appositi raduni collegiali, che attraverso il monitoraggio delle prestazioni sui campi di gara nazionali ed internazionali.

Recentemente ha incontrato Giacomo Agostini, 15 volte campione mondiale velocità: cosa vi siete detti, da fuoristradista a velocista?

In passato ho corso numerose competizioni offroad, ma la mia passione per il motociclismo è trasversale, riguarda le ruote tassellate e, allo stesso modo, quelle slick. Agostini ci ha onorato della sua presenza alle premiazioni dell’Elf CIV a Milano e ha voluto conoscere i giovani campioni italiani. Lo ringrazio ancora una volta per aver partecipato, regalando grandi emozioni a molti bambini che lo guardavano come un mito. Nell’occasione abbiamo ripercorso insieme la stagione appena conclusa e lui ha voluto informarsi sui ragazzi più promettenti. Inoltre, ha mostrato di credere nella attività della Federazione partecipando alla nostra campagna tesseramento 2020. Lo ringrazio ancora a nome di tutta la FMI.

È vero che per i tesserati FMI e per i loro familiari è possibile ottenere agevolazioni sull’assicurazione moto, auto e casa?

Assolutamente sì! Dopo il grande consenso della polizza riservata alle moto iscritte al nostro Registro Storico FMI, abbiamo continuato un costruttivo dialogo di lavoro con il broker Marsh per arrivare a questo significativo risultato. Una polizza conveniente per i nostri tesserati dedicata alle moto moderne! Un traguardo che sembrava impossibile, ma che grazie alla disponibilità e alla lungimiranza di Marsh e di UnipolSai, è stato finalmente raggiunto. Credo sia un ulteriore passo per un servizio senza precedenti per i nostri tesserati che potranno avere maggiori tutele per esprimere quotidianamente la nostra grande passione. Ringrazio l’AD di Marsh Italia, Marco Araldi, il Consiglio Federale, il Segretario Generale Rinaldelli e tutti quanti all’interno della FMI, hanno lavorato per questo grande obiettivo che rappresenta un successo. Inoltre i vantaggi della nuova polizza si estendono anche alle auto, alla casa ed ai familiari dei tesserati FMI. Insomma un vantaggio concreto.

Come ha vissuto la Federazione l’evento EICMA dello scorso anno?

A livello personale è un Salone che mi entusiasma. È il più importante al mondo, propone le ultime novità delle Case motociclistiche e allo stesso tempo gare e attività. Come FMI siamo stati protagonisti con la Campagna Tesseramento 2020 – che ha richiamato tanti appassionati al nostro stand – e numerose attività: dal mio incontro con Tesserati e Moto Club all’annuncio del Campionato Italiano FMI Aprilia Sport Production, dalle Premiazioni dei Campioni Motocross e del Moto Guzzi Fast Endurance al rinnovo della partnership con Total. Sono state giornate intense e di grande soddisfazione.

L’Italia si comporta bene anche all’estero, agli internazionali di Motocross: quali sono le aspettative in questa specialità?

È la serie pre-mondiale più importante, ideale per i piloti che vogliono prepararsi al meglio per il Campionato del Mondo. Ogni anno gli Internazionali sono molto attesi e regolarmente regalano spettacolo. A Riola Sardo, Ottobiano e Mantova è stato possibile ammirare le gesta dei grandi campioni, su tutti il nostro Tony Cairoli, ed in rapida successione: il 26 gennaio, il 2 e il 9 febbraio.  

Valentino Rossi

Giovanni Copioli in compagnia di Valentino Rossi, il miglior testimonial del motociclismo.

Lei ha presenziato all’apertura della Casa Marco Simoncelli: che emozioni si provano a ritrovarsi negli ambienti del grande Sic?

Il ricordo di Marco non si affievolisce mai. Prima che pilota di grande talento era un ragazzo generoso e umile, valori che ancora oggi riesce a trasmettere nonostante la sua prematura scomparsa. Partecipare agli eventi che lo ricordano è doveroso, anche perché si tratta di appuntamenti volti ad aiutare il prossimo attraverso la Fondazione che porta il suo nome. La Casa Marco Simoncelli, ad esempio, è una struttura costruita attraverso le donazioni e la raccolta che avviene durante gli eventi ed è dedicata al recupero e al soggiorno dei portatori di handicap. Il 14 e 15 marzo, poi, a Latina andrà in scena il Sic Supermoto Day. La FMI crede molto in questo progetto e lo supporta appieno essendo parte integrante dell’organizzazione.

moto

I Meeting in Pista FMI hanno riscosso un notevole successo: come giudica il movimento legato alle moto storiche?

L’Epoca Sport è un settore in grande fermento grazie alla passione dei partecipanti e al grande lavoro della FMI. 

