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75 Anni per Spiegare che MV Agusta è Davvero “Un’Altra Cosa”

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MV Agusta

I 75 anni di MV Agusta sono l’occasione per celebrare il mito della velocità e l’arte motociclistica premium della Casa di Schiranna. Motori che da una storia di cielo scendono in strada, portando una bellezza sopraffina e il brivido delle corse

Oggi più di prima l’arte motociclistica ha un nome e un cognome: si chiama MV Agusta. Eccellenza “tutta italiana” (o quasi) del mondo a due ruote, avrebbe dovuto celebrare il suo 75esimo anno di attività con un evento speciale, in programma a Varese nel weekend del 20 e 21 giugno (da verificare causa emergenza sanitaria).

In tre quarti di secolo gli avvenimenti, le conquiste e le novità di questo marchio divenuto iconico con le vittorie di Giacomo Agostini in sella alla MV 350, sono molteplici e sempre caratterizzate dalla voglia di vincere. Perché, come dicono nei corridoi della Casa di Schiranna: «MV è un’altra cosa: MV Agusta è passione».

MV Agusta

Storia di un secolo

In realtà, il nome Agusta rimanda più indietro, addirittura al primo Novecento. Dalle parti di Palermo, con la passione del mito di Icaro c’è un nobile capostipite, Giovanni Agusta, nato parmense e divenuto pioniere dell’aviazione durante l’Italia regia. Fondatore, poi, di quella società di costruzioni aeronautiche che circa un secolo più tardi si fonderà con la Westland Helicopter, dando vita all’Agustawestland.

C’è voglia di volare in casa Agusta, ma saranno i figli del discusso marchese, il primogenito Domenico, poi Vincenzo e il più giovane Corrado, a tenere il timone e segnare l’inizio della dinastia del lusso a due ruote a nome MV Agusta.

Nel ‘45, il conflitto mondiale è perso e per gli Agusta il modello di business deve convertirsi dai veicoli bellici a qualcosa di più “civile”. Leggende parlano di un primo modello chiamato Vespa – negli anni Quaranta – nome poi cambiato perché quello dell’insetto era “già stato preso”. Il primo venuto degli Agusta, un 98 cc, perciò finì per chiamarsi semplicemente MV 98.

MV Agusta

Giacomo Agostini

Nel Dopoguerra inizia una sorta di periodo “cafe racer-industriale”

MV Agusta converte i modelli da corsa, trasformandoli in moto stradali di pubblica utilità. In fiera a Milano, nel 1947, compare una due ruote di lusso, la MV 98 a tre marce, e poi c’è la Zefiro con il suo motore 125 a due tempi. Domenico Agusta sa scegliere bene gli Ambassador che lo rappresentano in pista: spiccano nomi del calibro di Franco Bertoni, Arcisio Artesiani, Carlo Ubbiali.

Nomi arcaici, nickname proverbiali: Carlo era soprannominato “il cinese volante”, ma “Ago” rimarrà nella storia più di tutti. Per lui, all’anagrafe Giacomo Agostini, ci saranno tredici titoli mondiali, diciotto campionati italiani, dieci Tourist Trophy e tantissima gloria condivisa con gli Agusta.

Mike Hailwood

Mike Hailwood

Negli anni Sessanta vede la luce la robusta 750 S America, prima a toccare i 220 km/h. Ma arrivano anche i drammi: nel 1971, Domenico Agusta scompare dalla scena milanese e a raccogliere il testimone c’è il fratello Corrado.

Per MV sono anni prevalentemente votati alle rivisitazioni delle moto da pista, mentre la produzione delle stradali si blocca in via definitiva nel 1974. Le catene di produzione restano silenti, ma è vero che un brand mitico come MV Agusta non può scomparire.

Carlo Ubbiali

Carlo Ubbiali

Perciò nel 1991, guidata dai fratelli Castiglioni, subentra in MV la Cagiva Motor che in seno aveva altri tre marchi prestigiosi: Ducati, Husqvarna e Moto Morini. Anche qui ritorna in gioco l’aeronautica, perché a sua volta Cagiva nasceva da AMF Aermacchi: il nesso terra-cielo rimane.

Nel 1997, sull’asfalto trova equilibrio “la moto più bella di sempre”, la gloriosa MV Agusta F4 Senna, grazie soprattutto alle intuizioni di Massimo Tamburini, che nel suo patrimonio genetico aveva già le Bimota e la meccanica della Ducati 916. E sua sarà anche l’intuizione della naked MV Agusta Brutale.

