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33esima Monferraglia l’Assalto a Oulx

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monferraglia

Smanettoni e customizzatori dei 50 cc da un po’ di tempo hanno una rappresentanza speciale: la Monferraglia, l’evento per vivere la passione dei Moped con goliardia e meccanica d’avanguardia…Domenica 26 luglio si riaccendono i motori a Oulx e si scaldano i ferri

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La sindrome di Peter Pan contagia chi mantiene uno stretto legame con gli anni della gioventù spensierata e quella goliardia che non si vuole perdere neanche da adulti.

E la Monferraglia acchiappa davvero tanti di questi patologici casi-speciali che in baffo a tutto il resto conformista continuano a divertirsi, e lo fanno alla grande sui Ciao, i Sì, i Bravo e tutte quelle cose lì su due ruote: monomarcia, rigorosamente ‘nutriti’ tramite miscela al 2%. Perché la Monferraglia riunisce i ‘grandi’ Peter Pan mettendoli a cavallo dei loro monopedali (Moped) modificati (ma in regola col Codice della Strada), in una manifestazione che poi si riassume in filosofia di vita (e qui ognuno ha la sua).

L’inedito percorso di Oulx

Oulx

È un’avventura che porterà il popolo della Monferraglia fino ai 3000 metri di quota della Punta Jafferau, meta agognata da tutti i motociclisti fuoristrada. Il tragitto è di 70 Km totali (solo) per chi arriva in vetta e torna pure indietro, per gli altri sarà più breve… Da prevedere quindi i 35 chilometri di salita molto morbida e il ritorno di altrettanti chilometri a ruota libera per il rientro a Oulx. Gli organizzatori spiegano che: “per chi non se la sentisse di andare in vetta a prendere il bollino ‘Stambecco Monferraglio 2020’ c’è la possibilità di taglio al bivio Ristoro intermedio a quota 2300 metri, con percorso limitato a 55 chilometri.” Partenza di domenica ore 10.00, fino al massimo le 10:30, tassativamente, perché poi le strade del Parco vengono richiuse. Si passa dalla celeberrima Galleria dei Saraceni – lunga un chilometro, completamente buia scavata nella roccia durante la grande guerra.

Oulx

Per prepararsi al meglio alla gara di Oulx la Redazione di Fuel ha passato un pomeriggio in Polini. Ovviamente anche i nostri fuellisti interni hanno rilasciato alcune dichiarazioni sui social: “Avevamo tre cilindri da rettificare e spianare erano tutti storti per le scaldate, il tecnico ci ha confermato che abbassare troppo lo squish si rischia tanto in cambio di poca potenza… Anche per la forza di ‘tiraggio’ delle viti della testa… Dicono di tirarle al minimo e poi, una volta caldo, dargli una serrata finale. Serrandole troppo a freddo si rischia solo di rovinare tutto quando il blocco si scalda al di sopra della temperatura di normale utilizzo…”

Programma Monferraglia a Oulx:

Partenza da OULX (TO) il 26 luglio alle ore 10.00 (fino alle ore 10.30 massimo, poi viene chiusa la strada a Savoulx)

Percorso di 68 Km (per chi fa il percorso completo fino alla vetta). 54 Km per chi taglia al bivio. Ultimi 10 Km su asfalto in piano

percorso monferraglia

QUI PUOI SCARICARE IL FILE GPX DEL PERCORSO

qui l’APP per Android   

qui APP per IPhone

Ristoro intermedio (acqua e biscotti) al bivio Vetta/Rientro al Km 28

Galleria dei Saraceni  1 Km sul percorso di Rientro completamente al buio, quindi si consigliano luci sul Ferro o pila al seguito

Pranzo all’Arrivo a Oulx presso tenso-struttura in zona Sotto Rocca (presentando il buono pasto in allegato)

Taglio del percorso al bivio Vetta/Rientro al km 28 a 2300 mt. Dal Bivio alla Vetta and/ rit sono 14 Km. (abbastanza facili)

A chi arriva in vetta sulla Punta Jafferau a 3000 mt verrà applicato sulla tabella il bollino adesivo “Stambecco 3.0”

ATTENZIONE il percorso dal bivio dei 2300 mt alla Vetta è a DOPPIO SENSO di marcia sulla stessa strada (14 Km tra andata e ritorno)

In caso di guasti all’andata, basta voltare il senso di marcia e si arriva in discesa fino a Savoulx. Sul ritorno, basta seguire il percorso e si arriva in discesa fino a Salbertrand. Da li potere farvi recuperare facilmente. Gli ultimi 10 Km di percorso da Salbertrand a Oulx  sono su asfalto in piano

╬  SOCCORSI CRI Oulx tel 0122-830606  o il 118 per i soccorsi in alta quota

SI RACCOMANDA UN ABBIGLIAMENTO STRATIFICATO e un impermeabile al seguito (in quota il meteo può variare nel giro di pochi minuti).