È affascinante ammirare i modelli di un tempo scendere in pista, guidati da piloti che si divertono e hanno un grande spirito di sportività. 

Tutto nei Meeting FMI riporta alla passione di un tempo: le moto, il rumore dei motori, l’atmosfera del paddock. E anche la presenza dei giovani nei Meeting in pista! Un po’ a sorpresa, ci sono molti ragazzi appassionati di questa specialità per la quale si prospetta un futuro positivo.

Tony Cairoli

Un altro simbolo dell’Italia in moto: Copioli con Tony Cairoli, nove volte iridato nel cross.

L’ultima gara dei Meeting è stata la vintage Endurance a Misano: c’è qualcosa che bolle in pentola nella costa Adriatica, in termini di eventi, per la prossima bella stagione del motociclismo?

Come è noto la Romagna è la patria del “mutur” e in questa zona idee ed attività sono sempre in fermento.

Anche per questo abbiamo ulteriormente stretto la nostra partnership con il World Misano Circuit dove teniamo regolarmente i nostri collegiali di Velocità e collaboriamo con l’Academy di Valentino Rossi.  Al momento opportuno le novità verranno certo annunciate. 

E per quanto riguarda il Trofeo Guzzi e le gare di moto classiche?

Nel Trofeo Moto Guzzi l’intenzione è di allungare la durata delle gare portandole da 60 a 90 minuti con piccoli aggiustamenti al regolamento. Vorremo riuscire a disputare anche una gara in notturna. È stato un grande successo e quindi abbiamo intenzione di rafforzarlo. Stiamo invece riflettendo sull’Endurance italiano in base al numero dei partecipanti. Inoltre la Regolarità e il Motocross d’Epoca avranno un promoter dedicato, proprio per migliorare la qualità delle manifestazioni che già ricevono una grande partecipazione.

La Federazione è un organismo complesso:  quanto contano le diverse visioni, anche  politiche, al suo interno?  

Se con la parola politica intendiamo l’organizzazione dello sport motociclistico, allora rispondo che è un aspetto fondamentale della nostra attività.

A livello sportivo e istituzionale ogni giorno prendiamo decisioni con l’intento di migliorare tutto ciò che riguarda le due ruote a motore. E lo facciamo con un grande spirito di squadra.

Se con “politica” ci riferiamo invece al confronto tra fazioni, posso dire che è inesistente perché, ci tengo a ribadirlo, il Consiglio Federale è molto unito e continuiamo sulla strada di “governare il cambiamento” che era lo slogan della campagna che ha portato alla mia elezione tre anni fa.   

Qual è la regione con più tesserati all’interno dela FMI?

Sicuramente la Lombardia. Tutte le regioni però hanno un ruolo chiave nel motociclismo italiano e sarebbe impossibile fare a meno dell’apporto di una o più di queste.

Andrea G. Cammarata

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Lester e Paolo Dini di r101 e quella passione (non condivisa) per le due ruote

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Lester e Paolo Dini

A tu per tu con Lester e Paolo Dini, i due conduttori della trasmissione del mattino di r101. Uno motociclista l’altro no. Ma distinguerli non è facile, visto che le loro voci sono simili

Chi in auto, a casa o in qualunque altro posto abbia l’abitudine di ascoltare la radio al mattino presto non può non conoscerli, Paolo Dini e Lester sono specialisti di questa fascia oraria a cavallo dell’alba, che frequentano da tempo, prima tra le 7:00 e le 10:00 quando erano tra le voci del Fausto Terenzi a Radio Montecarlo, e dal 2014 dalle 6:00 alle 9:00 dagli studi di R101.

Professionalmente Lester e Paolo Dini sono diventati una coppia per caso, affiancati per tappare un buco che si era venuto a creare nel palinsesto, hanno da subito dimostrato di essere inseparabili.

Lester e Paolo Dini

Il perché va contro le normali regole dello spettacolo, che stabiliscono ruoli ben precisi e distinti, spesso prevedibili.

Al contrario Lester e Paolo Dini sono refrattari agli ordini di scuderia, tra i due non c’è uno che alza la palla – per usare una metafora della pallavolo – e uno che schiaccia.

«Il nostro è un continuo lavoro alla ricerca della battuta, senza mai cadere nel volgare. Ci passiamo continuamente la palla per avvicinarci alla porta (dal volley si passa al calcio) fino a quando iniziano i tentativi per andare in rete. Certo, non sempre si riesce al primo tentativo, a volte centriamo il palo, altre la traversa, qualche volta si finisce in calcio d’angolo, ma dopo tanti anni possiamo dire il risultato è sempre garantito». 