Timur Sardarov

Timur Sardarov

Nel 2019, la tradizione terra-cielo si ripete e sembra proprio che l’aeronautica non voglia lasciare MV Augusta, con l’acquisizione al 100% da parte della famiglia di petrolieri russi Sardarov che hanno operato tramite la società Black Ocean nel settore dell’aviazione privata.

Timur Sardarov, CEO di MV Agusta Motor S.p.A., in occasione del 75esimo anniversario della Casa ha dichiarato:

«Essere a capo di MV Agusta in questo momento storico mi dà grande emozione ma al tempo stesso rappresenta una sfida. Lo considero un privilegio e allo stesso tempo una grande responsabilità. Guardando alla storia dell’azienda, so di sedere sulle spalle di un gigante: ciò mi conforta e mi ispira nel continuare a far crescere l’azienda, a esplorare nuove frontiere e proporre inediti, incredibili modelli, lanciando al tempo stesso tecnologie innovative, alla conquista di mercati dove non siamo mai stati prima».

MV Agusta

Conte Agusta e John Surtees

Futuro di MV Agusta

Il nuovo corso di MV Agusta punta ad aumentare le vendite fino a «25.000 unità nei prossimi cinque anni con oltre 20 nuovi modelli»; c’è in programma il lancio di una «gamma entry-level e cilindrate più piccole come la 350 cc per la conquista di nuovi mercati come l’asiatico», e c’è un accordo sul tavolo con Loncin, colosso cinese che produrrebbe e distribuirebbe questi modelli di gamma media, spiegano dalla Casa di Schiranna.

Attenzione rivolta anche al customer-care, per soddisfare al meglio i clienti con un «supporto solido e concreto». Dal 1993, fiore all’occhiello di MV Agusta è anche il Centro Ricerche Castiglioni (CRC), delocalizzato nella Repubblica di San Marino. Il CRC nasce con lo scopo di diventare il fulcro della Ricerca & Sviluppo di MV per la progettazione delle sue moto: impiega circa 40 persone ed è tutto dedicato alla ricerca di soluzioni sempre più tecnologiche e innovative per la creazione delle più avanzate motociclette sportive.

All’interno del celebre RVS (Reparto Veicoli Speciali) prendono forma le MV Agusta di squisita bellezza, spesso ambite da facoltosi clienti. E spicca una Dragster 800 RR per l’effetto dorato, dove negli specchietti sono incastonati cristalli Swarovski. MV Agusta è davvero “un’altra cosa”. 

Andrea G. Cammarata

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Ducati: su Hypermotard arriva la livrea “graffiti” e upgrade

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Hypermotard 950

Casa Ducati apporta importanti migliorie nell’elettronica della Hypermotard 950 che nella versione RVE ora si arricchisce della livrea “Graffiti”

La Hypermotard 950, fun-bike per eccellenza della gamma Ducati, progettata per garantire alto livello di divertimento e di controllo durante la guida. Fra le novità: nella versione RVE ha la speciale livrea “Graffiti”, ispirata all’Hypermotard 950 Concept presentata nel 2019 al Concorso d’Eleganza Villa d’Este.

Non solo grafica, ma anche upgrade dell’equipaggiamento di serie.

Il pacchetto elettronico si arricchisce del Ducati Quick Shift (DQS) Up and Down EVO, che si aggiunge alle componenti già presenti nella versione standard, ovvero l’ABS Cornering Bosch con funzione Slide by Brake (nel settaggio 1), il Ducati Traction Control (DTC) EVO e il Ducati Wheelie Control (DWC) EVO.

Spinta dal bicilindrico Testastretta 11° da 937 cc, che con i suoi 114 CV a 9.000 giri/minuto e una coppia di 9,8 kgm, di cui più dell’80 percento disponibili già a 3.000 giri. È l’ideale per offrire il massimo del divertimento sia nella guida sportiva in pista o sulle strade ricche di curve. Ma si comporta benissimo anche nella guida di tutti giorni sui tratti urbani, la RVE è già disponibile presso la rete commerciale Ducati.

Al vertice della gamma Hypermotard 950 si conferma la Hypermotard 950 SP con grafica racing e sospensioni Öhlins a corsa maggiorata, cerchi forgiati Marchesini e Ducati Quick Shift (DQS) Up and Down EVO.