Per vincere il Trofeo Monferraglia SAMMER 2020 posta il tuo miglior scatto fotografico alla pagina: Instagram #monferragliasammer2020

Ma non è tutto, è confermata anche la 24H Le Hans:

“Ciao Baffuti, dopo la conferma della SAMMER-PEAK 3.0 di Oulx, arriva anche la conferma della 24 ORE di Le HANS. Il 29-30 Agosto a Chignolo PO (PV) avrete la possibilità di affiancare i Piloti del Campionato Nazionale Moped ACSI in una sfida epocale. Team da minimo 4 massimo 6 piloti su pista chiusa in terra, appositamente preparata per i nostri Ferri e illuminata a giorno. È sufficiente la sola Tessera Monfalive, che già utilizzate per le Classiche. Info sul gruppo FB 24 ore Moped di Le Hans e iscrizioni sul sito www.monferraglia.it entro il 16 Agosto. RED BULL sarà presente per dare una marcia in più a tutti i partecipanti. Stay Moped.” Così Alessandri Ansaldi sui Social.

Insomma l’avrete capito, il team di Fuel alla SAMMER-PEACK 3.0 di Oulx ci sarà. E stiamo selezionando gli ultimi due eroi che correranno con noi la 24 Ore LE HANS, inoltre grazie alla partnership con PINASCO, disporremo di motori che daranno del filo da torcere…. e la birra – analcolica – non mancherà.

 

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1000 Curve, possono bastare? L’evento “piegato”

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1000 Curve

Un evento che racchiude tanti eventi: Fuel ha partecipato alla prima edizione della 1000 Curve e vi raccontiamo come è andata

1000 Curve. Il nome evoca l’aspirazione di ogni motociclista, percorrere un percorso fatto di cambi continui tra destra e sinistra. Un “apri e chiudi” senza sosta, in un susseguirsi quasi infinito di curve.

È la ricetta che offre qualsiasi passo appenninico, ma la 1000 Curve fa la differenza. Lì sono riunite e miscelate insieme: competizione, turismo, cultura, enogastronomia e aggregazione, tutti ingredienti giusti per poter trascorrere un weekend particolare.

Ma come funziona la 1000 Curve?

La parte della competizione della 1000 Curve ha poche e semplici regole. L’unità di misura non è la velocità e nemmeno il tempo, non sono i chilometri percorsi, ma le curve affrontate.

In breve: più pieghe fai, più punti prendi.

All’iscrizione viene consegnato un road-book cartaceo, dove sono indicati il punto di partenza e quello di arrivo, insieme ai check-point di passaggio obbligato.

Il percorso per raggiungere i check-point di controllo è libero, ognuno può decidere e programmare come meglio crede la strada da percorrere. I punti curva si acquisiscono visitando i cookies, luoghi selezionati dall’organizzazione, che possono essere chioschi, cantine, punti d’interesse, monumenti, ecc.

Quando si arriva al cookies, viene timbrato il road-book cartaceo, e timbro dopo timbro si accumulano punti, si vedono cose, si mangia e si beve sempre in maniera responsabile, e ci si diverte percorrendo curve in moto rispettando il Codice della Strada. Insomma, una goduria motociclistica.

Se state pensando che vincere sia facile, visto che basta visitare più cookies di tutti e accumulare più curve per arrivare primi, siete in errore. Infatti i check-point aprono e chiudono ad orari precisi, e se correte troppo ed arrivate in anticipo è tutto inutile, mentre se siete golosi di curve e fate tardi rischiate di rimanere fuori.

Come è andata la prima edizione della Mille Curve

Adesso che conoscete le regole, possiamo raccontarvi come è andata questa prima edizione della 1000 Curve, che si è svolta nelle Marche, con partenza alle porte di Urbino e arrivo a Camerino.

La scelta di queste zone è stata dettata dalla conoscenza profonda del territorio dell’organizzatore, che percorrendo questi saliscendi ha avuto l’ispirazione.

L’Appennino umbro marchigiano è un contenitore infinito di curve, e le Marche sono terra di piloti e motori.

Famosa in tutto il mondo per via di Valentino Rossi e della sua VR 46 Accademy a Tavullia, centro internazionale per l’addestramento dei piloti. Le Marche hanno una grande tradizione motoristica con Benelli e per l’off road con la Tm Moto, mentre addirittura una legge regionale promuove

“Il sostegno e la valorizzazione della cultura e della tradizione motoristica della Regione Marche”

Tutte premesse per farne il luogo ideale per la prima edizione della 1000 Curve, che nonostante le difficoltà dovute all’emergenza Covid-19 è diventata realtà.