Un metodo di lavoro che è la naturale conseguenza di una cultura generale di pari livello, e perfino di voci incredibilmente simili tra loro. Una caratteristica che non può essere certo definita un vantaggio nel mondo dello spettacolo, nel quale il pubblico fatica a distinguere i protagonisti.

Se una volta tutti erano in grado di riconoscere chi fosse Franco Franchi e chi Ciccio Ingrassia, oppure Cochi e Renato, oggi quanti possono scommettere con certezza chi sia Ficarra e chi Picone, o ancora Ale e Franz?

«Vero, la radio complica tutto, ma per noi non è assolutamente un problema, al contrario potremmo dire che la cosa ci fornisce un alibi, per impedire che gli ascoltatori possano identificare chi ha detto la sciocchezza più grande della giornata». 

Almeno in queste pagine, però, qualche indicazione in più per riconoscerli possiamo fornirla.

Lester e Paolo Dini

Innanzitutto Lester è il vero motociclista.

Dietro il nickname si nasconde, ma nemmeno troppo Alberto Capozzella. Approdato alle due ruote nel non lontano 2010, ha bruciato le tappe e macinato chilometri guadagnandosi sul campo di gradi di motard.

Paolo Dini (che per la cronaca è quello con gli occhiali e giura che questo non sia uno pseudonimo) si limita a essere spettatore, a seguire le gare di Valentino Rossi senza avere nessuna intenzione di salire in moto con il socio.

Lester e Paolo Dini

Le preferenze in tema di motori non sono le sole a separare Lester e Paolo Dini

Le divergenze più accentuate sono alla voce musica, un elemento non certo secondario per chi alterna i propri interventi con le canzoni. Se Paolo ama il rock classico, Lester è sempre un gradino più sopra. Con gusti sempre più talebani, dopo la conversione all’Heavy metal avvenuta un anno dopo l’acquisto di una Kawasaki Versys. Sarà un caso?  

«In realtà per me sta diventando sempre più difficile essere impegnato in un contenitore che non trasmette i suoni che prediligo. Al punto che ho elaborato una mia personale teoria che sembra funzionare e presto potrebbe apparire su una rivista scientifica. Io sono in grado di capire, solo ascoltando le prime note, se un motivo avrà successo. Se non mi piace, sicuramente lo avrà».

Per entrambi la sveglia suona da anni molto presto. Per Paolo Dini, che arriva ogni giorno dalla provincia di Cremona inizia a farsi sentire alle 4.45, ma di solito quello che tiene buono è il terzo richiamo.

«Forse anche per questo motivo non sono attratto dalle moto. Tutti i giorni mi sparo 60 km su una tra le strade meno sicure d’Italia (la Paullese). E per almeno sei mesi l’anno la percorro al buio; so già che non mi divertirei».

E il motociclista della banda (la Banda di 101 è il titolo della trasmissione di successo che i due conducono insieme a Chiara Tortorella, Riccardo Russo, Leonardo Fiaschi e Cristiano Militello) che aspetto preferisce delle due ruote, l’essere o l’apparire?

«Sicuramente il primo dei due, nel senso che apprezzo lo spirito originale on the road che una moto sa regalare. Odio le autostrade, mi piacciono le strade di montagna, ma ho scoperto che la mia dimensione ideale la trovo sulle colline. La Toscana, le Langhe, ma anche la Lombardia offrono alcuni tra i miei itinerari preferiti. Tuttavia sono certo che potrei trovarne molti altri anche più a sud, molto più a sud, dove usare la moto è un piacere tutto l’anno. Ho anche scoperto che non sono un motociclista da raduni o da scampagnate in compagnia. Mi sento un lupo solitario, e sinceramente la cosa non mi dispiace più di tanto».

sidecar

Per Fuel hanno accettato di farsi riprendere mentre giocano con una Vespa 150 del 1959. E con un sidecar, veicolo che più di qualunque altro rappresenta il mezzo di trasporto ideale per chi lavora in coppia, con ruoli completamente intercambiabili.

L’affiatamento tra loro è totale. Lo è stato dal primo momento, ma con il tempo hanno dimostrato di sapersi adattare alla perfezione anche in caso di innesti di terze persone. 

«Quando è successo la prima volta, con Alfonso Signorini, temevamo che la cosa non potesse funzionare. Invece abbiamo avuto la fortuna di trovare rapidamente la formula ideale. E le cose sono andate ancora meglio in tempi più recenti. Con l’inserimento di Cristiano Militello, che non ha una voce simile alla nostra, ma in fatto di umorismo siamo perfettamente affiatati e allineati».

Per stessa ammissione di Lester e Paolo Dini il loro lavoro quotidiano coincide con la loro più grande passione. Che è quella di raccontare stupidaggini inventate al volo partendo dal titolo di un giornale. E la cosa riesce davvero bene. 

Valerio Boni

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