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L’ASI compra (e salva) la collezione Morbidelli

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Morbidelli

L’ASI (Automotoclub Storico Italiano) ha rilevato 71 esemplari della preziosa Collezione Morbidelli

Scongiurando la dispersione di un patrimonio che rappresenta l’evoluzione della moto dalle origini agli anni ’50 del 1900, l’ASI ha rilevato decine di esemplari della Collezione Morbidelli. La maggior parte delle moto, infatti, era già stata affidata a Bonhams e portata in Inghilterra per essere venduta all’asta di Bicester. 

ASI è riuscita ad acquistare il nucleo originario della Collezione dopo l’intervento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Intervento provvidenziale che ha bloccato l’esportazione dei pezzi con più di 75 anni.

Anche il Comune di Pesaro ha avuto un ruolo fondamentale nella vicenda. Metterà infatti a disposizione una sede prestigiosa affinché la Collezione possa tornare a essere visitabile.

30 i marchi nella Collezione Morbidelli

Le moto salvate da ASI rappresentano 30 differenti marchi di tutto il mondo. La più datata è una rarissima Moto Rêve 275 del 1907. La più preziosa è senza dubbio la Benelli GP 4 250 Competizione del 1942: unico esemplare esistente al mondo progettato dalla Casa motociclistica pesarese, oggi valutato più di mezzo milione di euro. E sempre del territorio marchigiano, va citata la Benelli GP 175 utilizzata nel 1934 dal pilota iridato Dorino Serafini, di origini pesaresi come il campionissimo Valentino Rossi.

La lista delle motociclette acquisite da ASI è frutto della passione e della lungimiranza di Giancarlo Morbidelli, figura di spicco nel panorama motociclistico italiano. Morbidelli è scomparso lo scorso febbraio dopo una vita passata ad inseguire il suo sogno a due ruote.

Nato a Pesaro nel 1934, Morbidelli, genio della meccanica, brillante imprenditore, leggenda del motociclismo, negli anni 70 vince otto titoli mondiali nelle classi 125 e 250. Nel 2000 inaugurò il suo incredibile museo dedicato alla storia, all’evoluzione tecnica e alle competizioni motociclistiche.

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Fuel People

Il centenario (desmodromico) dell’Ingegner Fabio Taglioni

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Taglioni

“Padre” del sistema desmodromico e progettista di numerose moto rivoluzionarie, Taglioni ha collaborato con Ducati dal 1954 al 1984

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Taglioni, la Casa bolognese, Ducati, celebra la memoria dell’ingegnere romagnolo, autore di tanti progetti diventati di culto, primo tra tutti il sistema di distribuzione desmodromico, con cui Taglioni ha legato per sempre il proprio nome alla storia di successi della Casa di Borgo Panigale.

Entrato in Ducati come Direttore Tecnico nel 1954, dopo soli 40 giorni Taglioni crea il suo primo portento. Era la Gran Sport 100, nota anche come “Marianna”, capace di imporsi fin da subito nelle Gran Fondo italiane.

Taglioni ingegner

Taglioni e la 125 GP Desmo

La prima moto equipaggiata con il sistema desmodromico è la 125 GP Desmo, che vince un Gran Premio un mese dopo il debutto e si afferma come la 125 più veloce al mondo.

Dopo aver contribuito a rendere Ducati un marchio internazionale, Taglioni si dedica a preparare il ritorno di Ducati nelle gare, avvenuto nel 1971 con la 500 GP e nel 1972 con il debutto della 750 GT, prima bicilindrica di serie nella storia di Borgo Panigale, spinta da un motore longitudinale di 90°.

La 750 Imola (derivata di serie della GT) esordisce a tempo di record alla 200 miglia di Imola e di fronte a 85.000 spettatori realizza una delle più grandi imprese della storia del motociclismo, con Paul Smart e Bruno Spaggiari che tagliano il traguardo davanti a tutti.

Fino al termine della sua carriera Taglioni prosegue nell’innovazione e nella sperimentazione in ambito racing, mettendo la sua firma su progetti come la Pantah 500 e la 750 F1. Sul sito e sul canale YouTube di Ducati, la miniserie “Fabio Taglioni – A Life of Passion” racconta la storia dell’ingegnere romagnolo, corredata da immagini e video esclusivi.

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