Preparativi

Il weekend inizia in un agriturismo con la punzonatura, come in una vera gara. Gli organizzatori controllano che la moto sia in regola con il Codice, vengono applicati i numeri, sull’ovale ci sono le tre caselle che i controllori spunteranno durante i passaggi ai check-point, poi avviene la consegna del pacco gara, che contiene road-book, cartine e gadget.

Già dal contenuto del pacco-dono si capisce la filosofia dell’evento. Una birra artigianale e un posacenere, porta-cellulare e torcia LED, patch da giacca e blocchetto di carta con penna, insomma accessori giusti per ogni tipologia di motociclista.

Una volta terminata l’operazione di controllo, la moto entra nel parco chiuso e non può essere utilizzata fino alla partenza di domani.

Poi c’è il momento del relax, si fa conoscenza con gli altri partecipanti, ma tra una birra e una chiacchiera occorre anche guardare e programmare il tragitto di domani, scegliere i cookies con più curve.

Colpisce la tipologia di moto presenti

Alla 1000 Curve troviamo dalle moto sportive a quelle turistiche, dalle classiche alle custom. Un vero “melting-pot” di passione.

Mentre qualcuno studia le cartine, abbozza un percorso tra i cookies con più curve, anche noi ci mettiamo al lavoro per il da farsi l’indomani mattina.

La partenza è alle 9, puntuali, ma ben prima dell’apertura del parco chiuso già si vede la fila. I motociclisti sono impazienti di partire.

Quasi tutti puntano al primo cookies interessante, in Piazza Rinascimento ad Urbino, appositamente aperta per i partecipanti alla 1000 Curve, occasione privilegiata per percorrere le vie del centro storico, in un contesto stupendo.

Da qui in poi ognuno prende la sua direzione, in funzione della strategia di gara, spinto dalla golosità o degli interessi stradali. Ci si rivede tutti al primo check-point, sul Monte Nerone, nei pressi del rifugio, dopo aver percorso tantissime curve.

Check-Point (secondo)

Il secondo check-point è alle pendici del Monte Catria, presso il Monastero di Fonte Avellana, dove intorno alla fine del X secolo alcuni eremiti costruirono una piccola chiesa, che nel corso dei secoli diventerà l’attuale monastero. Un posto affascinante tutt’oggi utilizzato anche per attività non religiose, come corsi di erboristeria.

Il terzo check point è a Serradica di Fabriano, piccolo borgo di circa duecento anime, prima di puntare verso Piazza Cavour a Camerino.

Nei tre check-point si riassume lo spirito della 1000 Curve, con moto, storia e territorio, tra l’ospitalità incontrata lungo il tragitto ed i meravigliosi paesaggi passati davanti alla visiera.

In occasione di qualche rottura meccanica lungo il percorso, è venuta fuori la fratellanza motociclistica. Alcuni partecipanti si sono fermati a far compagnia al malcapitato in attesa del carro attrezzi, rimanendo fuori gara. Di fatto, hanno vinto moralmente.

Folta la partecipazione delle donne

Le ragazze hanno dato filo da torcere ai maschietti. Una volta sfilati i caschi all’arrivo abbiamo visto solo sorrisi, perché indipendentemente dalla posizione in classifica i partecipanti si sono davvero divertiti. 

Dopo la prima esperienza, gli organizzatori hanno ribadito la volontà di far diventare la 1000 Curve un appuntamento fisso, cambiando di volta in volta la location, ma restando nel centro Italia, e non modificando la formula, che tanto è piaciuta a tutti.

Per finire alcuni dati: i circa 50 partecipanti hanno percorso l’impressionante numero di 38.385 curve in circa sette ore. Vincitore assoluto è Vincenzo Naddeo su Ducati Multistrada 1200, mentre la prima classificata tra le donne è Flora Dimitriou su Honda NCX 750.

Testo di Alessandro Bacci

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Com’è stato il 39esimo Meeting Nazionale di Moto Inglesi

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Meeting Internazionale Moto Inglesi

La passione è più forte della paura del Covid. Tanti appassionati si sono riuniti al Meeting Nazionale di Moto Inglesi per la 39esima volta a Santa Marinella, sul mar Tirreno a nord della Capitale, sotto l’ egida del Heart’s Owners Motorcycle Club

Testo di Mauro Di Giovanni – Foto di Claudio Latini e Marco Tempio

Anche per il Meeting Nazionale di Moto Inglesi si pensava a un flop, un evento monco, azzoppato (come molti) dal Coronavirus. Un clima psicologico di paura e di terrore, quando non per qualcuno addirittura ai limiti della paranoia, con il quale siamo costretti a convivere dai primi giorni di marzo.

Pur conservando tutte le cautele previste dal distanziamento, pochi abbracci, niente baci e strette di mano quasi abolite, la forza di una passione tra le più tenaci e radicate del motociclismo, ha dato vita a un evento che non è esagerato definire memorabile.

La tre gironi del Meeting Nazionale di Moto Inglesi

In tre giorni, nel weekend centrale di settembre, con le massime istituzioni di Santa Marinella, dal sindaco Pietro Tidei a Maura Chegia, delegata a premiare i presenti, quasi un centinaio di motociclette classiche si sono riversate sul litorale che si affaccia sul bel Tirreno blu.

Secondo una tradizione che ha ripreso vita dopo la fine degli Anni 90, quando le municipalità erano coinvolte con il patrocinio diretto, nell’organizzazione degli eventi (Bracciano prima, poi Caprarola e Capodimonte), abbiamo assistito a una sarabanda di ruggiti a uno, due e tre cilindri.

E abbiamo assistito a una fantasmagorica carrellata di cromature e colori splendidi, pastello e metal flake, tutti a definire moto straordinarie, con più di cinquant’anni sul groppone. In alcuni casi c’erano moto come le Norton Dominator 500, con settant’anni di strada attraversata! Che alla faccia della loro fragilità, vera o presunta, hanno attraversato l’Italia e anche l’Europa. Chapeau.

Since 1982

Il XXXIX Meeting Internazionale di Moto Inglesi organizzato fin dall’ormai lontano 1982 sulle rive del Lago di Bracciano, ed ora gestito con grande professionalità dagli appassionati dell’Heart’s Owners Motorcycle Club, si è rivelato ancora una volta un raduno di motociclisti veri e coraggiosi, che hanno sfidato un caldo torrido per essere presenti.

Lì, a testimoniare tutto il loro sentimento a cavallo di moto storiche con le quali molti fra gli altri motociclisti non farebbero nemmeno il giro dell’isolato.

Pochissimi i furgoni, assenti i carrelli, le figurine e i soldatini di gesso a casa, gli altri, i “Possessori del Cuore”, hanno macinato chilometri, mettendoci la faccia

Il gruppo della East Branch guidato dalla Vincent Black Shadow di Giuseppe Briganti, proveniente da diverse regioni dell’Adriatico. Quelli di Formia con Di Nucci, Mario e Piero e tutti gli altri a raccogliere la passione dal Sud, i tedeschi, gli svizzeri. Poi da Torino, Alessandria, Bologna, Pordenone fino ai Romani e dintorni, quasi di casa.

I riconoscimenti del Meeting Nazionale di Moto Inglesi

  • Long Distance, a Jurgen Mantele arrivato fin da Stoccarda (!) con una Triumph Bonneville 750.
  • Oldest, a Lele di Legnano con la Norton Dominator 500 del 1951.
  • Besta Special a Marco Peruzzi, veneto, in sella da Marostica con una Triumph Trident Special del 1973.
  • Best Stock a Luca Camilotto, di Alessandria, arrivato guidando l’AJS A31 Hurricane del 1964.
  • Best Bunch agli amici di Formia.

Un ringraziamento a Riccardo Meloni e a Fabrizio Brutti per gli utili suggerimenti e a Daniele Padelletti, socio di “Santa”, che ci ha aiutato in loco. Come si è abituati a dire dalle parti dell’Urbe, ma non solo, «Qui le chiacchiere stanno a zero». Complimenti a tutti e arrivederci all’edizione del quarantesimo, nel 2021: ad majora.

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La Sardegna in moto non è solo mare

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Sardegna

Non è una provocazione, anche pensando alle spiagge d’argento e alle coste infinite. La Sardegna è una regione tutta da scoprire, viaggiando da un orizzonte all’altro e per farlo non c’è modo migliore che in sella a una moto, magari on-off road.

Un mondo da scoprire iniziando dalla natura selvaggia dell’entroterra, dove emergono forti le tradizioni e l’antica storia: uno dice “Sardegna” e pensa subito (e solo) al mare ma non è proprio così.

Anche se vi piace il costume e la crema solare da mettere nel bauletto o nello zaino, l’invito è quello di considerare altri percorsi nell’isola. E per esperienza diretta, dopo numerose visite motociclistiche in terra sarda, soprattutto nei percorsi fra coste e spiagge, è solo partecipando a un evento come il Sardegna Gran Tour 2020 (SGT) che ai miei occhi si è aperto un nuovo mondo.

La Sardegna per conformazione geografica dal livello del mare, in pochi chilometri, ti porta in montagna con strade perfettamente tenute e un asfalto perfetto, mentre sentieri spettacolari consentono agli amanti del fuoristrada di inerpicarsi alla scoperta del territorio più puro.

in Sardegna la distinzione asfalto-sterrato è significativa

Anche la formula dell’SGT prevede due percorsi distinti, ma il fatto che siano nel caso intercambiabili a seconda della voglia, del tempo o della stanchezza, oltre a essere un valore aggiunto, dimostra che qualunque sia la strada scelta, il piacere di guidare e i panorami rimangono ineguagliabili.

La nostra partecipazione è stata volutamente improntata sul fuoristrada, ma con divagazioni stradali per gustarsi al meglio il continuo saliscendi di curve che difficilmente troviamo così concentrate in altre regioni italiane.

Il mare rimane la base

Siamo partiti da Olbia con destinazione Arborea, ma per arrivarci abbiamo attraversato diagonalmente l’Isola incrociando Ala dei Sardi, Mamone, Mamoiada, Nuoro e poi giù fino a Tonara; poi abbiamo puntato verso Ovest, direzione Allai fino al Golfo di Oristano e Arborea, la base per il giorno successivo.

Si sale questa volta verso il Nord, sempre all’interno della Costa occidentale fino Gonnesa, per una sosta al complesso Nuragico di Seruci, uno dei tanti siti archeologici, visitando anche i resti di una delle miniere di cui era ricca la zona del Sulcis. Visite che rendono il viaggio in Sardegna anche un’esperienza culturale.

Il percorso a ritroso ci porta invece a costeggiare il mare, immancabile in una vacanza estiva: le coste e le spiagge di Piscinas e le sue dune di sabbia sono un piacere unico come lo è un tuffo nelle limpide acque.

Il ritorno ad Arborea mette in risalto l’agricoltura sviluppatasi in questa zona grazie alla bonifica: come nell’Agro Pontino, a sud di Roma, anche ad Arborea durante il Trentennio furono trasferite intere famiglie di veneti, precettati come forza lavoro, e le cui origini si conservano oggi nella discendenza diretta e nell’eco di termini euganei impiantati nel dialetto locale.

Proseguiamo verso Nord seguendo la Costa occidentale fino a Bosa

Qui parte la famosissima Strada Panoramica 105 che sale verso Alghero: un toboga di curve a inseguire la costa, che permette di scegliere tra la guida sportiva o il gusto di godersi gli scorci panoramici che appaiono a ogni curva.

Per il ritorno a Olbia tagliamo ancora all’interno, incontrando una campagna collinosa dai colori tenui, con il marrone chiaro della stagione estiva che fa da contrasto al cielo azzurro. 

Ci ha colpito, non è una novità, la disponibilità dei sardi, la loro accoglienza e la voglia di far conoscere le eccellenze locali, anche grazie all’intraprendenza di alcune amministrazioni che stanno investendo per presentare ai turisti l’aspetto culturale e gastronomico di cui la Sardegna è ricca. Consigliamo una visita al Convento Benedettino di Borutta (SS), con possibilità di pernottamento in clima monastico, e da vedere c’è anche la splendida Cattedrale di San Pietro di Sorres.

Emozioni incredibili le regala invece il fuoristrada in Sardegna

In Sardegna si guida immersi nella natura con i sentieri che attraversano silenziosi i pascoli sul terreno che muta come il panorama. Si raggiungono luoghi altrimenti negati, per godere di scenari mozzafiato.

Ci vuole però massima attenzione e rispetto delle zone che si attraversano e cura nella chiusura dei cancelli attraversati, soprattutto per evitare la fuga degli animali dai pascoli. Meglio sempre verificare prima quali sentieri sono aperti al traffico o affidarsi a organizzazioni, che provvedono al rilascio di permessi e concessioni.

Le strade sarde sono quasi sempre perfette con un asfalto che assicura molta tenuta; unica attenzione, la possibilità di incrociare del bestiame e animali selvatici, potenziale fonte di pericolo.

I percorsi in fuoristrada, tendenzialmente facili, sono molto variegati nella tipologia di terreno, dalla terra battuta alla pietraia passando alla sabbia fine vicino alla costa.

La Sardegna si può gustare anche senza concentrarsi solo sul mare… il costume mettetelo nei bagagli, certo, ma perché rinunciare a scoprire tutto l’incanto di una regione davvero unica? 

Testo e foto di Flavio Carato

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